www.liberalsocialisti.org/ Biblioteca liberalsocialista/ L'Anticoncilio di Napoli del 1869. Seconda parte

L'Anticoncilio di Napoli del 1869. Seconda parte

L’ANTICONCILIO DI NAPOLI DEL 1869 – SECONDA PARTE

A GIUSEPPE FERRARI
La Gioventù Studiosa di Napoli.

Maestro!

Il vostro nome è tutto il programma della gioventù: essa vi conosce da ben lunga data, segnandovi nel campo del libero pensiero. Ed il vostro libro — La Filosofia della Rivoluzione — resterà per noi come il nuovo testamento per il trionfo dell'avvenire.

Voi incarnate la rivoluzione universale. La vostra rivoluzione nel culto è l'emancipazione dell'uomo da Dio; la vostra rivoluzione nella scienza è l'emancipazione della Natura e dell'Uomo dalle ipotesi innalzate a sistemi metafisici — La vostra rivoluzione in politica è l'emancipazione dell'uomo dall'uomo; l'affermazione del cittadino contro la forza della conquista — la vostra rivoluzione nel campo sociale è l'emancipazione da ogni tirannia; infine il vostro nome è tutto un piano di battaglia della nuova società, che sorge contro la vecchia che si sfascia.

Che è ora dunque l'Anticoncilio, che ha nella nostra terra convocato l'on. Ricciardi? — È il vostro Nuovo Testamento, la vostra rivoluzione, che uscendo dalle scuole, dalle cattedre, dalle biblioteche, anela ad entrare nel campo della coscienza, ed a farsi popolo. È l'idea, che, sposandosi al sentimento, si farà vita nuova d'una nuova gioventù.

E voi, apostolo di questo programma dell'avvenire, voi, battagliero contro la società contraddittoria, starete a guardare, come se qui non si parlasse e ragionasse di voi ad ogni istante?

Noi, giovani napoletani, vogliamo tra noi il nostro maestro, ora che alle falde del nostro Vesevo convengono a stringersi in fraterno amplesso Latini, Americani, Tedeschi e Slavi, alla grande idea della coscienza emancipata e del libero pensiero. Noi vogliamo sentire la voce di colui, le cui idee ci stanno fisse nella mente; noi invitiamo al congresso dei Liberi Pensatori quell'uomo, ch'è stato sempre la più schietta, la più franca, la più leale protesta contro la tirannia dell'altare e dell'assurdo, del trono e del capitale.

