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Luci e ombre di un libro su Ferruccio Parri

26 settembre 2006.
Luca Polese Remaggi insegna Storia dei Movimenti e dei Partiti Politici all’Università ‘La Sapienza’ di Roma e collabora con il Centro Studi sulla Transizione della Luiss. Il suo primo, fondamentale lavoro aveva riguardato ”Il Ponte di Calamandrei 1945-1956”, pubblicato dall’editore fiorentino Olschki nel 2001.

Ha scritto mel 2004 quella che si configura come la più scientifica biografia di Ferruccio Parri (Pinerolo, Torino, 19 gennaio 1890 - Roma, 8 dicembre 1980), dopo la stagione dei ricordi, dei profili essenziali, ma generali (es. quello del compianto Aldo Aniasi), della pubblicazione di documenti (es. quella sul Governo Parri).

Ma il titolo, secondo noi, è riduttivo e infelice dal punto di vista comunicativo”La Nazione perduta”, con il sottotitolo in piccolo ”Ferruccio Parri nel Novecento italiano” (Il Mulino, Bologna, 2004, pp. 405), che scompare completamente nel dorso, per cui chi scorre in libreria o in biblioteca il testo non ha proprio l’idea che si tratta di una biografia di Parri.

Il lavoro si presenta solido dal punto di vista del dominio sicuro della più ampia bibliografia sul tema e si caratterizza positivamente per il continuo collegamento tra i dati biografici e la storia politica italiana novecentesca, anche se rischia in più punti di essere sbilanciata in tal senso, riducendosi a sintesi di altri lavori più specifici.

Non ci trovano d’accordo alcuni giudizi non rigorosamente derivabili dalle vicende biografiche di Parri, che restano sospesi, rimandando al modo personale con cui l’autore ha visto il personaggio o si atteggia verso le vicende del Novecento italiano.

Resta il dato positivo di una ripresa di indagine più rigorosa su uno dei protagonisti più importanti della storia italiana, della storia repubblicana liberaldemocratica e liberalsocialista italiana, che ha saputo coniugare come pochi l’ideale mazziniano (respirato in famiglia attraverso il fondamentale influsso del padre Fedele, autore di uno studio specifico su Mazzini) del pensiero e dell’azione, dell’incessante lavorio intellettuale e critico (che doveva essere maggiormente approfondito dal Polese Remaggi) e dal dovere dell’azione, quando la coscienza umana, civile, politica lo imponevano: dalla trincea, allo Stato maggiore durante la prima guerra mondiale, alla lotta antifascista, pagata col carcere e il confino, alla Resistenza vissuta da protagonista nazionale, a Capo di Governo nel 1945, nel Partito d’Azione, alla Costituente, nel Parlamento, in particolare al Senato, quando ne fu giustamente designato a vita, nella piazze e tra la gente.

Un uomo mite e d’acciaio che non ha pari nella storia d’Italia, che ha saputo incarnare mirabilmente, miracolosamente nella sua personalità, nella sua complessissima, varia vicenda biografica le poliedriche dimensioni del più autentico Risorgimento: la fedeltà ideale mazziniana, l’audacia garibaldina e pisacaniana, la concretezza governativa cavourriana, la riflessione cattaniana, mai disgiunta dall’azione più rischiosa.

Non siamo d’accordo con la triplice fondamentale articolazione del libro (la rivoluzione antigiolittiana, la rivoluzione antifascista, la formazione della nazione repubblicana), perché il giolittismo, l’antifascismo, il repubblicanesimo non esauriscono la poliedricità della personalità intellettuale ed etico-politica di Parri.

Si deforma Parri, non si coglie Parri nell’origine della sua personalità senza il riferimento fondamentale, obbligato, si ripete, al mazzinianesimo, al doverismo mazziniano. Ogni biografia parriana non può quindi non partire da Mazzini, non sul vago antigiolittismo.
Né l’approdo liberaldemocratico è successivo, come vuol far credere Remaggi, estrapolando qualche passaggio dei suo scritti giovanili, ma è una delle dimensioni fondanti della personalità di Parri, al quale egli fu fedele fino alla morte, pur con gli approfondimenti meditati, legati ai suoi rapporti intellettuali, umani, di lotta politica col socialismo riformista liberaldemocratico, che ha i suoi riferimenti fondamentali in Salvemini, l’ultimo Turati, Matteotti, Carlo Rosselli.

La singolare, straordinaria vicenda biografica di Ferruccio Parri è centrale, fondamentale, nodale, con quelle di Gaetano Salvemini e di Carlo Rosselli.

Sui tre va avviata una nuova, più rigorosa, filologica ricerca storica, che ne faccia cogliere i veri profili e li inserisca nella memoria collettiva e nel dibattito etico-politico di questa cara, amara Italia, senza deformazioni, senza rimozioni degli aspetti più preziosi e nodali, capaci di nutrire la crescita e una nuova consapevolezza del complesso presente per generazioni altrimenti desolatamente confuse, sbandate nei confronti dell’intricata vicenda etico-politca del Novecento italiano ed europeo.




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