NICOLA TERRACCIANO
15 marzo 2004
Alla Pro Loco di
Parete
LINEAMENTI DELLA STORIA
LUNGA DI PARETE
Parete e il suo piccolo attuale territorio (5,7 kmq, a differenza di
Giugliano, che ha 94,17 kmq) sono stati configurati così nei loro
confini a metà Settecento, quando fu istituito il catasto borbonico del
re Carlo III. Prima il suo territorio era promiscuo con quello aversano,
essendo Parete uno dei casali di Aversa, come è il caso ancora oggi, ad
esempio, di S. Castrese o di Lauro, casali del territorio unitario di Sessa
Aurunca.
Secondo le ricerche degli storici su Parete, Gaetano Corrado e Leopoldo
Santagata, il nostro paese è nato nella sua denominazione e nel suo
abitato dopo il Mille, quando, per la crescita della popolazione italiana ed
europea, furono colonizzate aree prima abbandonate al bosco. L’area giuglianese-paretana
era di proprietà, in molta parte, del
Monastero di S. Martino di Napoli e tra i primi colonizzatori ci furono
le famiglie Pezone e Verolla, che avevano la singolare caratteristica di essere
dipendenti da quel Monastero e non dal feudatario di Parete.
Le prime documentazioni scritte su Parete, come su altre vicine
località strettamente legate a Parete, come Casacella, Centora,
Ventignano, appartengono a metà Duecento, mentre per le epoche
precedenti si va avanti per supposizioni. Solo il ritrovamento nel territorio delle
tante tombe, sventuratamente saccheggiate e distrutte, di cui esiste una
piccola testimonianza presso il Museo Nazionale di Napoli, ci dà qualche
spiraglio sui secoli prima di Cristo. Quelle tombe si riferiscono ad una
popolazione pre-romana, quella degli Osci, che abitavano la pianura ed erano
pacifici agricoltori, che avevano come città di riferimento Atella. Trovandosi
poi il territorio di Parete sulla direttiva Cuma, città greca – Capua,
città etrusca, sannita, poi romana, esso fu sempre al centro di stimoli
di civiltà superiori e quindi dovette essere sempre abitato fino alla
fine dell’impero romano, quando la crisi demografica ed economica rese queste
terre per molti secoli bosco incolto e le eventuali abitazioni furono così
distrutte, tanto da non lasciare alcuna traccia. Ci saranno state anche sicuramente
grandi aziende agricole di proprietari, che abitavano o ad Atella, o a
Liternum, o a Capua, o a Cuma, o a Pozzuoli, o a Napoli, le uniche cittadine vicine
note nel mondo antico, con l’utilizzo della manodopera schiavista.
Con la fondazione di Aversa nel 1030 e la configurazione di Napoli capitale
nel periodo angioino, i centri di gravità furono la nuova città
normanna (e non più l’antica Atella) e la nuova capitale. Non a caso le
principali due strade di Parete sono state nei secoli Capo di Napoli e Capo di
Aversa. Parete prende il nome, secondo l’interpretazione più persuasiva
(ma altre possono essere cercate), dalla chiesetta di S.Pietro, non a caso
protettore del nostro paese, che si trovava dove oggi è la nostra
parrocchiale, con un gruppo di casette ad essa addossate.”Cella Sancti Petri ad
parietes”, si dice nei documenti, riportati da Corrado e da Santagata. In
latino ‘parietes’, oltre che con ‘pareti’, si traduce, in modo estensivo, anche
con ‘case’. Poiché c’erano tante altre chiesette sparse in campagna, ma isolate
o con pagliai vicini, per il ricovero e la dimora durante l’estate (la vita
paretana nei secoli ha avuto come fondamentale pendolo la casa in paese e il
pagliaio in campagna), come quella di S. Maria della Rotonda o quella di S. Maria
a Cubito, quella di S.Pietro si distingueva perché aveva abitazioni in pietra
attorno. Quindi la denominazione ‘Parete’ dovrebbe, potrebbe significare
storicamente ’le casette o le pareti caratteristiche addossate alla Chiesetta
di S.Pietro’. E S. Pietro, come si è detto, è stato e rimane il
protettore di Parete, a lui è intestata la Chiesa Parrocchiale e la sua
festa è perciò importante per il paese. Le prime notizie scritte
sulla Chiesa parrocchiale di Parete si hanno a partire dal Trecento.
Gli eventi che hanno segnato nei secoli successivi la micro-storia di
Parete sono stati il suo inserimento nel sistema feudale, divenendo di
proprietà soprattutto della Famiglia Caracciolo, che ha posseduto Parete
fino all’abolizione del regime feudale con Giuseppe Napoleone nel 1806, la
costruzione, quasi accanto alla Chiesa Parrocchiale di S. Pietro, della Torre-Castello,
che risale al Quattrocento, la traslazione a Parete nella seconda metà
del Cinquecento del quadro di S. Maria della Rotonda, che si trovava prima nella
chiesetta isolata di campagna, dalla pianta forse rotonda (dando così la
denominazione alla Madonna), con il consolidamento e l’accrescimento del culto
e della festa, la crescita lenta, ma continua, della popolazione paretana che,
dai 400/500 abitanti del Cinquecento, è giunta a 10.325 abitanti del censimento
2001, con una allargamento travolgente negli ultimi decenni del suo perimetro
abitato, rimasto quasi stabile per secoli, incentrato oltre che sui due assi
viari prima descritti (cioè Capo di Napoli e Capo di Aversa) su Piazza
Chiesa e Piazza dell’Olmo (l’attuale Piazza Berlinguer), Piazza Nova, Starza, Starzella,
nate queste ultime agli inizi del Settecento da una lottizzazione di aree di
proprietà del duca di Parete, di fronte ad un accresciuto aumento della
popolazione.