Ossequenti e fiduciosi che accoglierete il nostro invito, ci sottoscriviamo:
Domenico Mollica,
Pietro Gatti,
Paolo Carucci,
Mario Chevrier,
Tommaso Senisi,
Michele Pace,
Egidio Greco,
Agostino Casini,
Eugenio Fazio,
Michele Trapuzzano,
Agnello Malatesta,
Vincenzo Giordano di Matteo,
Paolo [...],
Benedetto Bordone,
[...],
Galdo Antonio,
Leone Giovanni,
Biscaglia Giuseppe,
Loreto Davide,
Gaetano Faiella,
Stravino Antonio,
De Sanctis Nicolangelo,
Francesco Pavone,
Alfonso Rossi,
Malgeri Giov. Andrea,
Massimino Giuseppe,
Niccola Lamberti,
Montorio Filippo,
Francesco Trabucco,
Giuseppe Nelli,
Domenico Fallotico,
Pasquale Ricco,
Gerardo Molfese,
Pasquale Cione,
Marzio Fazio,
Achille Russo,
Giuseppe Scarlata,
Antonio Tacconi,
Pasquale De Vita.
Avv. Camillo Fazio,
Francesco Lioy,
Leopoldo Chiari,
Saverio Gioseffi,
Giuseppe Bramante,
Pasquale Traversa,
Giuseppe Palladino,
Antonio Fini,
L. Pepe,
Gennaro Bava,
Niccola Oro,
Michele Oro,
Pasquale Sparano,
Luigi Cigala,
Antonio De Grazia,
Vincenzo Fortunato,
L. Conte,
Donato Petrucci,
Giuseppe Cimaglia,
Matteo di Gaetano,
Vincenzo Macri,
Giovanni de Pascale,
Nicolangelo Spinelli,
Luigi Fruscio,
Francesco Spinelli,
Luigi Bramante,
Fortunato Campenni,
Onorato Domenichelli,
Francesco Cecchetti,
Antonino Palese,
Giuseppe Bruni,
Orazio Cosentini,
Carmine Rizzo,
Giuseppe de Luca,
Gerace Placido,
Giuseppe Mancini,
Giacomo Sedato,
Carlo Volpe,
Matteo Pirro,
Luca Rossi,
Vincenzo Parziale,
Domenico Finanzer,
Vincenzo Paone,
Pasquale Sorgenti,
Francesco Daconto,
Francesco Larotonda,
Pellegrini Pisanelli,
Francesco Pagano,
Gaetano Ferrari,
Domenico Casaburi,
Achille De Sanctis,
Giuseppe Villani,
Carlo Malfatti,
Annibale Crognale,
Alfonso Tiberi,
Florestano Tiberi,
Bernardino d'Eramo,
Giuseppe d'Eramo,
Pietro Galli,
Domenicantonio Stagno,
Filippo Lombardi,
Ignazio Pagnotta,
Ruggiero Rotondo,
Mariella Patrizio,
De Pascale Giuseppe,
Mauriello Stefano,
Mauriello Francesco,
D'Elia Gaetano,
Ranaldi Gaetano,
Maio Massimiliano,
Granata Giacomo,
Barbalato Luigi,
[...],
Logatto Vincenzo,
De Grazia Enrico,
Siniscalchi Alberto,
Faiella Luigi,
Carpenito Pellegrino,
Izzo Costabile,
Cefaratti Achille,
Canfora Giuseppe,
Niccola Sorgente,
Ferdinando Ognissanti,
Pasquale Carbonara,
Andrea Ranieri,
cavalier Giuseppe Coscioni,
Michele Coscioni,
Avvocato Carlo Coscioni,
Avv. Luigi Cascioni.
Michele Cimaglia,
Michele Cotinella,
Antonio Theo,
Giuseppe Giorgio Marrani I,
Giorgio Giuseppe Marrani II,
Pasquale Villari,
Adolfo Pantano,
Modesto de Ritis,
Alfonso Fiore,
Luigi Marini,
Lorenzo Marini,
Antonio Picozzi,
Giuseppe d'Angì,
Generoso d'Aversa,
Francesco Andreana,
Paolo Argentieri,
Orazio Marzano,
Giulio Romeo,
Francesco Gentile,
Salvatore Rinaldi,
Michele Grisolia,
Tommaso Pentinaca,
Niccola Polidori,
Eugenio Ventura,
Vitaliano Pugliese,
Gennaro Placco,
Felice Casanova,
Salvatore Pacchiano,
Achille Callotti,
Eugenio Colella,
Leopoldo Pettinicchi,
Florestano Malfi,
Carlo Giordano,
Giuseppe Malfi,
Ferdinando Terlizzi,
Domenico Monaco,
Diego Leone,
Francesco Bucci,
Nicola Trinchitella,
Francesco Trinchitella,
Michele Capuano,
Gerardo Claps,
Michele di Pierro,
Niccola Diodato De Simone,
Francesco de Martinis,
Enrico Normandia,
Rosario De Biase,
Ettore Sarcone,
Carlo Tedeschi,
Angelo Tedeschi,
Antonio del Vasto.


AI GIOVANI di NAPOLI.
Amici miei.

Voi vedete che non posso assistere all'apertura dell'Anticoncilio convocato dal carissimo mio amico Ricciardi, senza assentarmi dal Parlamento nell'istante di una crisi decisiva per una quistione di moralità e di giustizia.

