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Ernesto Rossi, Osservazioni e riflessioni nell'epistolario 1943-1967

27 febbraio 2007.
Dal volume, curato da Mimmo Franzinelli, Ernesto Rossi, Epistolario 1943-1967. Dal Partito d’Azione al centro-sinistra, Laterza, 2007, pp.554

“…rompere le uova nel paniere a tutti coloro che vorrebbero vendere uove marce…finchè posso, voglio continuare a prendermi il gusto di dire quello che penso su tutto e su tutti, senza riguardo”(lettera 77, 1950)

“…realizzare il nostro sogno: la Federazione Europea. E per questo ideale sono deciso a continuare a combattere, convinto come sono che essa sola possa salvare la nostra civiltà. Altrimenti continueremo a costruire sulle sabbie mobili.” (lettera n. 33, 1945)

Nel santuario interiore di Ernesto Rossi, vivono il compagno di cospirazione Umberto Ceva (suicidatosi a Regina Coeli la notte del Natale 1930 per sottrarsi all'intollerabile pressione poliziesca), i fratelli Carlo e Nello Rosselli (trucidati il 9 giugno 1937 in Normandia da sicari del fascismo), Eugenio Colorni (ucciso a Roma il 30 maggio 1944 dalla banda Koch), Leone Ginzburg (morto a Regina Coeli nel 1944 per le prolungate torture).
Di questa devozione privata testimonia la corrispondenza con la vedova di Ceva:
“Con suo marito io continuo a vivere come se fosse ancora fra noi. Tutte le sere, prima di addormentarmi gli mando un saluto, a lui e agli altri miei morti ai quali voglio più bene.
E cerco di non fare mai niente che essi mi potrebbero rimproverare.
È questa la religione che ancora si è salvata dal mio scetticismo e che, malgrado tutto, mi da una certa serenità. (lettera n. 35, 1946).
"Che cosa avrebbe detto, che cosa avrebbe fatto Leone Ginzburg se lo avessimo avuto ancora in nostra compagnia, dopo la guerra ?
Come si comporterebbe Leone davanti ai problemi della nostra vita politica ?
E' questa una domanda che spesso anch'io mi rivolgo.
Ed è la stessa domanda che spesso mi viene alla mente pensando a Carlo Rosselli.
Carlo e Leone: due capi che avrebbero potuto dirigere l'azione del nostro piccolo gruppo di «pazzi malinconici» (così lo chiamava Salvemini, troppo vecchio, al suo ritorno in Italia, per assumere lui la parte di leader nella lotta politica).
Ma, anche se ci sono mancati, non è venuta meno la loro influenza sulla nostra azione:chi è stato loro amico sa che gli sono ancora vicini e cerca ancora di essere degno della loro stima."(lettera n.296, 1964)

“Quando noi laici democratici ci mettiamo con i preti o con i comunisti, si accresce la confusione e si è sicuri di essere fregati.”(lettera n.162, 1956)

"..non ho mai aderito, nè intendo dare il mio nome ad associazioni o istituzioni di ex combattenti, ex partigiani, ex antifascisti ecc. Ho cominciato ad odiare i "benemeriti della Patria" fin da quando, ragazzo, vedevo i garibaldini con la camicia rossa alle cerimonie patriottiche ed alla inaugurazione di monumenti».
Nove anni di prigione e tre di confino non devono servire da «benemerenza»:
“Non mi considero un «perseguitato politico». La galera me la sono meritata, perché sono stato un avversario del fascismo ed ho fatto tutto quello che potevo per rovesciarlo. E, conoscendo gli italiani, son quasi sicuro che in una Casa di riposo per il perseguitato politico, troverei domani a riposare un bel campionario di ex spie dell'OVRA.” (lettera n. 160, 1956).

“Ai posti di comando nella diplomazia, nell'esercito, nel giornalismo, nella scuola sono ancora tutti i vecchi fascisti. La epurazione è stata una tragica burla che ha solo aiutato a disorganizzare completamente tutti i servizi pubblici. Non sono neppure riusciti a fare pagare un soldo agli ex gerarchi fascisti per le ricchezze accumulate durante la dittatura» (lettera n. 36, 1946).

