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Nicola Terracciano, Ricordo di Ernesto Rossi nel 40° della morte

Letto al Convegno di Bertinoro’Verso una Costituente Laica Liberalsocialista’, la mattina del 3 marzo.
“Senza memoria, memoria critica e anche autocritica, non c’è futuro, specialmente per la costruzione di un nuovo soggetto politico.

E spero che noi non dimenticheremo quest’anno anche il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi e il 70° dell’assassinio di Carlo e Nello Rosselli a Bagnoles de l’Orne e anche della morte di Antonio Gramsci.

Ernesto Rossi è veramente un prezioso, fondamentale compagno e maestro (con altri a lui strettamente collegati, come Gaetano Salvemini, Piero Gobetti, Carlo e Nello Rosselli, Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Riccardo Bauer, Ferruccio Parri) di questa ardua e importante ‘costituzione di una moderna forza laica liberalsocialista’, perché ha testimoniato in modo rigoroso all’estremo e si è battuto con tutte le sue forze, con sacrifici inimmaginabili, per quei valori di libertà, di democrazia, di antitotalitarismo (contro il fascismo, contro il nazismo, contro il comunismo), di europeismo, di liberalsocialismo, di radicalismo, soprattutto di laicismo, che intendono e devono essere i fondamenti storico-ideali caratterizzanti del nostro progetto.

Nato a Caserta nel 1897, interventista liberaldemocratico nella I guerra mondiale, fu ferito, mentre suo fratello Mario dava anche la vita.

Avendo conosciuto a Firenze Salvemini, fu a lui vicino, con Carlo e Nello Rosselli, nella battaglia antifascista del ’Non mollare’ , dopo il delitto Matteotti.

Aderì al Movimento di ‘Giustizia e Libertà’, fondato soprattutto da Carlo Rosselli a Parigi nel 1929.

Nel 1930 fu arrestato su delazione di una spia Carlo Del Re (con il quale avrà diverse vertenze legali nella confusa età repubblicana, incapace di una doverosa epurazione) e restò in carcere fino al 1939, quando fu mandato al confino di Ventotene.

Lì con Spinelli e Colorni fu autore del famoso ‘Manifesto Europeista’, poi tra i principali promotori e animatori del ‘Movimento Federalista’ alla caduta del fascismo.

Costretto a fuggire in Svizzera, ritornò con la Liberazione e fu membro della Consulta, Sottosegretario del Governo Parri e Presidente di un’azienda pubblica fino al suo scioglimento nel 1958, l’Arar (Azienda Rilievo Alienazione Residuati di guerra), riconfermato quindi da De Gasperi per il rigore e il valore della sua gestione.

Aderente del Partito d’Azione, partecipò anche alle elezioni.

Fu promotore nel 1955 del primo Partito Radicale con Leo Valiani, Eugenio Scalari, Leopoldo Piccardi, che, alleato con il PSI, ebbe nel 1960 anche fino a 52 amministratori locali (3 ad es. a Roma).

Ma i campi privilegiati nei quali portò avanti la sua battaglia politica e civile furono quelli di pubblicista, di promotore dei famosi dibattiti degli ’Amici de ‘Il Mondo’ e poi del ‘Movimento Salvemini’, e di giornalista (dal ’Corriere della Sera’ a ‘La Stampa’, poi soprattutto con ‘Il Mondo’ di Pannunzio e con ‘L’Astrolabio’ di Ferruccio Parri).

Ha scritto libri memorabili: ‘Abolire la miseria’, ’Settimo: non rubare’, ‘Padroni del vapore’, ’Le baronie elettriche’, ’Borse e borsaioli’, ‘Viaggio nel feudo di Bonomi’ (la Federconsorzi), ’ Lo stato industriale’, ’Lo stato cinematografaro’, ’I nostri quattrini’,’Aria fritta’, ’‘Una spia del regime’, ‘La pupilla del duce: l’Ovra’, ‘No al fascismo’, ‘Il manganello e l’aspersorio’ ’Il Sillabo: gli errori del secolo nei documenti pontifici da Pio IX a Pio XII’, ‘Pagine anticlericali’, nei quali ha denunciato e coi quali si è battuto contro ogni corruzione, ogni monopolio, contro l’egemonia clericale nella società italiana, per una concezione rigorosa del bene comune, dell’uso del denaro pubblico (per questo fu vicino anche a Luigi Einaudi e ne ebbe la sua stima costante), con puntigliosa, precisa, documentata ricostruzione sul passato prossimo e lontano (es. i rapporti di collaborazione e quindi di complicità tra grande industria, cattolicesimo e fascismo).

Ha promosso la pubblicazione dell’opera omnia di Gaetano Salvemini in 18 volumi presso l’editore Feltrinelli.

Voglio ricordare, alla fine, una sua frase, che è rilevatrice del suo profondo mondo spirituale e che anche noi possiamo assumere come un dovere, come una laica religione” Tutte le sere, prima di addormentarmi, mando un saluto ai morti ai quali voglio più bene. E cerco di non fare mai niente che essi mi potrebbero rimproverare. È questa la religione che ancora si è salvata dal mio scetticismo e che, malgrado tutto, mi da una certa serenità.”
Cerchiamo, amici e compagni veri e seri, di non fare mai niente che Turati, Matteotti, Salvemini, Carlo e Nello Rosselli, Parri, Pertini, Ernesto Rossi ci potrebbero rimproverare.”

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