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Gianfranco Contu, Il difficile rapporto storico tra Giustizia e Libertà rosselliana e sua eredità azionista e il Partito Comunista Italiano

4 settembre 2006.

IL DIFFICILE RAPPORTO FRA “G.L.” E P.C.I.

La storia dei rapporti politici fra G.L. e P.C.I. è fatta più di contrasti che di accordi.

1) Già al tempo della costituzione del Movimento “G.L.” nell’emigrazione il P.C.I. nei suoi organi di stampa non perse occasione per deridere i liberalsocialisti come utopisti o addirittura come surrogati del fascismo; Togliatti non risparmiò neppure Carlo Rosselli e criticò aspramente la sua opera “Socialismo liberale”.

2) Al tempo della guerra di Spagna. il P.C,d’I non perdonò a G.L. e a Rosselli di aver scelto subito di partire in Spagna (contro la politica attendista dell’U.R.S.S.) e soprattutto di aver scelto di combattere nelle formazioni anarchiche e libertarie, invece che nelle Brigate Internazionali, quando queste furono costituite diversi mesi più tardi.

3) Durante il “Maggio di Barcellona”, quando i comunisti fecero “pulizia” degli elementi anarchici e di quelli comunisti dissidenti, perseguitarono e condannarono a morte anche parecchi militanti di G.L. (vedi il sardo Cornelio Martis).

4) Lo stesso assassinio di Carlo Rosselli, benché non ci siano dubbi sugli esecutori materiali (i “Cagoulards” dell'estrema destra francese), è ancora avvolto da un “cono d'ombra”, perché si sospettò fin dall'inizio che fossero coinvolti anche i comunisti (vedi la testimonianza di Bruno Zevi secondo cui il dubbio venne avanzato addirittura nel Comitato Centrale del Movimento, che si tenne subito dopo l'assassinio dei fratelli Rosselli). Anche se poi, data la guerra in corso, si preferì ripiegare sulla versione ufficiale per cui i mandanti furono i governanti fascisti di Roma.

5) Quando, nel settembre 1939, fu firmato lo sciagurato patto fra Hitler e Stalin, che dava via libera all'aggressione della Polonia e all'inizio della II guerra mondiale, G.L. si schierò subito contro, suscitando ancora una volta l'ostilità del P.C.I.

6) Durante la guerra di liberazione in Italia (1943-1945) le Brigate partigiane di G.L. ebbero un peso almeno pari a quello delle Brigate garibaldine egemonizzate dal P.C.I. (come dovette riconoscere a denti stretti lo stesso Togliatti).
Ebbene, in più di un’occasione i comunisti cercarono di diminuire l'importanza di G.L. nella Resistenza, quando (anche se la cosa va ancora provata meglio) non si sforzarono per concentrare su G.L. la reazione nazista.
Ad es.: è molto strano che fra i 335 assassinati alle Fosse Ardeatine (conseguenza della strage di via Rasella) i comunisti siano pochissimi, mentre i G.L. furono circa 60 – l’intera dirigenza romana del Partito d’Azione!); così pure perirono alle Ardeatine una settantina di partigiani e militanti di “Bandiera rossa”, il movimento comunista trotzkista dissidente.

7) Anche l'uccisione del filosofo Gentile fu aspramente stigmatizzata dai più alti esponenti del Partito d’Azione (Codignola, Valiani).

8) Infine, ricordiamo che la fine del governo Parri fu voluta da Togliatti, cosi come fu egli stesso a impedire la presenza del Partito d’Azione nel Sindacato unitario, ciò che impedì anche la trasformazione del Partito d’Azione in un partito di massa.

P.S.: Anche con la socialdemocrazia storica il rapporto con “G.L.” non fu sempre facile. Rosselli scriveva che il Partito Socialista, se voleva avere un futuro, avrebbe dovuto liberarsi della rigida impalcatura ideologica marxista. (Anche se, ovviamente era più accettabile del dogmatismo comunista).

Dott. Prof. Gianfranco Contu, docente universitario a Cagliari, federalista, liberalsocialista, storico e saggista
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