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Il Movimento'Giustizia e Libertà' dell'agosto 1929 a Parigi

Fondatori, denominazione, simbolo, programma.

Carlo Rosselli, Emilio Lussu, Francesco Fausto Nitti fuggirono in motoscafo dal confino dell'isola di Lipari il 27 luglio 1929, riparando in Tunisia. Il motoscafo era guidato da Italo Oxilia (già protagonista con lo stesso Rosselli, con Parri e Pertini della fuga di Turati in Corsica nel 1926), da Gioacchino Dolci e da un meccanico francese. L'epica impresa ebbe un’eco europea e ne parlarono i giornali di ogni paese, rafforzata da interviste e poi dai racconti dei protagonisti, come ‘Escape’ di Nitti, ‘Fuga in quattro tempi’ di Rosselli, ‘La catena’ di Lussu,
Giunsero a Parigi il 10 agosto e dopo pochi giorni fondarono formalmente il Movimento Giustizia e Liberta' nella casa di Alberto Tarchiani, insieme ad Alberto Cianca, Gaetano Salvemini, Cipriano Facchinetti, Raffaele Rossetti, che avevano preparato l'evasione.

Carlo Rosselli, nato a Roma nel 1899, era stato ufficiale degli alpini durante la I guerra mondiale, nella quale era morto il fratello maggiore Aldo. Laureato in scienze politiche e giurisprudenza, era stato assistente di Luigi Einaudi alla Bocconi di Milano e docente di economia politica all’Università di Genova. Promotore con Ernesto Rossi e Salvemini del giornale ‘Non Mollare’ e di ‘Quarto Stato’ con Nenni, era stato condannato al carcere e poi al confino per la citata evasione di Filippo Turati. Aveva aderito al Partito Socialista Unitario di Matteotti. Durante il confino aveva scritto 'Socialismo liberale', rivisto e pubblicato in Francia nel 1930.

Emilio Lussu, nato ad Armungia (Cagliari) nel 1890, era avvocato. Capitano della gloriosa brigata 'Sassari' durante la I guerra mondiale, fu più volte ferito e decorato al valore. Aveva contribuito a fondare il Partito Sardo d’Azione con Camillo Bellieni ed era stato eletto deputato nel 1921 e nel 1924. Si distinse per l’energica lotta contro i fascisti e ne uccise uno, che tentava di entrare in casa dalla finestra. Incarcerato, assolto per legittima difesa, era stato mandato al confino di Lipari.

Fausto Nitti, nato a Pisa nel 1899, pubblicista, aveva partecipato come volontario alla prima guerra mondiale. Si schierò contro il fascismo, organizzando a Roma un gruppo clandestino di studenti e operai. Arrestato nel 1926, era stato mandato al confino.

Gioacchino Dolci, nato a Roma nel 1904, era operaio. Aderì al Partito Repubblicano, fu antifascista dalla prima ora e confinato nel 1928 a Lipari, dove restò un anno.

Alberto Tarchiani, nato a Roma nel 1885, era laureato in legge. Dedicatosi giovanissimo alla professione giornalistica, andò a lavorare prima negli Stati Uniti, dove divenne liberale progressita. Nel 1916 tornò come volontario durante la I guerra mondiale. Nel 1919 entrò a far parte del Corriere della Sera a Milano e vi rimase fino al 1925, quando il grande editore e direttore Luigi Albertini fu costretto a dimettersi per la sua ostilità al fascismo. Espatriò in Francia.

Alberto Cianca, nato a Roma nel 1884, laureato in giurisprudenza, giornalista, redattore capo de Il Messaggero di Roma, direttore per poco de 'L'Ora' di Palermo e successivamente de 'Il Mondo' di Giovanni Amendola. Costretto ad emigrare nel 1927, diresse a Parigi l'organo antifascista 'Becco giallo'.

