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Successo di pubblico e di memoria civile al Convegno su Ferruccio Parri a Roma del giorno 11 ottobre. Una cronaca

13 ottobre 2007.
Si é tenuto con successo di pubblico e di memoria giovedì 11 ottobre 2007 il convegno ’Ferruccio Parri: la coscienza della democrazia’, di cui avevamo dato annunzio in questo sito, organizzato dalla Fiap e dall’Anpi nella sala della bella e moderna Casa della Memoria e della Storia (benemerita istituzione del Comune di Roma nel cuore di Trastevere, che dà ospitalità a molteplici associazioni storiche e resistenziali e ne è divenuta archivio e biblioteca), con persone in piedi.

Sedevano in prima fila il figlio di Ferruccio Parri, avv. Giorgio, con la Signora, il già Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, il sen. Giuliano Vassalli. Erano presenti in sala tra gli altri l’ing. Guido Albertelli, figlio del Martire delle Fosse Ardeatine Pilo, presidente del benemerito circolo romano di Giustizia e Libertà, Laura Calogero, figlia di Guido Calogero, Cetta Cifarelli, partigiani e docenti come il prof. Iacchia (anche partigiano), il prof. Claudio Pavone, il prof. Gennaro Sasso.

(E’ stata presente anche la benemerita Radio Radicale ed il convegno, in forma anche video, è visionabile sul sito.)

Ha introdotto Massimo Rendina, presidente dell’Anpi della provincia di Roma, che ha ringraziato anzitutto gli illustri presenti, ed ha fatto notare l’occasione preziosa di ricordare con Parri quella stagione straordinaria della Resistenza, che univa i partigiani di diversa estrazione, per spirito patriottico, stando uniti, a differenza di altre Resistenze, che ebbero esiti anche tragici, come in Grecia, in Iugoslavia.
Qui in Italia fu un movimento unitario, pur con differenze fortissime, e ad esso fu legato in modo particolare Parri.
Ha ricordato il prestigio enorme che aveva allora il Partito d’Azione, sul tronco e sulla memoria del movimento di Giustizia e Libertà e dei Rosselli, prestigio poco noto, poco sottolineato, poco studiato.
Ha rivendica il valore della Costituente e dei suoi protagonisti di tutte le parti (socialcomunista, azionista, cattolica).
Ha criticato le posizioni antiresistenziali dell’opera di un Pansa, che è daltonica e cieca a tante dimensioni etico-politiche che sono dentro la realtà e lo spirito della Resistenza.

Ha preso la parola brevemente il moderatore Vittorio Cimiotta, animatore vero dell’iniziativa lodevole e di altre manifestazioni di doverosa memoria a Roma, della direzione della Fiap e del citato Circolo GL, che ha letto anche un importante messaggio inviato dal già presidente della Repubblica Ciampi, impossibilitato ad intervenire.
Ha riportato anche il saluto del sindaco di Roma Veltroni.
Ha richiamato una lettera di Parri del 1946 ai partigiani GL, nella quale egli affermava che si era fatto solo il proprio dovere, senza quindi che si dovessero chiedere pertanto onori o altro.
Il profilo morale dell’uomo contrasta fortemente con il clima politico di allora e di oggi, dove predomina spesso anche la volgarità negli attacchi ai testimoni di quei valori.
Parri era pacato, ma dotato di una energia anche ferrea, che dimostrò contro i secessionisti siciliani di Finocchiaro Aprile, che fu mandato al confino, e che dovrebbe essere ripresa come precedente oggi contro chi ha stracciato e bruciato la bandiera italiana.
Pur in pochi, si continua a sognare e sperare in un’altra Italia.