“…in Italia il pericolo numero uno è il clericalismo”( lettera n.224, 1960)

Sulla Federconsorzi, diretta dall’on.Bonomi, che rappresentava l’articolazione della Democrazia Cristiana nella campagna, Rossi che proponeva una radicale riforma tesa a “sollevare l’agricoltura italiana dall’oppressione di questa piovra ereditata dal corporativismo fascista…sodalizio che ha al suo servizio una cinquantina di deputati,nomina la Commissione della Camera per l’agricoltura, determina la politica agraria del governo, finanzia il MSI, i giornali missini e la parte più retriva della Democrazia Cristiana.”(lettera n.239, 1961)

“Un intellettuale, se è veramente tale, ama la verità, senza considerare se è utile o meno,e non è disposto a confinarla nei trattati scientifici.”(lettera n.37, 1946), anche se bisogna avere l'amara consapevolezza, che, "come ripeteva spesso Salvemini 'mentre la verità si allaccia ai calzari, la menzogna fa dieci volte il giro del mondo' "(lettera,301, 1964)

“Per completare lo studio su «Confindustria e fascismo», che ristamperò riveduto ed ampliato in un libro, sto guardando i giornali, gli atti parlamentari, le riviste, i libri pubblicati durante i nove anni che ho trascorso in carcere ed i tre anni in cui fui confinato a Ventotene.
Queste letture mi convincono sempre più che Mussolini è stato molto meno responsabile per quello che è accaduto della banda degli uomini d'affari e dei capitani d'industria che tiravano le fila da dietro le quinte e non perdevano alcuna occasione per manifestare il loro servilismo, esaltando il genio del duce, la sua competenza in tutti i campi, la sua infallibilità, e la loro imperitura riconoscenza all'Uomo che aveva salvato l'Italia e indicato la strada da seguire a tutto il mondo civile.
Anche un cervello molto più equilibrato di quello che aveva Mussolini avrebbe facilmente dato di volta al fumo dei loro sperticati elogi.”(lettera n. 115, 1953)

“Caro Chabod,
mi assicurano da varie parti che è stato costituito un comitato, di cui faresti parte, per onorare Gioacchino Volpe.
Io voglio sperare che questa notizia non sia vera, perché la iniziativa sarebbe estremamente offensiva per tutti coloro che hanno sofferto la difesa della libertà durante il fatidico ventennio o sono stati assassinati dai protettori di Volpe per il loro antifascismo.
Volpe è stato molto più che un «compagno di viaggio» per Mussolini, di cui continua ad esaltare la memoria per avvelenare la nostra gioventù, con la sua schifosa ed ipocrita propaganda ammantata di storicismo.
Nessuno può sinceramente pensare ad un riconoscimento dell'attività scientifica del Volpe, prescindendo dalla sua attività come uomo politico.
Un tale atteggiamento non sarebbe ammissibile neppure in confronto ad un astronomo o a un chimico; è un assurdo per un cultore di scienze morali.
Volpe è l'individuo forse più rappresentativo dei nostri “chierici” che hanno tradito.
La sua intelligenza e la sua cultura aggravano la sua colpa, né si può ammettere che una manifestazione del genere sia presa da antifascisti, che vogliono dimostrare la loro riconoscenza per essere stati da lui difesi contro la intolleranza bestiale di altri gerarchi fascisti.
Non dobbiamo contribuire ad aumentare ancor di più la confusione.”(lettera n.126, 1954)