La mia presenza sarebbe poi urgentissima nel consesso di Napoli ? - Permettetemi di dirvi che noi non possiamo né proclamare antipapi, né fare delle antipreghiere, invocando i santi di un cielo opposto al paradiso- Noi siamo Liberi, siamo pensatori; la libertà assale da tre secoli l'unità, l’autorità, il dominio, la gerarchla della chiesa; la nostra forza sta nell'opporle innumerevoli sette e religioni, nell'esser ciascuno di noi il proprio pontefice, colla facoltà di dividere o suddividere all'infinito ogni frammento dell'unità cattolica, ad imitazione di Lutero e di Descartes, che strappavano il cristallo della coscienza alla montagna rozzamente voluminosa del papato.

Non imitiamo adunque i nostri nemici, ma combattiamoli; non colle loro armi, ma con le nostre.

Cantino le loro orazioni, noi leggeremo i nostri libri; frullino la santità nel digiuno, noi la cercheremo nel lavoro; si riuniscano in Roma, noi resteremo nel mondo; inculchino la fede, noi seguiremo la scienza; battezzino pure i neonati, per noi ogni uomo dotato di ragione si riscatta da sè; credano pure ai miracoli, sia pure ogni sacerdote esorcizzante, in comunicazione con gli spiriti, ed eserciti pure il suo potere colle reliquie, e scacci i demoni dai campi, dalle nubi, dall'atmosfera, e vada pure al concilio per sostenere questa sua sapienza, noi riuniremo tanti concilii quante sono le città, e prevaleranno, non come i sognati diavoli del Vangelo, ma come il vento che dissipa la nebbia.

Stabilito che a rigore non può darsi un Anticoncilio ecumenico, resta che vi deve essere la manifestazione chiara e categorica della nostra libertà in faccia alla provocazione della corte romana, e, qui riconoscente del vostro invito, mi associo con voi per onorare l'assemblea di Napoli, la più nobile delle iniziative presa dalla più grande delle capitali italiane.

Non dubitate, che, appena cessata la circostanza imperiosa, che m'impose di accettare le discussioni in parte da me promosse, io sarò tra voi, non come maestro, secondo le troppo gentili vostre espressioni, ma solo come umile discepolo dei vostri ingegni.

7 dicembre 1869.
GIUSEPPE FERRARI.

Tra le infinite manifestazioni contro il Concilio romano operate il dì 8 decembre del 1869, s'annoverò la seguente protesta.
L’Associazione democratica giovanile riunita in assemblea generale oggi 8 dicembre 1869;

Considerando il concilio ecumenico, che in questo giorno ha luogo in Roma, come fatto religioso non ha alcuna importanza;

Considerando che, quantunque abbia le apparenze di un fatto religioso, ha uno scopo puramente politico;

Considerando che questo scopo è quello di negare ai popoli il diritto di costituirsi in liberi stati, e precipuamente all'italiano di rivendicarsi in libertà con Roma capitale:

Considerando che il papato è stato in ogni tempo il sostegno delle monarchie, e pretende ancora per sè un regno in questa terra;

Considerando che per mantenete il suo miserabile dominio, ha più volte chiamato lo straniero in Italia, e con lo straniero intende sostenersi;

Considerando che ad un fatto politico è necessario opporne un altro,

AD UNANIMITÀ
PROTESTA contro il Concilio ecumenico, e proclama anche una volta la libertà di coscienza e Roma Capitale d'Italia,

Aquila, 8 dicembre 1869.

Il Vice Presidente TOMMASO PISARRI.

Alla protesta testé riferita credo utile far tener dietro alcuni particolari dell'assemblea di Loreto, desunti dal n. decimo della Riforma del Secolo XIX, pubblicata in Milano dal sig. Ferdinando Bracciforti:

Sotto la presidenza del professore: Sbarbaro ebbe luogo, il giorno 8 decembre, una grande adunanza popolare in Loreto, col fine di protestare in nome e per l'organo della Democrazia Liberale delle Marche contro il Concilio ecumenico e contro la chiesa gesuitica di Roma.

