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Liberali di sinistra dal 1949 al 1967. Il gruppo di 'Il Mondo'. Un ricordo di Eugenio Scalfari

Da ‘La Repubblica’ del 9 febbraio 2008.
“Quel piccolo gruppo di liberali di sinistra per quasi vent'anni rappresentò il punto di riferimento della cultura liberale italiana, minacciata di soffocazione dalle due chiese contrapposte ma speculari, quella democristiana e quella comunista, con i loro dogmi e i loro paradisi, con le loro certezze assolute, la loro asfissiante pedagogia, la loro intolleranza settaria.

Le due chiese contrapposte dalla guerra fredda che in quegli anni aveva spaccato il pianeta avevano ciascuna il suo slogan: la chiesa democristiana inalberava il vessillo della libertà, alquanto inappropriato per un partito ispirato dalla Chiesa di Roma; quella comunista il vessillo dell'eguaglianza, altrettanto improprio per chi si ispirava ad un regime oscurantista e totalitario.

Noi di ‘Il Mondo’ coniugavamo insieme eguaglianza e libertà: una scommessa difficile, un equilibrio da cercare giorno per giorno e sempre a rischio d'esser perduto. E poi la sproporzione immensa delle forze: un giornale, un gruppo elitario, nessuna sponda in un paese dove la borghesia era dominata dagli interessi e non nobilitata dai valori e dove l'indipendenza del pensiero era un'eccezione.

Il Partito d'Azione si era già frantumato nella sua brevissima esistenza politica due anni prima (1947) che nascesse ‘Il Mondo’, ma l'intuizione di Pannunzio fu di farlo rivivere in chiave culturale depurandolo dalla sua inclinazione a dialogare con il Pci.
Il piccolo miracolo fu dimettere insieme il pensiero di tre vecchi maestri spesso discordi tra loro ma tutti e tre intrisi di liberalismo democratico: Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Gaetano Salvemini e - ai loro fianchi e alle loro spalle – il meglio dell'intelligenza liberal-democratica e liberal-socialsista: Omodeo, De Ruggiero, Salvatorelli, Spinelli, Ruffini, Chabod, Calogero. Sullo sfondo i Fratelli Rosselli, Gobetti, la scuola meridionalista di Giustino Fortunato, Giovanni Amendola, il cattolicesimo liberale di Arturo Carlo Jemolo.

Queste erano le divisioni (se si può usare la metafora militaresca) del gruppo di ‘Il Mondo’, "soldati" in servizio permanente erano di varia estrazione: giornalisti, scrittori, politici, intellettuali. Non è il caso di ricordarli tutti ma alcuni sì perché costituirono il nerbo del gruppo. E il primo del gruppo, senza il quale quell'esperienza non sarebbe neppure cominciata, fu Ernesto Rossi, il suo liberismo radicale, la sua lotta perenne contro i monopoli e i "carrozzoni" burocratici, il suo antifascismo, il suo laicismo anticlericale.
Pannunzio e Rossi costituirono un tandem irripetibile.
Quando quel tandem si ruppe nel 1962 ‘Il Mondo’ cessò di fatto di esistere come lievito e progetto. Si trascinò stancamente per altri cinque anni, poi chiuse.

…I Convegni degli ’Amici di ‘Il Mondo’ furono una dozzina dal '56 al '61. Una parte dedicata a temi politici: il Concordato, la scuola, la censura. Altri, più numerosi, su temi economici: il mercato petrolifero, l'energia nucleare, la nazionalizzazione dell'industria elettrica, la riforma dei mercati generali, la riforma delle società per azioni, la speculazione edilizia. Attorno ad essi si sviluppò la battaglia per la nazionalizzazione elettrica e quella contro i monopoli. Con Tullio Ascarelli, Bruno Visentini e Felice Ippolito alla testa della nostra piccola pattuglia.
Furono battaglie storiche nelle quali incontrammo Riccardo Lombardi, Antonio Giolitti, Giorgio Amendola. Il gruppo di ‘ Il Mondo’ era anticomunista dichiarato per quanto riguarda i principi ma molti uomini del Pci furono nostri abituali interlocutori sulle cose da fare.

…Noi abbiamo la storia e l’insegnamento di Mario Pannunzio ed Arrigo Benedetti (fondatore e direttore di 'L'Europeo', poi dal 1955 di 'L'Espresso') nella mente e nel cuore. In tempi così agitati quel ricordo ci è di conforto e di sprone.”

Eugenio Scalfari, fondatore di 'La Repubblica'
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