“Chi vuole rimanere alla finestra può portare a sua giustificazione un carrettino di buone ragioni: che è già stato troppo scottato dal fallimento del Partito d’Azione e delle altre iniziative seguite al Partito d’Azione; che non ha attitudini per partecipare alla vita dei partiti; che sta già svolgendo una azione politica fuori dei partiti, per proprio conto, azione che perderebbe molto della sua efficacia se prendesse una tessera; che il Partito Radicale è destinato a rimanere un partito di generali senza soldati; che esso non avrà uomini capaci di fare il lavoro pratico di organizzazione, e - pestando i calli a tutti coloro che hanno quattrini - non avrà i mezzi per le sedi, gli impiegati, i manifesti, ecc. ecc.
Sono tutte cose che mi sono detto mille volte e so già che mi troverò domani nel Partito Radicale (come in qualsiasi altro partito) peggio di un cane in chiesa.
Pure mi è parso oggi un dovere dare il mio piccolo contributo per cercare di far riuscire la iniziativa, non come gruppetto scissionistico del PLI, ma come nuovo partito, seriamente laico, capace di indicare le linee di una politica nuova per andare incontro alle esigenze sociali dei nostri tempi e di lavorare a lunga scadenza, senza fregole di immediati successi elettorali.
ce di indicare le linee di una politica nuova per andare incontro alle esigenze sociali dei nostri tempi e di lavorare a lunga scadenza, senza fregole di immediati successi elettorali.
Se non ci muoviamo oggi, che c'è ancora una possibilità per noi di azione politica attraverso i partiti, non avremo poi alcun diritto di protestare contro la progressiva invadenza dei clericali per imporci uno Stato sempre più confessionale e fascista, e non saremo neppur capaci di opporre alcuna resistenza seria all'avvento di una «democrazia progressiva» come la vogliono i comunisti.
Non ti pare? Pensaci su... e mandami il tuo nome.”(lettera n.148, 1956)

"Può svolgere un'azione politica seria, nell'interesse generale, tanto chi lavora per formare una classe dirigente migliore per il futuro, quanto chi cerca di realizzare quello che è possibile subito con le forze politiche esistenti:un esempio del primo tipo è Mazzini, del secondo Cavour.
Conviene che i seminatori non disprezzino le ragioni dei manovrieri:se non ci fosse, in ogni momento, anche chi è disposto a fare i compromessi indispensabili per evitare il peggio, molto facilmente verrebbe un regime totalitario, che renderebbe impossibile anche seminare per il futuro.
Ed è bene che coloro che vogliono svolgere un'azione politica, che mira a risultati a lunga scadenza non entrino nella direzione dei partiti, nè dei parlamenti:non sono luoghi adatti a loro."(lettera n.287, 1963)

“Il tempo e i cervelli dei congressisti, secondo me, sarebbero stati impiegati molto meglio se i congressisti avessero preso in esame qualche problema concreto dalla cui soluzione dipende la efficacia delle istituzioni democratiche e liberali. Ad esempio:
a) quali caratteristiche giuridiche ed economiche deve avere una unità europea per consentire un minimo di cooperazione tra gli Stati che ne fanno parte ?
b) come impedire che le autorità ecclesiastiche, nei paesi a maggioranza cattolica, profittino dei loro poteri spirituali per trasformare la democrazia in teocrazia ?
c) come impedire che le oligarchie capitalistiche, nei paesi in cui il potere economico è concentrato in poche mani, trasformino la democrazia in plutocrazia ?
d) com'è possibile conservare la libertà di stampa e assicurare la esattezza delle informazioni, quando i maggiori giornali sono tutti finanziati dai gruppi plutocratici ed i giornali indipendenti non possono ottenere alcun contratto di pubblicità ?
e) come dovrebbe essere controllato il finanziamento delle «macchine» dei partiti e delle elezioni per ottenere che il Parlamento sia veramente un organo rappresentativo?
f) come scegliere gli uomini da mettere alla direzione dei servizi pubblici di maggiore importanza? g) come deve essere regolato il diritto di sciopero per impedire che il potere dei sindacati predomini sul potere del Parlamento?
Discussioni su problemi di questo genere, alle quali partecipassero uomini di paesi e tendenze diverse, potrebbero contribuire a formare l'educazione politica delle popolazioni europee molto più di congressi internazionali che, per non compromettere gli organizzatori e per ottenere la unanimità dei consensi, mettono all'ordine del giorno degli argomenti che non possono avere interesse neppure per i metafisici.”(lettera n.175, 1957)