Cinquecento e più cittadini si congregarono nel teatro del paese, preceduti dalla banda della società operaia, la quale volle in corpo partecipare a quella solenne dimostrazione della coscienza popolare che si rinnova: e nonostante il cattivo tempo, che impedì ad altrettanti d'intervenire, più di 400 furono i delegati delle diverse associazioni democratiche, massoniche, di Liberi Pensatori e Reduci di tutte le provincie marchigiane, chi fecero alto di presenza; mentre un gran numero di altre società o di privati inviarono lettere di adesione, piene di generose aspirazioni, ed improntate tutte alla più profonda avversione per la superstizione romana.

Aperse l'adunanza il venerando e illibato patriota dottor Pietro Mengozzi, già deputato alla Costituente romana, che aveva firmato il manifesto di convocazione insieme coll'ex deputato al parlamento conte G. Piccolomini, e con altri bravi patriotti marchigiani, cui spetta l'onore della felicissima iniziativa, e sono il dott. S. Alberici Giannini, il dott. A. Borghi, Oreste Gentili, l'ing. L. Guardabassi, Verdi-Pignoni, Ubaldo Pasquali, A. Santini.

Parlarono in seguito il presidente Sbarbaro, che in un lungo discorso attaccò energicamente la viltà e la ipocrisia di coloro, che, pur pensando liberamente del papato, della chiesa e delle sue assurdità teologiche, non osano manifestare il loro pensiero; e per giustificare la loro codardia in faccia ai pregiudizi vulgari, predicano la indifferenza verso la quistione più grande e più grave dell'umanità, la quistione religiosa. Disse lo Sbarbaro essere una disastrosa illusione lo sperare che dal Concilio esca la fantastica conciliazione della superstizione cattolica colla scienza, colla civiltà, col diritto e la coscienza del mondo moderno: supremo dovere dei Liberi veri il combattere ad oltranza il papato, così spirituale, come temporale; pur nondimeno respinse risolutamente, non solo la violenza, ma la stessa ingerenza governativa e le restrizioni arbitrarie alla libertà della chiesa, affermando doversi lottare contro il clero coi soli mezzi della propaganda privata e dell'apostolato libero e indipendente da ogni influenza dello Stato.

Dopo il discorso dello Sbarbaro, che durò circa due ore, e fu spesso interrotto da frenetici applausi, lessero applauditi discorsi: il giovinetto anconitano Stella De Angelis; il professore Luigi Casanova, che colla storia alla mano svelò le infamie del papato, rendendo a' giganti della riforma quella giustizia, che certi liberi pensatori di oggigiorno non sanno rendere a coloro, senza la cui opera l'umanità gemerebbe ancora sotto il giogo della scolastica e sotto la sferza dell'Inquisizione; il simpatico e coraggioso dott. Alberici-Giannini e l'ing. Guaidabassi, che in Loreto, all'ombra stessa di quel celebrato tabernacolo della superstizione e dell'idolatria Mariana, favellandone con briosa e liberissima parola, porsero ai pusillanimi dissimulatori di tutte le provincie italiane il più splendido esempio della virtù, che sopra ogni altra dovrebbe informare la vita e il contegno dell'uomo libero in terra libera: la dignità dell'essere sinceri, e la lealtà del parlare come si sente, e del vivere come si parla.

Furono votati per acclamazione tre ordini del giorno, proposti, il primo dalla rappresentanza de' liberi pensatori di Petritoli, il secondo da quella della gioventù di Sinigaglia, e il terzo dall’Ufficio presidenziale.

Si proclamò Garibaldi benemerito dell'educazione religiosa del popolo italiano pel suo apostolato rendentore, e si ringraziò Ricciardi per la nobile iniziativa delle dimostrazioni antipapali, onde quella di Loreto è stata singolarmente importante pel numero dei cittadini e pel risultato.


Recherò ora, a modo di saggio, una delle cento lettere recatemi dai delegati italiani dell'Anticoncilio.

Palermo, 17 novembre i 869.

Al cittadino Giuseppe Ricciardi.
Chiaris. Signore.
Oggi che la scienza e la civiltà assaltano da ogni parte il sistema tradizionale, che, pur sentendo prossima la sua morte resiste e cerca di oscurare col dogma la luce della verità e della ragione, un congresso di dotti, promosso da Lei, benemerito della patria, si prepara in Napoli pel giorno 8 dicembre p.v.