Altro evento importante è stato il passaggio della
proprietà della terra dagli enti ecclesiastici e dai signori di Aversa e
di Napoli ai massari, che hanno poi
governato a livello locale dal punto di vista sociale, culturale, religioso,
amministrativo, fino al secondo dopoguerra, quando vi è stato il
processo di democratizzazione, che ha portato man mano alla ribalta, a tutti i
livelli, nuovi soggetti sociali.
Le figure più importanti nella storia di Parete di rilievo non
solo locale sono stati il duca don Francesco Moles e Matteo Basile.
Don Francesco Moles, nato a Napoli, figlio di don Diego, presidente
della Real Camera e dell’unica figlia di Don Francesco Cacciuttolo da Procida,
anche lui presidente, fu avvocato dei poveri, giudice della Vicaria e
presidente anche lui della Real Camera. Comprò il feudo di Parete da don
Marico Caracciolo, principe della Torella, col titolo di duca, nel 1675 per
65.000 ducati, raggiunse alte cariche a Napoli, in Spagna, fu nominato gran
cancelliere a Milano, divenne ambasciatore a Venezia, nel Portogallo, in
Austria. La moglie di questo grande personaggio, Maria Ursino, dei conti di
Oppido e Pacentro, morì a Parete nel 1697 e fu sepolta a fianco
dell'altare maggiore della chiesa parrocchiale. Il figlio di don Francesco
Moles e di donna Maria Ursino, Giovanni Moles, che aveva sposato a Milano una
Trivulzio, morì a Parete nel 1717 e fu sepolto come la madre dall'altra
parte dell'altare maggiore.
Matteo Basile nacque a Parete il 3 novembre 1673, battezzato poi nella
Chiesa di S. Pietro dal parroco Carlo Dell’Aversana, col nome di Paolo (quello
di Matteo lo prese quando divenne frate francescano), fu ministro generale dei
frati minori francescani nel 1726, amico stimatissimo di papa Benedetto XIII, fu
nominato arcivescovo di Palermo nel 1730, dove incoronò nel 1735 il re
Carlo III di Borbone. Morì nel 1736 e fu sepolto nella cattedrale di
Palermo.
Tra le famiglie che hanno profondamente inciso nella micro-storia di
Parete non possono essere omesse, per spirito di verità storica, quella
dei Cecaro e quella dei Sabatino-Falco, la prima per essere stata e rimasta per
due secoli la principale proprietaria di terreni, fornendo anche professionisti
e sacerdoti, come avveniva in tutti i paesi del Sud, la seconda anche per le
iniziative e le realizzazioni religiose, scolastiche, che hanno dotato il paese
di strutture ancora operanti.
La storia lunga di Parete evidenzia soprattutto un popolo di contadini
e braccianti faticatori e ingegnosi, che hanno trasformato un’area straordinariamente
fertile, perché di origine vulcanica, in tanti
giardini, con un lavoro, una cura quotidiana dura e tenace, ai quali hanno
partecipato in primo piano, direttamente, anche le straordinarie donne
paretane, con l’aiuto millenario, è doveroso ricordarlo, dei compagni
animali (ora sostituiti dai trattori), buoi, cavalli e soprattutto le ‘somarre’,
le asinelle pazienti e preziose, producendo accanto al grano e al vino asprino
(con le caratteristiche viti alte, distese e allungate, tra pioppi e pioppi),
che hanno sfamato e dissetato per secoli Aversa e Napoli, noci e fagioli,
granturco e ciliegie, mele annurche e prugne, canapa e piselli, ora le fragole
(all’aperto o nelle serre), note in tante parti d’Italia, producendo tanta
ricchezza per gli altri e spesso poca per se stessi.
La centralità, la solennità della Festa della Madonna
della Rotonda nella vita collettiva di Parete, che si celebra agli inizi della
primavera, rivelano il suo profondo, segreto legame con l’egemone
attività contadina, in cui si esprime l’energia storica paretana. Ella
è la garante della fecondità perenne della terra, della fioritura
e del buon raccolto, oltre che della sopravvivenza nell’oltretomba, con la sua
eternità nel legame col Figlio-Dio Gesù, non a caso presente
nell’icona. La festa in suo onore deve mobilitare e coinvolgere tutto il paese,
dai piccoli ai grandi, dagli uomini alle donne, deve riuscire sempre al
massimo, affinché Ella, soddisfatta e materna, mantenga la sua protezione su
tutto il territorio e su tutta la popolazione paretana, garantendo buon
raccolto e aiuto nelle difficoltà in terra , salvezza in cielo.