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Ristampe. Lettera Liberalsocialista n. 2 - dicembre 1998-gennaio 1999

21 settembre 2006 - Ristampe

Lettera Liberalsocialista - n. 2

28 dicembre 1998, data di fondazione del partito
a cura di
ALDO GAROSCI, GIORGIO PARRI, ALDO ROSSELLI, BRUNO ZEVI, NICOLA TERRACCIANO

ORIENTAMENTI DEL PARTITO

O. C'è chi parla di "profumo" del Partito d'Azione. Lo inalano tutti coloro che hanno fatto parte del movimento "Giustizia e Libertà", delle brigate partigiane G.L. e del Partito d'Azione. Lo inalano anche molti giovani che rievocano con la fantasia il clima di pulizia, di intransigenza etica, di coraggio e di intelligenza del P.d'A. Il Partito d'Azione non è morto nel 1947. È tornato alla clandestinità e alla diaspora. Ci sono formazioni che si richiamano al P.d'A., circoli Rosselli e liberalsocialisti, il Partito Sardo d'Azione. I gio­vani sanno che nessun "azionista si e mai sporcato, che quelli viventi, Aldo Garosci, Leo Valiani, Galante Garrone, Bobbio, Vittorio Foa sono uomini esemplari, che alimen­tano il profumo di partito.

I. Il nome. Abbiamo scelto PARTITO D'AZIONE LIBERALSOCIALISTA a) per distin­guerci dalle altre formazioni esistenti, e b) per richiamarci al pensiero originale di Carlo Rosselli espresso nel libro Socialismo liberale. Libro invecchiato, da attualizzare, ma pieno di stimoli ancora calzanti.

2. Il simbolo del partito è un esagono, la forma geometrica più moderna, assente negli altri simboli. La scritta è in diagonale ascendente. A scelta, negli spazi rossi sono segnati i nomi di alcuni dei leaders del P.d'A.

3. Né megalomanie nè frustrazioni. Il nostro partito non mira a diventare un partito di massa, e neppure un partito normale, organizzato da una burocrazia. Contiamo su 100-500 adesioni, un gruppo ben lontano da ambizioni parlamentari o amministrative, ma capace di esprimere un pensiero incalzante. Ognuno di noi ha qualcosa di originale da dire, e non sa dove dirlo: non lo sanno neppure coloro che scrivono su giornali o setti­manali, o che dirigono riviste. Manca così un pensiero specifico del P.d'A. Ecco perchè è nato il gruppo, ecco perche' pensiamo di istituzionalizzare questa lettera liberalsocialista. Dobbiamo tradurre le nostre idee disciplinari e professionali in chiave politica.
Nessuna illusione dunque di immediato e risonante successo. Vogliamo essere presenti, incisivi, disponibili all'azione politica dovunque sia convincente. Nessuna frustrazione, perchè nessuna facile illusione. La nostra ambizione è di essere un partito delle intelli­genze.

4. Il problema finanziario va affrontato, ma non ci deve impressionare. Il nostro programma minimo è la lettera settimanale liberalsocialista. Costa, ma non eccessivamente. Ci sono poi la sede e un minimo di segreteria. Costano, ma non eccessivamente. Con le iscrizioni e con gli abbonamenti alle lettere, dovremmo raggiungere il pareggio. Per tutto il resto adegueremo i programmi alle risorse.

5. Contenuti della lettera. Alcuni possono essere votati dagli organi direttivi del partito, altri da un gruppo di dirigenti o di soci, altri ancora da singoli individui che hanno qual­cosa di specifico da proporre. Le lesi degli azionisti non sono dogmatiche, possono anche essere diverse e contrastanti. L'importante è che mirino all'azione, a proporre alternative di governo.

6. Quote di iscrizione. Ne stabiliremo due: ordinaria, intorno alle 200.000 l'anno, quanto è sufficiente per pagare la tessera e la lettera; e sostenitrice, intorno a l.000.000 l'anno.

7. Diffusione del pensiero liberalsocialista. Circa mille lettere garantiscono una diffusione adeguata, penseremo poi ai possibili collegamenti con agenzie - stampa. Il Partito Radicale ha generosamente diffuso la lettera n. 1, e v'è da ritenere che si possa giungere ad un accordo con il Partito Radicale e con Radio Radicale. Chi ha proposte da fare, è invitato a farle al più presto. Ogni proposta va accompagnata da un calcolo di spese e ricavi.