La società d'istruzione popolare di Palermo, altamente onorandosi di professare i principii della moderna rigenerazione, aspira anch'essa con tutti i voti dell'anima a che si abbatta dalle fondamenta la tirannide sacerdotale, e l'umanità si liberi per sempre dalle rancide pappolate tradizionali, che l'hanno fatta serva.

È per questo che la nostra società si fa il dovere di comunicarle, ch'essa fa piena adesione all'Anticoncilio, ed elegge a suo rappresentante nello stesso il cittadino Scartata Giuseppe, residente in Napoli.

Il Presidente GIOV. CIRALLI.
Il Segretario Ag.
GAETANO LOMBARDI.

Il seguente documento, largamente firmato in Palermo, fu letto dal Cav. Baldassarre Galletti nella prima seduta dell'Anticoncilio:

Ai componenti il Concilio Ecumenico del 1869. Signori.

Mentre una eletta assemblea, rappresentante l'odierno mondiale progresso civile, si aduna in Napoli a propugnare i diritti della scienza e della verità, noi qui sottoscritti, senza entrare nel campo della scientifica discettazione, e solo in vista dei gravi interessi sociali e nazionali per l'Italia, e che in presenza al vostro Concilio non possono non rimanere profondamente lesi e compromessi, sentiamo il dovere d'alzar la voce del nostro diritto, e della dignità nostra, e come uomini e come Italiani.

Protestiamo adunque anzitutto contro lo spirito di un regresso iniquo quanto impossibile ed assurdo, che vi accieca al punto da rinnegare ed attraversare, per come fate, le più benemerite cittadine franchigie, e le più onorande conquiste, che l'odierno sociale progresso, ispirato ai sensi d'amore e di umanità, ed aiutato dal maraviglioso quanto laborioso sviluppo scientifico, ha oramai proclamato iniziato nel mondo odierno del progresso e della civiltà.

Protestiamo contro la insipiente ed ambiziosa vanità degli avi nostri, che hanno creduto trovare nel papato valido strumento all'attuazione di una singolare italica Egemonia di un genere eccezionalmente politico-religioso, anzi di una dominazione universale, che, per essere astutamente indiretta, e di mistica natura, non è stata, e non è, perciò, meno iniqua e vessatoria a danno delle altre nazioni a noi sorelle, e quindi eguali in diritti alla nostra, provocando eziandio delle amare e meritate rappresaglie da parte loro.

L'Italia dei papi affiggendo col manto della Fede un primato illogico quanto odioso sulle altre nazioni, ha pesato vessatoriamente sul mondo, ed il mondo, a sua volta, ha pesato su di essa umiliandola, conculcandola — ma ora volgono tempi ben altri, e l'Italia banditrice di giustizia e di verità, sarà la benedetta fra le nazioni d'Europa.

Protestiamo contro lo spirito cosmopolita, e quindi antinazionale, del concilio ecumenico, e segnatamente del papato, di questa decrepita istituzione dell'Evo-Medio, che, per tenersi ancora in seggio, ed opprimere il mondo (come ha fatto) mistificandolo da secoli, ha le tante volte invocato, anzi spinto ed aiutato gli stranieri a violare, a calpestare sul suolo stesso italiano, la nostra nazionale indipendenza e dignità. Né il giuro di Pontida, né la vittoria di Legnano, dovuta alla virtù dei Lombardi, valgono a cancellare la macchia d'iniqui e vecchi nemici, anzi di traditori della patria nostra, macchia giustamente impressa sulla faccia dei papi.

Protestiamo infine, senza chiamar solidale l'intero popolo di Francia, il quale non può dissimularsene la patente ingiustizia; protestiamo contro l'attuale occupazione francese in Roma e suo territorio, dichiarando altamente che non poseremo, non rimarremo mai di reclamare, di propugnare, con tutti i mezzi possibili ed onesti, il nostro sopra di essa imprescrittibile nazionale diritto.

Palermo, il dì 20 novembre del 1869.

Questo articolo è stato letto 1374 volte.