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L'altra Italia. Carlo Rosselli, Ricordo di Antonio Gramsci (23 maggio 1937)

9 agosto 2010.
Il numero del 30 aprile 1937 del periodico promosso a Parigi da Carlo Rosselli ’Giustizia e Libertà’, organo dell’omonimo movimento antifascista e antitotalitario, è tutto dedicato ad Antonio Gramsci, morto il 27 dello stesso mese.
Così sono i titoli in grande, con la foto al centro: “Antonio Gramsci è morto dopo undici anni di atroci sofferenze nelle prigioni fasciste. Il proletariato italiano non ha che un modo per commemorarlo: acquistare coscienza del suo compito storico e battersi”

Carlo Rosselli parlerà ancora di Gramsci, a nome di "Giustizia e Libertà", in occasione della pubblica commemorazione del 23 maggio 1937 a Parigi (17 giorni prima del suo barbaro assassinio col fratello Nello a Bagnoles de l’Orne in Normandia ad opera degli assassini della 'Cagoule', organizzazione terroristica di destra francese, su mandato del fascismo italiano, di Mussolini, che individuava in Carlo Rosselli il suo più pericoloso nemico dal punto di vista politico e ideale, in aggiunta alla sua origine ebraica).

“Gramsci e Mussolini: quale contrapposizione tra di loro ! Non solo di destino e di fede politica, ma
di tempra morale. Sono due mondi che si contrappongono, due concezioni antitetiche della vita e
dell'uomo.

L'uno, Mussolini, esteriore, irrazionale, improvvisatore, demagogo, avventuriero, traditore dell'ideale della sua giovinezza, trionfante sulle piazze, con tutta una schiera di poliziotti per salvarlo dall'odio del popolo.

L'altro, Gramsci, intimo, riservato, razionale, severo, nemico della retorica e di ogni tipo di faciloneria, fedele alla classe operaia nella buona come nella cattiva sorte, agonizzante in una cella con una schiera di poliziotti per sottrarlo alla solidarietà, all'amore del popolo.

Per l'uno niente vale se non il successo, niente conta se non la forza. Purché si arrivi al vertice del
potere, purché si domini, ogni mezzo è buono. Le idee, i principi, gli uomini non sono che mezzi
per l’affermazione del proprio io, strumenti del successo individuale.

Per l'altro al contrario niente vale se non la coerenza, la fedeltà a un ideale, a una causa che vive per sé medesima, indipendentemente dal successo, dall'interesse della propria persona; tutto è in lui ispirato da questo universalismo, da questo distacco che è proprio degli esseri superiori, nei quali il sociale prevale sull'individuale, l'altruismo e l'umano sull'egoismo e la bestia.

L'ideale lo si serve, non ci si serve di esso. E, se necessario, si muore per esso, con la semplicità di un Gramsci, piuttosto che continuare a vivere perdendo la ragione di vivere.

Chi dei due vincerà ?

Non c'è che da tornare alla storia, alla vostra storia francese. Le dittature passano, i popoli restano.

La libertà finirà sempre per trionfare.

Centinaia, migliaia di giovani, formatisi alla scuola di Gramsci, di Gobetti, di Matteotti, riempiono
oggi le prigioni e le isole d'Italia.

Una opposizione nuova, una Italia nuova è in procinto, silenziosamente, di sostituirsi alla vecchia.

Ciò che impressiona è la sua semplicità, la sua calma. Giovani, soprattutto operai, intellettuali
partecipano alla lotta clandestina sapendo che un giorno la polizia verrà e li arresterà. Dopo uno,
due, tre anni di isolamento, davanti al tribunale speciale. Nessuno parlerà di essi. Spariranno nel
gorgo, entreranno nella grande legione dei precursori.
In prigione, studieranno, divideranno fraternamente il poco di vettovaglie che l'amministrazione
fornisce. Quando usciranno, ricominceranno. Qualche giorno fa il tribunale speciale ha condannato
per la seconda volta un giovane compagno di nome Scala. Egli era stato arrestato una prima volta come studente, con altri studenti e condannato a cinque anni. Questa volta è stato condannato a dodici anni. E con lui c'erano degli operai.

Il legame storico tra proletariato e intellettuali è fatto.

E' questa nuova opposizione, questa nuova Italia che vincerà finalmente il fascismo, che noi vi
domandiamo di conoscere, di appoggiare, di difendere, compagni di Francia.

Essa lotta non soltanto per la libertà d'Italia, essa lotta per la libertà e per la pace del mondo.

Essa muore in prigione, essa muore, armi in mano, in Spagna.

Ma essa vivrà domani, essa vincerà domani, quando sulle rovine del fascismo, sorgerà il mondo
nuovo sognato da Gramsci.”
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