8. Nessun presidente del partito. Non occorre. Il P.d'A. non aveva presidente. Bastano la giunta, il comitato centrale, il segretario e il tesoriere. Ognuno di noi è già personalizzato e non ha bisogno del partito per acquistare un'identità.

9. Come G.L. e il P.d'A., siamo orgogliosi di essere un partito di grandi ideali e di eccezio­nali tradizioni (non un partitino, ma un partitone), anche se in pochi. Non intendiamo essere "la casa di tutti", la "federazione", l ' "unione"; ce ne sono già troppe e non unisco­no niente. Noi siamo i diversi, gli anomali, gli eretici, gli anti-idolatri. Eravamo pochi, ma siamo stati protagonisti della Resistenza antifascista. Eravamo pochi, ma abbiamo fatto la Repubblica. Erano in pochissimi nel governo Prodi, ma siamo entrati in Europa. Dire che vogliamo "costruire" è generico. Vogliamo decostruire una società putrefatta, mutandone la struttura culturale. Niente più: come dice Woody Allen scherzando, vogliamo solo cogliere "l'essenza della condizione umana".

ATFUALITÀ DELLE FONTI: Il liberalsocialismo nella Vita di Carlo Rosselli, di Aldo Garosci, 1973.

"Nel complesso, Socialismo liberale è un libro solitario di un solitario. Riprende e si riannoda a quella crisi di valori morali che è responsabile del crollo del sociali­smo. Vi sono due o tre temi condensati in una sola trattazione, che sono condotti a convergere in una profezia politica: la congiunzione necessaria delle esigenze socialiste e della pratica liberale; una "rivoluzione della libertà" condotta a fondo contro il fascismo; e un riscatto del paese attraverso l'opera di un socialismo libera­to a sua volta da ogni ipoteca marxista. Punti fondamentali per l'orientamento poli­tico di oggi che ancora non è, da quando Socialismo liberale fu scritto, diventato ieri.
Quello che separa Rosselli, nel periodo in cui redige Socialismo liberale, da quel­l'ala moderata e riformista del partito socialista dei seguaci di Mondolfo è la sensa­zione del come la pratica riformista, attuata senza una concezione d'insieme, scissa dalla cultura moderna, non poteva essere pari alle terribili crisi. Qui è, in fondo, la giustificazione della rottura psicologica tra Rosselli e la tradizione del partito socia­lista. "Se gli intellettuali, giovani e vecchi, disertarono il socialismo, non era già perché d'un colpo si fossero trasformati in filistei utilitari... La vittoria di Mussolini era dovuta soprattutto all'incapacità organica dei dirigenti del movimento sociali­sta".
A questo punto sopravviene, appena espressa, la grande passione libertaria di Rosselli, che integra la sua passione liberale. Coesistono in lui il bisogno della libertà legalmente garantita e un grande bisogno dì giustizia compiuta attraverso il soprassalto di tutto l'essere, essere individuale ed essere sociale, attraverso il sacri­ficio e la rivoluzione. "Due visioni molto elevate, ma unilateralì della vita tendono a compenetrarsi: il razionalismo ellenico e il messianesimo d'Israele. Il primo regna attraverso l'amore della libertà, il rispetto delle autonomie, una concezione della vita armoniosa e disinteressata. Il secondo professa una giustizia tutta terrena, il mito dell'uguaglianza e una inquietudine spirituale opposta ad ogni tipo di indul­genza".
All'epoca di Socialismo liberale Rosselli spera ancora che sia possibile ricostruire il partito socialista italiano, orientato "verso una politica laburista liberale e respon­sabilità di governo". Nulla sembrava presagire l'inevitabilità della rottura tra Rosselli e il partito tradizionale. Questa avvenne infatti più sul terreno del carattere da dare alla lotta antifascista che sull'organizzazione di un socialismo dell'avveni­re... Il volere una rivoluzione è ciò che rappresenta il tratto realmente eretico della conclusione di Socialismo liberale.
La nuova generazione sente chiaramente che il fascismo non è un accidente o una specie di punto interrogativo. Comprendere è vincere. Il fascismo è quasi intera­mente privo di valore costruttivo. Ma ha un valore di rivoluzione degli italiani a se stessi. Il popolo italiano deve prepararsi alla lotta rivoluzionaria... E' estremamente seccante avere in Europa un problema tragico come l'italiano. Non ci si faccia illu­sioni. Non sarà eliminato prima di essere risolto. Esiste oggi, in Italia e fuori, una generazione di uomini che hanno scelto il loro destino e che per nulla al mondo rinunceranno a condurre la lotta alla sua logica conclusione".
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