Ha tenuto la relazione principale il prof. Paolo Bagnoli, che, oltre a dare gli essenziali cenni biografici di Parri e sulle sue ispirazioni ideali risorgimentali lungo l’asse fondamentale Mazzini-Pisacane-Cattaneo (Parri voleva congiungere Risorgimento e Resistenza e su di essi costruire quella nuova Italia che non c’è stata, perché cattolici e marxisti socialcomunisti, poi egemoni, erano antirisorgimentali), si è soffermato doverosamente sull’importante attività di Governo nei mesi tra giugno e novembre 1945, che smentiscono, alla luce dei documenti nuovi e di approfondite ricerche, l’immagine di un Parri ingenuo o non adatto a quel ruolo ‘politico’, mentre era stato grande come oppositore antifascista, capo della Resistenza, oltre che eroe della I Guerra mondiale. Invece vi furono iniziative di governo, con la sua pacatezza operosa, decisive per rimettere in direzione nuova la sbandata e drammatica vita storica del paese di allora e gli effetti sarebbero stati più incisivi, se non vi fosse stata la sua caduta, che fu miope iniziativa di ambizioni politiche, oltre che dei liberali, che diedero inizio alla crisi, dei socialisti (Nenni avrebbe voluto essere lui il presidente del Consiglio), Togliatti e De Gasperi, che fu poi il vero e duraturo beneficiario della crisi, caduta di governo che Parri definì giustamente ‘colpo di stato’ (Bagnoli ha usato anche un’altra espressione ’omicidio politico’) nella sua memorabile conferenza stampa di fine Governo alla presenza soprattutto dei giornalisti straneri e che è stata efficacemente e indimenticabilmente raccontata in forma romanzata, ma veritiera, da Carlo Levi nel suo importante, e sempre da leggere, libro ’L’Orologio’ del 1950 (in realtà scritto qualche mese dopo i fatti).
La caduta del Governo Parri segnò la fine dell’unità politica resistenziale e l’inizio del dominio dei partiti, finito in tragica partitocrazia nei decenni successivi con una letale polarizzazione DC-PCI (con i socialisti subalterni), che è stata duramente pagata in termini di permanente crisi di stabilità e di incidenza riformatrice, che ha portato a Tangentopoli e al ritorno inimmaginabile di qualunquisti e soprattutto di fascisti/postfascisti e secessionisti alla stessa guida del paese.
In Parri lo sforzo di concretezza non fu mai scisso dalla moralità e dalla intransigenza
Restarono almeno acquisiti storicamente la svolta repubblicana e l’approvazione di una Costituzione (sempre Parri si è battuto per il legame Resistenza-Costituzione), che restò tuttavia per tanto tempo inattuata e lo è ancora per tanti aspetti (si mantennero gravemente per decenni i codici fascisti e fu permessa la sostanziale ricostituzione di un partito fascista come il Msi, si ebbe la gestione autoritaria scelbiana dell’ordine pubblico). Si ebbe soprattutto una caduta di tono civile, con la desistenza e anche la retorica della Resistenza, che ha prodotto un ceto politico che oggi la rifiuta o l’ha dimenticata.

All’intervento di Bagnoli (che si spera venga pubblicato), è seguito l’intervento di memoria resistenziale del presidente della Fiap (associazione fondata da Parri e che ha avuto come altri presidenti Enriquez Agnoletti e Aniasi) Francesco Berti, che ha richiamato l’attualità di Parri di fronte all’indebolimento dello spirito civile e della identità nazionale, l’importanza del recupero dello spirito repubblicano e dei valori della ‘democrazia’, della ‘giustizia’, della politica nel senso alto e nobile del termine contro l’antipolitica.
Ha ricordato come suo padre avesse fatto la I guerra mondiale come Parri e che egli, nato come Giorgio nel 1926, si sentiva come ‘figlioccio’ quasi di Parri e avvertiva il suo fascino già dall’epoca del suo impegno di partigiano in una formazione di Giustizia e Libertà sull’Appennino bolognese.
Ha dato pubblica riconoscenza al Presidente Scalfaro per la sua lotta intransigente a difesa della Costituzione contro quelli che volevano non riformarla, ma devastarla, per colpire poi nel profondo lo spirito resistenziale, che in essa ancora vive.
Nella pericolosa gora presente occorre lo spirito mazziniano, civile, intransigente di Parri, occorre risollevare la coscienza nazionale e lo spirito repubblicano.

