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L'ultima 'Lettera Liberalsocialista' degli inizi di gennaio 2000, dedicata ad Aldo Garosci, curata dall'indimenticabile prof. Bruno Zevi

3 agosto 2010.
Riordinando l’archivio personale e del Partito, si è trovata questa rarissima copia dell’ultimo scritto, dell’ultima fatica politico-culturale dell’indimenticabile Compagno e Maestro e Fondatore prof. Bruno Zevi, che è successiva alla morte di Garosci del 4 gennaio 2000, precedente di qualche giorno la sua improvvisa scomparsa del 9 gennaio 2000 (due perdite gravissime, che hanno sicuramente inciso sugli sviluppi del Partito).

Siamo e saremo fedeli a quando deliberato il 18 luglio 2000, impegnandoci cioè ”solennemente a mantenerne e rinnovarne la memoria, con la ripresa costante degli straordinari, fondamentali, preziosissimi insegnamenti politici e culturali presenti nelle sue battaglie e nei suoi scritti. Con lo stesso spirito e lo stesso sentimento ricordiamo Aldo Garosci, scomparso il 4 gennaio di questo stesso anno.”


PARTITO D'AZIONE LIBERALSOCIALISTA
Piazza Viminale 5 - 00184 Roma

Lettera Liberalsocialista - gennaio 2000
(curata da Bruno Zevi)

-Addio al nostro presidente Aldo Garosci
Quando morì Leo Valiani, che considerava Garosci suo maestro nel passaggio dal comunismo al liberalsocialismo di Carlo Rosselli, Vittorio Foa scrisse che Leo si era ritirato dalla scena politica pur avendo tutti i titoli per restarne protagonista.

Lo stesso connotato, in grado maggiore, si applica alla vita di Aldo. A Parigi, quando Rosselli lanciò l'idea di una brigata italiana sul fronte della Catalogna, decine e decine di persone aderirono con esaltato entusiasmo, mentre Aldo si teneva in disparte. Ma, pochi giorni dopo, nel treno che partiva per la Spagna, Aldo occupava il suo posto.

Accadde lo stesso negli Stati Uniti nel 1943. Il gruppo nord-americano di "Giustizia e Libertà" decise di tornare in Italia per partecipare dall'interno alla lotta antifascista. Decine e decine di persone chiamarono Cianca, Tarchiani e Zevi per avere informazioni, dichiarando di essere interessati al progetto di ritorno. Ma, quando partirono in una spedizione favolosa da New York a Glasgow, erano quattro: Cianca e Tarchiani, Garosci e Zevi.

Aldo detestava il protagonismo. Ha contato enormemente senza ricoprire alcuna funzione di potere. Non è stato membro dell'Assemblea Costituente, nè deputato, nè senatore. Le sue glorie s'individuano altrove: in un cuscino con i cimeli della guerra di Spagna, che portava dietro il feretro di Carlo Rosselli; all'indomani della confluenza di Partito d'Azione nel Partito Socialista Italiano, nel raggruppamento "Azione Socialista" che raccolse coloro che avevano rifiutato di confluire; nel 1953, contro la legge-truffa, con Parri, Calamandrei, Codignola, Carlo Levi, trovammo Aldo in prima fila.

In questi ultimi anni, condizionato dalla salute, sembrava scomparso dal circuito politico. Ma istigava i suoi pochi fedeli seguaci all'azione, presiedeva il movimento "Giustizia e Libertà" e il rinato Partito d'Azione Liberalsocialista. Ci ha incoraggiato sino alla fino con modestia e rara intelligenza.

La sua è una grande figura di liberalsocialista, leader di quella "Terza Via" di cui si discute nel mondo. Nel tuo nome, non "molleremo".

-Il nostro partito alle elezioni regionali del Lazio
Rompiamo gli indugi e interveniamo... intendiamo mutare la situazione del Lazio e, indirettamente, della capitale.
Diciamo NO all'Ulivo, che ha governato la regione in modo piatto e inefficace. Ovviamente, escludiamo qualsiasi contato con la destra, capeggiata da un ex fascista. Programma: rivoluzione sanitaria e rivoluzione urbanistica, i due termometri della civiltà di un paese.