“…le nostre elezioni amministrative sono andate abbastanza bene, seguendo un accentuato spostamento verso sinistra, e portando (con l'accordo fra il PSI e il Partito Radicale) alla elezione di 52 radicali nelle amministrazioni comunali e provinciali (prima il Partito Radicale aveva soltanto quattro consiglieri).
L'aspetto negativo è stata una sensibile diminuzione di voti del PSI (conseguenza, credo, del suo spostamento di fronte e quindi di violentissimi attacchi rivoltigli dai comunisti, e dello ostruzionismo dei «carristi»( la definizione di «carristi» indicava un gruppo di esponenti socialisti che nel 1956 avevano giustificato l'invasione sovietica dell'Ungheria, quale misura obbligata per fronteggiare una controrivoluzione) alle decisioni degli organi centrali) e l'aumento di voti del MSI (conseguenza, credo, della paura dei «ben pensanti» per i moti di piazza, contro Tambroni).
Nel consiglio comunale di Roma sono entrati tre radicali: due (Piccardi e Cederna) ottimi…I miei rapporti con l'editore Feltrinelli vanno sempre peggio. Feltrinelli pare abbia perduto ogni interesse alla pubblicazione delle opere di Salvemini. Non risponde alle ripetute lettere mie e dei curatori, fa in sei mesi il lavoro che dovrebbe fare in una settimana, accampa tutti i pretesti per rinviare, rinviare, rinviare... Accidenti agli italiani È più difficile trovare, in Italia, una persona seria, che mantenga le promesse, che trovare un maschio che diventi femmina... e viceversa.”(lettera n.223, 1960)


“Questa inchiesta(sui monopoli) - secondo me - si può fare «sul serio» (pestando i calli senza riguardo ai padroni del vapore) o «per burla» (in tacito accordo, o almeno in modo da non dispiacere ai padroni del vapore).
Si può fare l'inchiesta «per burla» dando la maggior importanza a delle ricerche teoriche (sullo sviluppo del valore aggiunto, sulla flessibilità dei prezzi, sulla misura del grado di monopolio, sul progresso tecnologico, sul ricambio delle imprese, ecc.) che potrebbero essere fatte da qualsiasi accademia, senza bisogno dei poteri eccezionali (corrispondenti - credo - a quelli dell'autorità giudiziaria) di cui è dotata una commissione d'inchiesta parlamentare.
L'unico modo di fare l'inchiesta «sul serio», per me, sarebbe quello di utilizzare il tempo, gli uomini e i quattrini disponibili per far «cantare» i Grandi Baroni, i loro valvassori e i loro clienti sulle operazioni predatorie che compiono a danno della collettività nazionale.
Basterebbe concentrare l'inchiesta su una diecina di grossi gruppi industriali e finanziari, che sono stati messi mille volte in stato d'accusa per le loro pratiche monopolistiche (Fiat, Edison Montecatini, Pirelli, Snia Viscosa, Italcementi, La Centrale, Eridania, Immobiliare, Federconsorzi, ecc.) e approfondire le indagini interrogando i direttori generali dei diversi servizi delle società (interrogatori fatti presso le sedi centrali delle società, da tre, cinque persone intelligenti, energiche, ben preparate, dotate di poteri sufficienti); far prestare anche testimonianze sotto giuramento; dare qualche buon esempio di incriminazione per rifiuto di rispondere o per risposte reticenti; verbalizzare tutti gli interrogatori e farli sottoscrivere dagli interrogati; infine, studiare attentamente tutto il materiale raccolto per preparare altri interrogatori a Roma, ancor più stringenti, ai presidenti e ai consiglieri delegati delle società capo-gruppo (Valletta, Pirelli, Pesenti, Faina, Valerio, Marinotti, Bruno, Bonomi, Barosio, ecc.).
Questi interrogatori dovrebbero svolgersi davanti alla Commissione Parlamentare al completo ed essere diretti col medesimo rigore e coi medesimi criteri che vengono seguiti da un buon giudice inquirente quando vuole arrivare veramente a capire come è stato compiuto il delitto e chi l'ha compiuto.
Soltanto se la Commissione d'inchiesta non sprecherà il suo tempo e i suoi quattrini in monografie accademiche e si metterà a fare quelle indagini che essa sola può compiere, per i poteri eccezionali di cui è dotata, darà dei risultati che giustificheranno la sua esistenza; altrimenti costituirà un ostacolo, invece che un aiuto, per una seria riforma delle nostre leggi contro le imprese monopolistiche, e concluderà i suoi lavori dando in qualche modo ragione al dr. Costa, il quale sostiene che in Italia esiste un solo monopolio: il monopolio dei sali e tabacchi.
Questa conclusione farebbe perdere agli italiani anche quel poco di fiducia che ancora hanno nelle commissioni parlamentari e d'inchiesta, come strumento per illuminare l'azione dei legislatori, nonostante le cattive prove che esse hanno dato sinora (specialmente quella che ha indagato sul caso Giuffrè) e contribuiranno a screditare sempre più le nostre istituzioni democratiche, con vantaggio delle istituzioni totalitarie.”(lettera n.238, 1961) (Il finanziere Giovanni Battista Giuffrè, noto come il «banchiere di Dio», alla metà degli anni Cinquanta aveva rastrellato risparmi popolari nell'Italia centrale, utilizzando quale struttura operativa la rete parrocchiale e promettendo a chi gli affidava il denaro la corresponsione di interessi variabili dal 70 al 100%, grazie ai «miracoli della Provvidenza».
La mancata omissione dell'azione di controllo da parte del ministro delle Finanze Giulio Andreotti consentì a Giuffrè di raccogliere ingenti somme e di allestire una colossale truffa, scoperta nel 1958. Dello scandalo s'interessò una commissione parlamentare, la cui relazione di maggioranza - redatta da democristiani e socialdemocratici e approvata il 22 gennaio 1958 dalla camera con 299 contro 298-sostenna che Andreotti non avrebbe ricevuto un promemoria che accusava Giuffrè di gravissime irregolarità.)

