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Roma-Ostia, capitale d’Italia e dello Stato del Vaticano, nel dominio della mafia

16 novembre 2017.
Siamo seri, onesti, lucidi, coraggiosi (come non sono in massima parte i collusi e corrotti mezzi di comunicazione di massa, che vivono di superficiale sensazionalismo, di cronaca senza capo e senza coda, di stordimenti sistematici, per non far capire mai nulla di ciò che accade nella sua profondità storica e attuale, mai capaci di forza e di coraggio della verità): è inaccettabile che a Roma, Capitale d'Italia e dello Stato della Città del Vaticano, vi siano fenomeni di pervasivo, diffuso dominio prepotente, illegale, fino ai clamorosi, recenti fatti dell'aggressione al giornalista che indagava o della dirigente scolastica minacciata coi figli dalla famiglia mafiosa Spada egemone a Ostia, municipio di Roma.
Vuol dire che lo Stato esiste solo come involucro esterno, ma dentro non funziona con efficacia, non interviene come deve, come avviene in altri paesi europei più seri, es. Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera.
A Roma esistono il Presidente della Repubblica, il Governo, il Parlamento di forze politiche di sinistra, di destra, di centro, il Ministero dell'Interno, i comandi nazionali dei Carabinieri, della Polizia, della Guardia di Finanza, delle Forze Armate, coi loro servizi segreti, la Corte Costituzionale, la Corte di Cassazione, la Magistratura ordinaria con la presenza anche dell'Antimafia nazionale. Esistono il sindaco, gli assessori, i consiglieri comunali di sinistra (che ha governato di più e non bene Roma negli ultimi decenni, tanto da avere i risultati che si denunciano, provocando l’ascesa anche di forze di destra estrema e anche inquietante e populiste, reazione viscerale di una società che si sente a disagio), di destra, di centro, i presidenti di municipalità, la polizia municipale. Esistono le articolazioni locali, diffuse nel territorio, di quelle forze, quindi anche ad Ostia.
Esistono il Papa e le Guardie Svizzere e una forza possente diffusa nelle mille articolazioni del potere cattolico a Roma.
È mai possibile che tutto questo articolato mondo istituzionale dell'ordine pubblico non sapesse ?
Come e perchè le varie forze deputate a vari livelli all'Ordine Pubblico non sono intervenute, come e perchè hanno potuto permettere che si sviluppasse un cancro di prepotenza così assurdo ed inaccettabile sotto gli occhi di tutti nel cuore stesso dell'Italia ?
Immaginiamoci allora cosa succede in termini di illegalità e di prepotenza nelle altre parti del paese, dove la forza dello Stato è meno articolata. Vengono i brividi e si capisce meglio come si sono strutturate e si mantengono situazioni estreme di illegalità e di criminalità in Sicilia, in Calabria, in Campania, e fenomeni come quelli dell'inquinamento dell'aria, dell'acqua, del sottosuolo, del disordine urbanistico, della dispersione al 70 per cento dell’acqua pubblica, del dominio di spazi pubblici da parte di illegali e prepotenti, di giorno e di notte, sotto gli occhi di tutti i responsabili in varie parti d'Italia. Far vivere milioni di concittadini in un clima quotidiano di insicurezza inconscia e fisica produce un clima sociale non di persone libere, ma di sostanziali sudditi, il tutto oggettivamente funzionale ai vari poteri e loro titolari di turno (che non a caso lisciano e gratificano in mille modi il mondo dell’Ordine Pubblico).
Il vasto, possente mondo dell'Ordine Pubblico non può non sapere, quindi sicuramente sa tutto e bene coi mezzi tecnologici e inimmaginabili che ha (si pensi ad esempio alla presenza delle stazioni dei Carabinieri in ogni parte d’Italia, che informano sistematicamente i Superiori), ma ognuno si chiude nelle proprie competenze, senza coordinarsi con quelle delle altre forze, coprendosi le spalle da eventuali richiami di responsabilità.
Manca anzitutto in Italia una politica decisa e precisa di coordinamento e di intervento, manca in Italia un lavoro quotidiano, costante, sistematico di controllo e di prevenzione, che potrebbe essere facilmente svolto, visitando ogni giorno (a turno tra le diverse, varie forze deputate all’ordine pubblico, al controllo) in macchina e a piedi o a cavallo tutto il territorio, dal centro alle periferie, alle zone isolate.
È nella vita ordinaria delle Forze dell'Ordine che sta fondamentalmente spesso il vuoto di Stato in questo settore, nell'aspettare ognuna che succede il fatto grave, per farsi poi vedere, per intervenire finalmente su situazioni di cui si conosce tutto: nomi, cognomi, fatti.