Ha preso la parola poi l’avv. Guido Bersellini, vice-presidente della Fiap, che subì un processo da antifascista con Parri e fu poi partigiano, che ha richiamato la tempra morale, ideale e politica parrriana nel solco dell’imperativo morale di Kant e della religione del dovere di Mazzini e ha spiegato come l’avversione di Parri al fascismo fosse di indole soprattutto morale, nascente da quella voce interiore inestirpabile di dignità e di umanità, che ci dà la forza di combattere frontalmente la prepotenza e la disumanità.
Ricorda anche il prof. Martinetti, che fu uno degli 11 docenti universitari che, su 1500, non giurò la fedeltà al fascismo, autore di quel memorabile libro ’Ragione e fede’, che può ben essere l’epigrafe anche dello stile profondo di Parri, che conosceva e stimava tra l’altro Martinetti e che era a lui consonante come un ‘credente’, nel senso alto di consapevolezze profonde.

Ha preso poi la parola il sen. Antonio Maccanico, già segretario della Camera dei Deputati, più volte deputato e ministro, di tradizione e fede azionista e repubblicana, nipote di uno dei fondatori del Parito d’Azione, Adolfo Tino.
Dopo aver ringraziato Fiap e Anpi per la iniziativa, ha fatto presente come ci si trovi in un periodo travagliato e drammatico, colpa anche di una legge elettorale approvato dal centro-destra in crisi di consenso, che voleva ottenere proprio questi scopi: l’ingovernabilità e l’instabilità.
Il grande ideale di Parri era quello di costituire, nel solco dell’insegnamento di Mazzini (mai da dimenticare, perchè già il padre di Parri, Fedele, era un credente mazziniano ed entrambi, padre e figlio, sono sepolti accanto a Mazzini nel Cimitero di Staglieno di Genova) una grande comunità nazionale con intensi valori condivisi. Perciò era stato antigiolittiano, cogliendo di Giolitti sopratutto il suo legame con il trasformismo e l’intreccio degli interessi.
Fu interventista democratico, perchè pensava che fosse ‘l’occasione storica’ (categoria che fu comune al grande meridionalista Guido Dorso), per far nascere la nazione, completare il Risorgimento, dopo quello della conquista regia.
La stella polare di Parri, si ripete, fu quella di completare il Risorgimento, in direzione e spirito mazziniano,perciò era contro l’eccesso di partitismo.
Altra occasione storica fu per lui la Resistenza, perciò aderì al Partito d’Azione che, letteralmente, si ricollegava al Risorgimento mazziniano, in sintonia con La Malfa e Paggi.
Tornando al presente, alla costituzione del Partito Democratica di questi giorni, ha osservato amaramente come ci si riferisca spesso, nella ricerca del pantheon, a tradizioni americane e a non alla grande tradizione democratica italiana di Mazzini, di Cattaneo, di Salvemini, di Amendola, di Parri, di La Malfa.
Per quella costante fedeltà risorgimentale democratica Parri, dopo la scissione del Partito d’Azione del febbraio 1946, fondò con La Malfa il Movimento della ‘Democrazia Repubblicana’ e aderì poi con lui a Partito Repubblicano fino al 1953, quando si divise sulla legge truffa, che vedeva come una ferita possibile al principio della rappresentanza democratica.
Ferruccio Parri incarna ‘una certa idea dell’Italia’ che tutti ci portiamo nel cuore, che dobbiamo difendere in questi momenti tristi (come già aveva richiamato nell’introduzione Cimiotta).

Ha preso poi la parola l’on. Pierluigi Mantini, avvocato e docente universitario, che ha osservato come il giudizio della storia stia diventando e diventerà sempre più largo e generoso di quello dei contemporanei. Ha ricordato la sua vicinanza ai valori della tradizione di ‘Giustizia e Libertà’ nella ricostituzione del Movimento negli anni Novanta con Garosci, Visalberghi, Bortone, Venturi, Valiani, Galante Garrone.
Ha sottolineato i valori fondamentali, che devono sempre permeare, nella scia di quel grande solco, una rinnovata azione politica, che sono quelli del pragmatismo, della laicità, dell’europeismo, dell’integrità morale, nel richiamo anche a suggestioni dell’individualismo americano.
I principi trasfusi nella Costituzione repubblicana vanni ripresi e rinnovati e incarnati nella prassi politica con nuove contaminazioni, nuovi ircocervi. Occorrono queste nuove forze politiche per rinnovare il tono della vita civile e politica, perché c’è una situazione di allarme per la repubblica e per la patria.
Storicisticamente difende le ragioni della politica di Nenni, di Togliatti e De Gasperi nell’Italia di allora, per poter comunque incardinare la vittoria della Repubblica e l’approvazione della fondamentale, ancora oggi, Carta Costituzionale.
Esprime le sue perplessità sul paradosso storico di un’epoca che ha visto cadere muri politici e ideologici, che ha prodotto quindi un clima fertile agli incontri, alle contaminazioni, agli ircocervi e che invece vede alzarsi altri muri, muri invisibili, ma sempre tenaci. Dovrebbe essere cioè più facile oggi stare insieme e invece non lo è, e aumenta anzi la frammentazione politico-partitica.
Fa notare della personalità di Parri la buona fede, la dimensione morale, la sua qualifica di ‘democratico’ senza aggettivi. Egli sentiva la parola ‘democrazia’ in modo intenso, profondo, non solo come momento elettorale, ma come democrazia governante, amministrativa, di genere, sul piano internazionale. Nel pantheon del costruendo Partito Democratico ci devono stare e ci stanno Parri e gli altri citati da Maccanico.