“Uno come me, piuttosto che al successo, pensa a stare in pace con la propria coscienza.”(lettera n.272, 1962)

“Sono contrario al pacifismo unilaterale, alle beffe del disarmo non controllato; ritengo necessaria la difesa dei diritto dello Stato contro l'invadenza clericale, senza però cadere nell'anticlericalismo podrecchiano e anacronistico di vecchio stampo massonico; credo utile cercare buoni rapporti con la sinistra democratica, ora che il governo di centro-sinistra segna pur sempre, ad onta dell'assoluzione dei i frati di Mazzarino e robe del genere, un miglioramento rispetto alla situazione precedente.
Questo pur mantenendo la piena libertà di critica verso il governo di centro-sinistra, e tenendo pur sempre ben d'occhio le tendenze reazionarie di parte dei democristiani».
Quanto ai rapporti coi comunisti, riterrei opportuno cercare di mantenerli buoni, pur mantenendo ferme le nostre posizioni ideologiche e i nostri principi; e lo stesso penso si debba fare nei riguardi dei carristi del PSI, brave persone ma spesso molto faziose e incorreggibiili, quali eredi dei massimalisti, sui quali ricade la maggior responsabilità dell'avvento del fascismo.
Per me, l'attuale posizione di Nenni è quella che più mi pare consona alle esigenze del momento.”(lettera n.273, 1962)

“Ormai ho poco fiato, ma finché mi reggerò in piedi continuerò a camminare sulla mia strada..., è una strada che non porta a niente e che si concluderà fra poco, anche per me, nel nulla; ma è la sola strada sulla quale potevo incontrarmi con Gaetano Salvemini, con Carlo Rosselli, con te e con tutti gli altri «fessi», ai quali ho voluto bene, che sono stati al mio fianco o mi hanno preceduto nella lotta per «la Giustizia e la Libertà».(lettera n.283, a Emilio Lussu, 1963)

"La esistenza, nel nostro paese, di un partito comunista molto più forte di quello che sono i partiti comunisti negli altri paesi europei (partiti tutti quanti finanziati e diretti dal Cremlino quali strumenti della politica estera dell'URSS, che ha esigenze militari e di espansione imperialistica analoghe a quelle delle altre grandi potenze), rende molto difficile tenere le posizioni democratiche di sinistra.
L'atteggiamento assunto a suo tempo, dai comunisti, nei confronti della monarchia e dei Patti Lateranensi, la loro continua offerta di collaborazione al governo con la D.C. (anche quando la D.C. è rappresentata da Andreotti, Scelba, Pella e compagni); il loro immediato allineamento a tutte le posizioni prese dal governo sovietico, confermano - secondo me - che non possiamo fare affidamento sui comunisti per una politica a lungo raggio.
I dirigenti comunisti se ne fregano dei principi dell'89; se ne fregano della difesa dello stato laico, non danno alcuna importanza a conservare una certa coerenza fra quello che fanno oggi e quello che hanno affermato ieri, non hanno un attimo di esitazione a seminarci per la strada se viene una nuova parola d'ordine da Mosca: sono i «gesuiti moderni»: il loro unico, vero, permanente obiettivo è la grandezza della Chiesa (della URSS), qualunque cosa essa diventi e da qualsiasi persona sia rappresentata.
In certi momenti può essere necessario affiancarci ai comunisti per azioni particolari; ma non dobbiamo mai dimenticare che i comunisti - qualunque siano le loro professioni di stima e le loro promesse - ci considerano dei «borghesi» e intendono adoprarci solo come utili idioti."(lettera n.287, 1963)