"No alle parole, sì ai fatti" e' il motto... consapevoli che gli italiani non ne possono più di promesse non mantenute o addirittura stravolte. Questo per la sanità.
Quanto all'urbanistica e all'architettura, dopo i disastri degli inizi del Giubileo, chiediamo un commissario al posto del sindaco Francesco Rutelli.
(Nota. L’ipotesi di una presentazione non fu più percorribile, anche per l’improvvisa scomparsa di Zevi).


ATTUALITÀ DELLE FONTI, da 'I partiti e la nuova realtà italiana', di Vittorio Foa, 1944, ripubblicato in ‘Lavori in corso 1943-46’, 1999
“Il Pd'A è il solo partito nuovo accanto ai quattro partiti storici. Non è affatto privo di equivoci ed incertezze. Cerca di avvalorarsi come partito nuovo, ma non sa rinunciare ad una tradizione di antifascismo rivoluzionario, la tradizione di 'Rivoluzione Liberale' e di 'Giustizia e Libertà'. Il rifiuto del dualismo classista può essere facilmente scambiato per una negazione della lotta di classe. Il programma è abbastanza enigmatico: un assennato equilibrio tra liberismo e socialismo, un compromesso tra la giustizia e la libertà, il berretto frigio della repubblica accanto a tutto il vecchiume democratico parlamentare, quel tanto di nazionalizzazione che basti a nazionalizzare quel che è già stato nazionalizzato dal fascismo e dalla guerra, una certa dose di riformismo che basti a indorare la pillola di un sostanziale conservatorismo piccolo-borghese, un po' di decentralismo, un pizzico di federalismo europeo e un'oncia di separatismo ecclesiastico... Il Pd'A sarà veramente un partito nuovo se la rivoluzione non sarà fermata a mezza via e imporrà una riforma di tutti i partiti. In tal caso la nuova intuizione storica del Pd'A e la sua rivoluzionaria volontà di rinnovamento troverà conferma nella situazione reale.

Il Pd'A non è amato dagli altri partiti. Pretende di negare, insieme colla reazione fascista, anche il conservatorismo e il riformismo prefascisti, impone per farsi intendere uno sforzo teorico al quale malvolentieri si sobbarcano coloro che hanno ancora lo sguardo volto all'antico.
E’ il Partito d'Azione un partito di, "sinistra” ? Se "essere a sinistra" significa agire d'intesa con i socialisti e soprattutto con i comunisti, il Pd'A può dirsi un partito di sinistra. Ma l'intesa non e' automatica e pregiudiziale. Il Pd'A è forse il solo dei partiti che non teme la politica comunista. Ha svolto un'intensa attività' per affiancare all'iniziativa particolaristica del partito comunista una più larga iniziativa popolare. Il risalto decisivo dato al rinnovamento morale e materiale della vita di relazione attraverso l'urto rivoluzionario può confermare la designazione che il Pd'A dà di se stesso, come partito di sinistra. Esso sarà il partito che salderà le avanguardie operaie con le avanguardie degli altri ceti lavoratori per l'instaurazione di un regime democratico.

Da un punto di vista più elevato e sostanziale, il Pd'A può definirsi un partito di centro, anche se il suo atteggiamento potrà in certe circostanze essere definito di estrema sinistra. Non si tratta di un centrismo tattico, ma di quel centrismo che è connaturale ad ogni politica di realizzazione, che rinuncia alle soluzioni avveniristiche e punta all'attuale e al possibile.

Tendenze e moti sentimentali non ancora avviati ad un serio inquadramento organizzativo sono quelli che fanno capo agli ex-combattenti di questa guerra. Molti dei combattenti più giovani hanno creduto nella guerra, e attraverso l'inutile strazio delle carni, l'incompetenza e la corruzione dei quadri, l'indifferenza del paese e la cinica crudeltà dell'alleato, la loro fede è stata uccisa. Il soldato italiano non ha voluto combattere e non ha combattuto lasciando che le cose precipitassero per la loro china. Il disgusto antipolitico è campo fertilissimo per i vuoti miraggi di dominazione, per l'esaltazione sanguinaria del nazionalismo e della reazione.
Ciò che l'antifascismo non ha realizzato è il contatto coi milioni di italiani che di politica antifascista non sanno e non intendono.
I partigiani non esauriranno il loro compito colla guerra antitedesca, essi saranno il presidio armato della rivoluzione. S'impone fin d'ora il problema della guardia popolare, senza la quale i lavoratori saranno permanentemente minacciati da ritorni offensivi delle vecchie forze.”
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