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La Napoli demagistrisiana, personalistica, qualunquista, populista, sostanzialmente comunista, neoborbonica, in balìa di se stessa

21 settembre 2017.
Chi leggeva bene la composizione variegata delle liste che hanno appoggiato e fatto rieleggere il sindaco De Magistris poteva ‘logicamente’ aspettarsi la direzione e il tono delle iniziative di impronta laurina (accomunati De Magistris e Lauro anche dal comune utilizzo strumentale del tifo calcistico, col presenzialismo allo stadio), qualunquista, antirisorgimentale (sia di origine marxista che rozzamente meridionalista) e neoborbonica (fino ad accettare una lista sostanzialmente tale, come quella del 'Partito del Sud) della sua consiliatura e la caduta sempre più di sfascio e lazzara, alla quale avrebbe portato la sventurata e colpevole Napoli (tranne eroiche minoranze disseminate in tutti i ceti e le funzioni sociali, che tengono in piedi e in vita la metropoli, ridotta al lumicino dei valori civili e civici).

Era prevedibile che essa avrebbe continuato, come fa ormai da tempo, da troppo tempo ormai, a non volere sistematicamente legalità, senso del dovere e del lavoro, orgoglio di nobili memorie, ma avrebbe prediletto e rafforzato la tendenziale caduta nella superficialità, nella presunzione, nella prepotenza, nell'incultura, nella superstizione religiosa, nel parassitismo, nel rifiuto di ogni collaborazione seria, sincera e costruttiva, anzi nell'ostacolare chi vuole fare seriamente e agire insieme, nel rigetto di ogni nobile memoria, nell'illegalità personale, nella criminalità organizzata.

Le elezioni di Napoli del 5 giugno 2016 hanno visto su 788 mila elettori solo 426 mila votanti al primo turno (solo il 54 per cento) e appena 283 mila al secondo turno (il 36 per cento circa), cioè De Magistris è stato eletto formalmente in modo definitivo dalla minoranza degli elettori napoletani, nella proporzione solo di 172 mila voti a lui dati, a dimostrazione di un livello di maturità civica minimo e di una gestione amministrativa sempre più lontana dalla gente, incapace di coinvolgerla e di appassionarla all'impegno, ai diritti ed ai doveri democratici (frutto non solo della gestione demagistrisiana della precedente sindacatura, ma antica, laurina, democristiana, socialcomunista, nella sudditanza e partecipazione spartitorie dei cosiddetti partiti "laici").

Dato il consenso democratico minimo, egli è stato e rimane sempre più condizionato dalle liste che lo hanno portato al potere, anche quelle minime, che vanno a chiedere, alla luce delle loro culture clientelari o corrosive, costantemente la contropartita dell'appoggio: quelle personalistiche, civiche-qualunquiste (De Magistris sindaco, 10 seggi – La città con De Magistris, 2 seggi – Dema Democrazia Autonomia, 5 seggi- 'Ce simme sfastriate, 1 seggio - Bene Comune con DeMagistris-Mo!Napoli autonoma), di cosiddetta sinistra (Napoli in Comune a Sinistra, 4 seggi), di partiti di centro (Federazione dei Verdi, 2 seggi -Repubblicani Democratici - Italia dei Valori) e di due forze autonomiste-separatiste, sostanzialmente neoborboniche (Meridionalisti Napoli Capitale e soprattutto Partito del Sud, che ha preso appena lo 0,9 per cento con 1799 voti e nessun seggio, che spiega anche la nuova strategia neoborbonica di conversione verso Cinque Stelle, vedi la mozione grillina al Consiglio Regionale della Puglia, e l'entratura nel PD con il lavoro corrosivo di Pino Aprile, consulente del Presidente Emiliano).
Questa caduta continua dello sfascio della città la cogli nel traffico impazzito, negli eterni lavori pubblici senza operai in varie parti della città (in attesa di variazioni in corso d'opera, aumento dei costi, maggiori profitti, con spartizioni burocratiche, storico metodo specialmente napoletano e meridionale di saccheggio del pubblico denaro nazionale, alla faccia del bene comune, dell'utilità sociale, che aspettano anni e anni). Da Via Marittima al Mercato, a Piazza Municipio, a via Chiaia, a Fuorigrotta, fino al confine di Pozzuoli (quindi dall'uno all'altro capo di una metropoli) non trovi alcun vigile o poliziotto stradale, con persone con la moto senza casco che si infilano, sorpassano a destra e ti passano a fianco e davanti e non sai se sono rapinatori, con un senso di vigilanza psicologica continua, di non-sicurezza, di stare sempre in guardia, che caratterizza il muoversi, il trovarsi nel territorio "napoletano", con doppia, tripla fila, che rende il guidare uno zig-zag, sempre in pericolo di incidenti o di investimenti di pedoni, con lo spettacolo di città da terzo mondo degli immigrati nella zona del porto, che vivono, dormono in mezzo ai rifiuti con tende di fortuna aspettando non si sa che cosa, che scompare anche fisicamente appena recuperi la viabilità autostradale nazionale e i centri commerciali vigilati e razionali.