Gaetano Salvemini, nato a Molfetta(Bari) nel 1873, laureatosi in lettere a Firenze, docente universitario di storia medievale e moderna prima a Messina (dove perse tragicamente nel 1908 durante il terremoto tutta la sua numerosa famiglia) e poi a Firenze. Iscrittosi al Partito Socialista, se ne distaccò per l'insensibilità verso la questione meridionale. Promosse con Kirner e Gentile il sindacalismo nella scuola. Diede vita dal 1911 al 1920 al settimanale 'L'Unità' per la costruzione di un movimento democratico e federalista. Interventista e volontario durante la I guerra mondiale. Fu eletto deputato nel 1921 nelle liste del Movimento dei Combattenti. Fu uno dei più tenaci oppositori di Mussolini e del fascismo promuovendo, dopo il delitto Matteotti, a Firenze il 'Non Mollare'. Si iscrisse al Partito Socialista Unitario. Arrestato nel 1925, poi rilasciato, si rifugiò in Francia e fu privato della cattedra e della cittadinanza.

Raffaele Rossetti, nato a Genova nel 1881, maggiore del genio navale, medaglia d'oro durante la prima guerra mondiale per l'affondamento nel porto di Pola della nave ammiraglia della flotta austriaca 'Viribus Unitis'. Dopo la marcia su Roma, fu contro Mussolini e il fascismo, subendo aggressioni. Deluso dalla monarchia, passò al movimento repubblicano. Nel 1925 fu costretto ad espatriare, lavorando come tipografo.

Cipriano Facchinetti, nativo della Venezia Giulia, aderì giovanissimo al Partito Repubblicano, fu volontario garibaldino in Grecia nel 1912 e durante la I guerra mondiale, restando ferito gravemente agli occhi sul monte Hermada. Dedicatosi alla politica, fu eletto deputato a Trieste nel 1924. Fu costretto ad emigrare nel 1926 e diresse a Parigi la ‘Concentrazione Antifascista’, in stretta collaborazione con Rossetti.

Vincenzo Nitti, il maggiore dei figli dell'ex presidente del Consiglio,era stato grande amico di Piero Gobetti e anche lui molto attivo nella cospirazione antifascista durante i primi anni del fuoruscitismo.

La denominazione del Movimento Giustizia e Libertà fu tratta, secondo il fondamentale richiamo risorgimentale presente nel programma, da versi di Giosuè Carducci, come nell' Ode a Victor Hugo "canta al mondo /aspettante giustizia e libertà". Né va dimenticato che Nello Rosselli, l'indimenticabile fratello di Carlo, aveva riscoperto e trattato nel suo libro 'Mazzini e Bakunin - Dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1872), il movimento democratico-sociale "Libertà e Giustizia" fondato a Napoli nel 1867 da protagonisti risorgimentali, mazziniani, pisacaniani, garibaldini, come Giuseppe Fanelli, Saverio Friscia, Carlo Gambuzzi, che pubblicarono per un anno anche un omonimo periodico di grande rilievo intellettuale, su quale apparvero scritti di Herzen, Bakunin, Marx .
Il giornale del Partito Socialista Unitario di Matteotti e Turati nato nel 1922 aveva come titolo 'La Giustizia' e il simbolo elettorale del 1924 era il sole nascente con la parola 'Libertà' in grande e 'socialismo' in piccolo. Il giornale della Concentrazione antifascista di Parigi nata nel 1926 era 'La libertà' diretta da Claudio Treves e su di essa scriveva Turati.
Il simbolo del Movimento Giustizia e Libertà', il gladio fiammeggiante nero sulla bandiera rossa, era di origine risorgimentale e socialista, segno di fede ardente e di energica volontà di lotta contro ogni forma di tirannìa e di oppressione.

IL PROGRAMMA
Esso apparve nel primo periodico del Movimento dal titolo omonimo "GIUSTIZIA E LIBERTA' di novembre 1929.
"Giustizia e Libertà" si batte per il rovesciamento della dittatura fascista e per la conquista di un regime libero, democratico, repubblicano.
Agisce sul terreno rivoluzionario, perché la dittatura ha reso impossibile ogni altra forma di lotta.
Convoca all'azione tutti gli italiani che si sentono offesi nella loro dignità dalla servitù presente e intendono partecipare attivamente alla riscossa.
Afferma che nell'attuale battaglia sono in giuoco i più alti interessi della classe lavoratrice, perché solo in un regime che garantisce eguaglianza giuridica e libertà politica potrà essa realizzare il suo ideale di giustizia economica e sociale.
Afferma che la liberazione d'Italia deve essere opera degli italiani.
Dichiara che la lotta è durissima e impone i massimi sacrifici.
Questo è il prezzo del secondo Risorgimento italiano. “
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