"Purtroppo temo che il pateracchio con la D.C. sia divenuto per il Partito Socialista una questione di vita o di morte, perché, da quando ha rotto l'alleanza con il PCI, ha dovuto rinunciare alle principali fonti di finanziamento.
Tutti parlano di programmi, di ideologie, di sacri principi; ma il nocciolo del problema è nei quattrini. Le «macchine» non sono più al servizio dei partiti; i partiti sono al servizio delle macchine: i burocrati - che tengono nelle loro mani le vere leve di comando dei partiti e che conoscono tutto e tutti - sono uniti fra loro dal comune interesse e riescono ormai ad imporre quella politica che da maggiore speranza di sicurezza della continuità degli stipendi e le maggiori «opportunità» di compensi straordinari di tutti i generi.
Nelle direzioni dei partiti o nel Parlamento i funzionari diventano sempre più numerosi e più i potenti... È questo, secondo me, il cancro che fa marcire tutte le democrazie moderne, obbligando i dirigenti dei partiti ad una doppia politica (una per la ristrettissima cerchia degli iniziati e l'altra per il volgo profano), asservendo il potere legislativo e quello esecutivo ai gruppi che finanziano i partiti, corrompendo la pubblica amministrazione e impedendo qualsiasi controllo sulla spesa del pubblico denaro."(lettera n.290, 1963)


"Caro Nenni,
ti ringrazio molto della tua del 12 dicembre: mi ha fatto molto piacere.
Sono convinto che non esistono oggi le condizioni necessarie per fare con sufficiente probabilità di successo un esperimento quale quello che state facendo, e temo molto che vi bruciate, sacrificando l'avvenire a effimeri risultati nel presente.
Troppi di voi non sapranno resistere alle tentazioni del sottogoverno.
Ma non pretendo di essere infallibile ed il PSI resta ancora, per me, la sola speranza di vedere realizzati alcuni dei miei obiettivi politici.
Per questo faccio tutti i miei voti perché non avvenga la scissione della sinistra, e mi auguro che tu sia disposto a trangugiare anche i più grossi rospi per conservare la unità del partito... la scissione della sinistra getterebbe il PSI sotto le sottane dei preti. Molto, ma molto peggio.
In tutti i modi puoi sempre contare sulla mia amicizia.
Non dimentico la lotta antifascista, né mi illudo che siano superati i pericoli di una resurrezione del fascismo sotto altre forme.
L'ultima volta che, a Sorrento, parlai di te con Salvemini: «Nenni - mi disse - è un uomo buono».
Per Salvemini essere buono significava fare tutto quello che è possibile fare per rendere un pò meno bestiale la vita della povera gente: venendo da Salvemini era un elogio molto più significativo di qualsiasi riconoscimento di ortodossia marxista.

(Esponenti delle correnti di sinistra del Partito socialista, contrarie all'ingresso nel governo, preparavano a fine 1963 la scissione e la nascita del Partito Socialista di Unità Proletaria, collocato all'opposizione insieme ai comunisti).

"Siamo in quattro gatti (anzi in due gatti, io e Parri all'Astrolabio) e combattiamo con deglki stuzzicadenti.Ma quello che importa è non mollare:fare, finchè si ha fiato, quel che si ritiene di dover fare, senza guardare al successo personale e, per il resto, conviene affidarsi al Padreterno,"che è un santo grosso".(lettera n.297, 1964)