Le concessioni subliminali neoborboniche, le contropartite e le condivisioni di fondo arroganti, personalistiche, demagistrisiane sono accresciute dalle imbrattature monopolistiche visive sulle pareti dei palazzi che costaggiano Via Marina, ed altri luoghi della città, come la metropolitana, concesse o, più probabilmente abusive, non si capisce da chi e come, che stridono a fronte dei capolavori di arte contemporanea delle stazioni della bella, moderna, funzionale infrastruttura, vantati in tutto il mondo, per la pubblicità del solo caffè "Borbone", con disegno che richiama “Carlo III" e del termine "re". Una equivoca società privata offende di fatto spazi di arte, esercita un monopolio nei confronti di altri concorrenti del settore nel libero mercato, con chiaro intento ideologico.

La rimozione di qualsiasi memoria nobile, unitaria, napoletana, ha come esempi tra gli altri l'esilio del gruppo marmoreo del Plebiscito in un giardinetto della Reggia, in una collocazione che lo rende quasi invisibile, mentre troneggiano i re borbonici assassini al centro della piazza, che stride nel nome “Plebiscito” con essi, e la illeggibilità della scritta davanti al Monumento a Dante, innalzato dopo l'Unità e la Libertà d'Italia nella piazza omonima, che storicamente è dedicata "All'Unità d'Italia"; nessuno dei passanti può associare alla statua stessa il raggiungimento dell’Unità Nazionale, come era nelle intenzioni di coloro che hanno eretto il monumento ed intitolato la piazza.

Chiude il giorno "napoletano" il trovare, da parte dell'amico forestiero, venuto, nel caso specifico ad onorare la memoria di Salvatore Morelli, grande consigliere comunale di Napoli, oltre che deputato al Parlamento, nel periodo risorgimentale, il grande difensore dei diritti della donna, al termine del giro in città, nel parcheggio custodito del capolinea della Metro di Piscinola Scampia, il vetro della macchina rotto per bullismo, coi cosiddetti guardiani, che hanno incassato il pagamento del parcheggio, che, alla luce del risultato finale, finisce per configurarsi quasi come un camuffato racket illegale, piuttosto che il pagamento di un servizio di vigilanza, essendo collocato il personale lontano, quasi nella impossibilità di vigilare, che smonta dal servizio proprio all’imbrunire, con le povere macchine in balìa, appena fa scuro, di delinquenti piccoli e grandi.

Le espressioni sopra riportate non sono il “solito lamento qualunquistico”, ma un sincero grido di dolore, che erompe dall’animo, innamorato di Napoli, della sua storia, delle sue grandi Istituzioni Culturali. La politica non deve essere semplice attività di ricerca e di conservazione del consenso elettorale, ma capacità di gestire il presente, conservare i segni di un grande passato, operando una profonda rivoluzione nel campo educativo, perché il problema non è “quale città lasceremo ai napoletani di domani”, ma “a quale tipo di cittadini napoletani lasceremo questa antica, complessa, meravigliosa civiltà napoletana”. (Nicola Terracciano)
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