Ma perchè nell'ordinario si ritrovano, si riscontrano spesso i comportamenti tipici di questa situazione inaccettabile ?
Anzitutto, e lo sanno anche i poppanti, in Italia il reclutamento in tutti i campi, in tutti i settori pubblici, è spesso di tipo sostanzialmente clientelare, politico, sindacale, familistico, di clan vari, e chi esercita poi un qualsiasi ruolo, dal più semplice al più complesso, vi giunge in massima parte, nel riflesso profondo culturale collettivo italico, non come ad un dovere sociale e civile da assolvere con rigore, al servizio dei cittadini, che hanno delegato ad essi la fondamentale e delicata funzione della sicurezza personale, della difesa dai prepotenti e dai corrotti (nel caso dell’Ordine Pubblico, ma il discorso vale, si ripete, in tutti gli altri settori pubblici), per le quali pagano ad essi lo stipendio mensile di denaro onesto (i disonesti non pagano le tasse), ma ad “un posto”, ad uno stipendio che spettano per il modo con cui ci si è arrivati, indipendentemente poi dalle caratteristiche delle funzioni, dai doveri oggettivi del servizio.
Si entra subito nella "cultura reale" di fare il meno possibile, di avere meno problemi possibili, affinchè sostanzialmente la giornata passi e il fine mese arrivi. Tutti stanno attenti spesso a pararsi da ogni possibile responsabilità, coperti dai politici che li hanno fatti entrare, dai sindacati ai quali si è iscritti per protezione e che li difendono a spada tratta con il bizantinismo machiavellico delle mansioni e delle funzioni, degli accordi e dei contratti sindacali, dai mille intrecci quotidiani costituiti dal sapere e dal chiudere un occhio ogni giorno sempre più, nel potere che si ha di intervenire, di controllare, di minacciare giustamente, ma di non farlo, per non essere poi infastiditi o entrando a volte anche in collusione (come tanti casi giudiziari passati e recenti rivelano).
Si aggiunga, ed è riflesso inconscio delle forze dell'Ordine Pubblico di tutti gli Stati del mondo, che un margine di criminalità e di illegalità è tollerato, perchè giustifica la stessa esistenza di esse e quindi non vi è mai una politica decisa di estirpazione decisa e permanente.
Si aggiunga inoltre che nell’Italia egemonizzata culturalmente dal cattolicesimo, i reati spesso sono considerati e confusi come peccati, con la distinzione tra quelli veniali, la maggioranza, facilmente assolvibili, e pochi mortali, cioè gravi, per cui l’azione di controllo, di contrasto deciso del reato ne viene attutito ed esso perde i connotati, anche se piccolo, di una lesione grave di tipo personale, sociale, civile.
I furbi, i prepotenti, gli interessati di ogni risma e di ogni grado, da volponi e da lupi quali sono, hanno intuito e conoscono la situazione, che si è strutturata in Italia, e si sono infilati e si infilano dappertutto, finanche nella Capitale, vivendo da parassiti, agendo da prepotenti, facendo affari d'oro, specialmente con l'edilizia abusiva sul litorale romano, coinvolgendo nell'abusivismo, nell'illegalità e nella corruzione le persone e le forze più inimmaginabili (nessuno ha fatto e fa la ricognizione sistematica degli speculatori edilizi laici ed ecclesiastici a Roma dal 1870 ad oggi), che diventano di fatto complici di questo scandaloso ed inaccettabile stato di cose.
Si aggiungono i bizantinismi giuridici, le lunghezze dei processi, il valore degli avvocati che i prepotenti e gli illegali si possono pemettere col tanto denaro accumulato, per allontanare, attenuare la doverosa resa dei conti.
Solo uno scatto civile e politico degli onesti, delle persone veramente serie, che scendono in campo, si sporcano le mani con la politica quotidiana, uscendo dal solo essere spettatori e critici, a livello dei municipi, delle città, delle province, delle Regioni, del Parlamento, dell’Europa, può portare raggi di speranza, accanto all'eroismo degli sconosciuti, veri servitori dello Stato in tutte le sue articolazioni e dei diritti dei cittadini e delle cittadine, ai quali va la profonda, sincera gratitudine degli onesti.
Essi fanno veramente, quotidianamente il loro dovere, ubbidendo anzitutto alla propria coscienza, alla propria dignità, e sono meritevoli di ogni elogio.(Nicola Terracciano)
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