"Riconosco anch'io che Piccardi commise un errore a partecipare nel 1939 a quel convegno giuridico italo-tedesco; come, secondo me, commise un errore Benedetto Croce quando, nel1924, diede il voto favorevole a Mussolini dopo l'assassinio di Matteotti e quando, nel 1935, donò la «medaglietta» di senatore alla patria per l'impresa di Abissinia; come commise un errore Luigi Einaudi, nel 1931, come professore universitario, quando giurò di essere fedele al regime fascista; come commise un errore Luigi Albertini quando, anche lui, donò la «medaglietta» alla patria; come commise un errore Piero Calamandrei quando, nel 1941, scrisse il saggio sul pensiero giuridico per il ventennale; come commise un errore A.C. Jemolo quando scrisse, pure nel 1941, le voci sul concordato e sui patti lateranensi del Dizionario di politica, edito dal PNF...
Ma se Piccardi avrebbe fatto molto meglio a rifiutare l'invito rivoltogli dal ministro della giustizia dell'epoca di andare al convegno di : Vienna, insieme al presidente della Cassazione e ad altri alti magistrati, forse che a Pannunzio e a Benedetti l'aveva ordinato il dottore di dirigere per più di due anni un periodico in cui ogni settimana dovevano necessariamente fare la propaganda a tutte le bestialità ed i crimini fascisti e nazisti?
Io ho sempre avuto ed ho ancora molta comprensione per le ragioni con le quali tante brave persone cercano di giustificare le loro debolezze, i loro cedimenti, ed anche le loro vigliaccherie nei confronti del duce e del fascismo, che disprezzavano ed odiavano.
Le pressioni alle quali possono essere soggetti, in un regime dittatoriale, tutti coloro che hanno raggiunto una certa «posizione sociale» sono tali e tante che per non mollare, per tutto un ventennio, bisogna essere disposti a rinunciare alla carriera, a rovinar la famiglia ad andare in galera o in esilio.
Se non avessi avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada Salvernini, molto facilmente anch'io, ad un certo punto, avrei «mollato», come mollarono quasi tutti i professori universitari (meno undici!), giurando fedeltà al regime; come mollarono quasi tutti i parlamentari antifascisti rimasti liberi in Italia, donando la «medaglietta» alla patria, ecc. ecc.
Io sono completamente d'accordo con la tesi sostenuta da Brancati nel film 'Anni difficili' e con quello che, al XX congresso del Partito comunista sovietico disse Krusciov a chi lo rimproverava di avere, anche lui, sgambettato davanti al tiranno Stalin per ingraziarselo. Questa degradazione della dignità umana è l'aspetto che più mi ripugna in tutti i regimi totalitari.
Le mie maniche sono tanto larghe che ci può star dentro comodo anche un gerarca con l'aquila sul berretto e con gli stivaloni.
Guardo a quello che gli uomini possono fare in avvenire molto più che a quello che hanno fatto in passato. La conoscenza del loro comportamento durante il «regime» mi serve solo quale elemento di giudizio per stabilire quanta fiducia meritano le loro attuali professioni di fede in senso liberale e democratico.
Ma quello che non riesco proprio a sopportare è il «tartufismo»: l'ipocrisia di chi cerca con la lente di ingrandimento il bruscolo nell'occhio dell'avversario e fa finta di non vedere la trave nel proprio occhio o nell'occhio dell'amico.
Fino a quando Pannunzio non tirò fuori il «caso morale» per liberarsi di Piccardi (il quale non consentiva di portare il PR dalle posizioni di affiancamento al PSI - nelle quali né Carandini, né Cattani avrebbero avuto alcuna possibilità di essere presentati alle elezioni politiche - alle posizioni di affiancamento del PSDI e del PRI) non mi sarebbe mai neppure passata per l'anticamera del cervello l'idea di indagare quello che Pannunzio aveva detto o fatto durante il regime fascista.
Ed anche se avessi saputo sul suo conto tutto quello che so oggi, non avrei rinunciato a collaborare al «Mondo».
Non ho alcuna simpatia per i voltagabbana; ma non mi scandalizzo se gli uomini non reggono al di là di un certo «punto di fusione» o se cambiano il loro atteggiamento politico traendo profitto da nuove esperienze."(lettera n.301, 1964)

"Unificazione socialista, programmazione, comunismo, unità europea, Saragat, Nenni e compagni, con falsi scopi o questioni di importanza secondaria.
Il vero spartiacque(non solo in Italia, ma in tutto il mondo) è oggi dato dal laicismo o dal clericalismo(=gesuitismo)."(lettera n.331, 1966)


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