Ha preso la parola poi Giovanni Russo, giornalista e scrittore, che ha raccontato cosa rappresentò Parri per giovani meridionali come lui (lucano), che, incerti dopo il 25 luglio, furono avvicinati da Cifarelli, che venne da Bari a Potenza e fece nascere una sezione del Partito d’Azione. Si riuscì a mobilitare non solo professionisti, ma anche contadini, venne a tenere un grande comizio Manlio Rossi-Doria. Nelle ragioni del consenso al nuovo partito non stavano solo i nomi ad es. di Calamandrei, ma soprattutto il fascino della figura di Parri. Nella sua estraneità al marxismo comunista e socialista, nel suo rigore morale adamantino, nella sua storia di antifascista intransigente, come di eroe della I guerra mondiale, di uomo del Risorgimento e della Resistenza, quando specialmente nel Mezzogiorno dilagavano il conformismo e il qualunquismo, non a caso divenne oggetto di attacchi diretti, perché costituiva il metro comparativo della miseria, dei cedimenti morali di tantissimi.
La sua figura e la grande tradizione democratica italiana dovrebbero ispirare sia la nuova formazione politica che il tono etico del paese.
Ha ricordato, come Bagnoli, il libro di Levi, che racconta la caduta del governo Parri e la sua immagine di ’crisantemo bianco sopra il letamaio’. Lì, nella caduta del Governo Parri, Russo, come Bagnoli, vede tante radici lontane della crisi di oggi.

Viene data infine al parola al prof. Caludio Pavone, non per ‘concludere’, come ha osservato in modo sorridente ed acuto, ma per far cogliere un altro aspetto della poliedrica figura di Parri: l’opera di fondatore dell’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione, per legare memoria e storia, aiutato da Vaccarino e da Bendiscioli con la nascita di un archivio prezioso.
Parri risolse così il rapporto tra politica e cultura, in un modo originale e fecondo.
Il presidente attuale dell’istituto è Scalfaro, che è stato un baluardo contro i tentativi subdoli del centro-destra di indebolire e di mettere in crisi l’Istituto, cercando di eliminare i docenti distaccati, che erano parte importante della sua impalcatura organizzativa. Quel tentativo è stato momento di una strategia di attacco alla cosiddetta ‘vulgata resistenziale’, che ha tanti sparpagliati esponenti, nel segreto nemici, ostili allo spirito, all’ethos più autentico della Resistenza, che ha avuto in Parri una delle incarnazioni più esemplari.
L’Istituto è stato il luogo di formazione di tanti giovani ricercatori, giunti poi alla cattedra ed ha permesso di strutturare legami con altri istituti di altri paesi, impresa difficile, perchè l’Italia era sempre pur vista come responsabile della tragica guerra totalitaria.
E Parri riuscì a vincere le diffidenze e a far svolgere un congresso europeo proprio a Milano.
Viene fuori insomma una personalità poliedrica da approfondire sempre di più, da riprendere, come prezioso, fondamentale riferimento di lievito civile, morale, intellettuale, democratico.

Ha concluso la bella serata la testimonianza di un coraggioso partigiano, Mario Fiorentini, che ha raccontato un episodio ignoto di tentativo di liberazione di Parri agli inizi del 1945, quando era prigioniero dei nazi-fascisti.

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