www.liberalsocialisti.org/ Biblioteca liberalsocialista/ La strage nazi-fascista del 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine. I Caduti del Partito d'Azione

La strage nazi-fascista del 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine. I Caduti del Partito d'Azione







24 MARZO 1944

I CADUTI DEL PARTITO D’AZIONE

(della strage nazi-fascista delle Fosse Ardeatine)


‘Quaderno’ del Partito d’Azione-24 marzo 1945-Tipografia’Et Ultra’, Roma-Via Roma Libera,10




“ Il 23 marzo 1944 una colonna di S.S. tedesche di passaggio per via Rasella veniva attaccata da un gruppo di patrioti. 32 tedeschi vi lasciarono la vita. Il giorno seguente pressa poco alla stessa ora centinaia dì detenuti politici venivano fatti affluire al pianterreno di Regina Coeli. Molti di essi vennero chiamali dalle loro celle con il pretesto che sarebbero stati messi in libertà o portati al lavoro obbligatorio. Tuttavia, allorché ciascuno fu obbligato a spogliarsi della giacca e del cappotto e le mani furono legate dietro la schiena, pochi si fecero illusioni sulla vera destinazione e sulla propria sorte. Furono avviati sugli autocarri che stazionavano fuori del carcere e di lì furono trasportati a certe vecchie cave nei pressi delle catacombe di S. Callisto.



Che cosa accadde effettivamente in quel luogo alla fine di quel giorno ed il giorno seguente possiamo dirlo solo con una certa approssimazione: molte cose si possono immaginare su quell’ammasso di salme in stato di avanzata decomposizione riesumate alcuni mesi dopo la liberazione dì Roma. Secondo quanto è stato accertato gli ostaggi furono uccisi uno per uno o forse a gruppi, quindi le entrate delle cave furono fatte saltare in aria ed il luogo rimase desolato fino all'arrivo degli Alleati.



Ricorre in questi giorni il primo anniversario della strage delle Fosse Ardeatine. A distanza di un anno il dolore delle famiglie si è rassegnato e quanto di inaudita ferocia e di infamia aveva l'avvenimento è quasi passato in seconda linea nelle nostre considerazioni.



Il destino dei grandi fatti umani è proprio questo: di perdere a poco la volta quei caratteri crudi e spietati per imporsi nel loro intimo significato alla spirito, per divenire espressione del travaglio e della fatica umana.



Pure, siamo ancora troppo vicini alla strage perché essa già si imponga a noi come un simbolo. Noi ci sentiamo troppo stretti ancora all’individualità di quei caduti. Essi sono stati i nostri recenti compagni dì lotta. Essi sono caduti al nostro fianco ed il ricordo che noi conserviamo di loro è ancora cocente, il vuoto che hanno lasciato è ancora incolmabile, la loro fine è ancora avvolta, nel nostro animo, di quanto oscuramente tragico ed incomprensibile vi è nelle manifestazioni della irrazionalità.



E' per questo che noi del Partito d'Azione, commemoriamo oggi i mostri morti. Oggi sono ancora troppo nostri per cederli alla storia del nostro paese.



Non v è dunque in questa particolare rievocazione nessuna iattanza. Vi è solo il desiderio di rivivere l'anniversario nel particolare ricordo dei nostri compagni, di ripercorrere nello spazio di quest'anno che abbiamo lasciato alle nostre spalle, la storia del dolore della loro scomparsa, di un dolore che si compone e si scioglie dati ceppi del sentimento per entrare man mano nella sfera della libertà dello spirito.



La guerra non è ancora finita, la battaglia che noi intraprendemmo è ancora in corso, più che mai viva, più che mai decisiva peti il nostro avvenire. Oggi vi è un solo modo di onorarle i morti : sentire che i nostri morti sono un impegno da non dimenticare. A questo impegno noi dobbiamo far fronte giorno per giorno, lavorando, riconquistando la stima di noi stessi e la fiducia nel paese, la fiducia del paese.



Un giorno ci saranno delle lapidi e dei monumenti, e se il nostro impegna sarà stato mantenuto, la nuova società italiana ricorderà la generazione dei pionieri, riconoscerà negli scomparsi la forza e il lievito dell'avvenire.



La strage delle Fosse Ardeatine ha un particolare significato nella storia di Roma. La storia del nostro paese è prevalentemente una storia di città. Ciascuna città italiana ha proprie tradizioni, ha una propria storia ed in questo storia certi avvenimenti assumono un'importanza determinante del carattere e del tono della città. Inoltre questi avvenimenti hanno una certa forza coesiva nella società in cui si sono verificati, al di sopra dì ogni classe sociale, e danno un'atmosfera.



Roma non ha tradizioni simili poiché la sua storia ha troppo le impronte dell'universale. I fatti della storia di Roma appartengono prevalentemente all'Europa ed all'Italia. La stessa Repubblica romana del '49, gli episodi di Villa Medici e dei Vascello sono legati al nostro Risorgimento e non hanno lasciato un solco particolare nell'animo dei romani.



Ciò che è avvenuto il 24 marzo 1943 ha colpito direttamente Roma». Quel grande massacro passerà nella storia come il simbolo della resistenza della città ed i romani riconosceranno i loro caduti, sentiranno nel loro sacrificio un apporto decisivo allo spirito della cittadinanza, alla coesione ed alla solidarietà di tutte le classi social».



E le Fosse Ardeatine costituiranno la prima pietra del rinnovamento della città.”



BIOGRAFIE DEI CADUTI



Abbiamo voluto qui raccogliere brevi cenni biografici sui nostri Caduti alle Fosse Ardeatine. La ricerca è stata lunga e difficile. Le famiglie, a cui ci siamo rivolti, spesso erano all'oscuro sulla forma dì attività svolta dati loro Cari, e difficile è stato rintracciare i compagni con cui Essi collaborarono.

Forse ci saranno delle inesattezze, forse mancherà qualche nome; ne chiediamo perdono alla memoria di Coloro che sono caduti per il bene della Patria e alle Famiglie doloranti.



E preghiamo i compagni tutti a Voler fornire quei dati e quegli elementi in loro possesso, perché al più presto si possa, in un'unica pubblicazione, degnamente onorare la memoria di tutti i nostri Martiri, per amore verso di Loro e per la gloria del nostro Partito.



ALBERTELLI PILO



« Se ho lavorato e lavoro e come spero lavorerò, questo è dovuto quasi unicamente alle convinzioni morali che ormai sono la spina dorsale di ogni mio agire, la convinzione che la vita va vissuta come una missione... Un uomo senza ideali non è un uomo, ed è doveroso sacrificare, quando è necessario, ogni cosa per questi ideali».



A questo schema di vita aveva ispirato lutto le sue azioni. Lo studio severo aveva aperto la sua mente ad alti problemi morali, giovanissimo era già un filosofo penetrante, tormentato. Il suo tormento consisteva sopratutto nel non veder realizzato nella pratica della vita quegli alti ideali che erano in Lui ragione di essere. Il suo senso kantiano del dovere lo aveva spinto, studente, a tentare una riscossa del libero pensiero, attraverso una rivista. Fu rinchiuso in carcere e condannato.

Laureato e, vinto il concorso, aveva portato nella scuola un senso elevato di apostolato. Fu amato dai suoi allievi che appresero da Lui non solo la filosofia, ma la conoscenza di se stessi, la facoltà di scrutare i loro animi, per cogliervi il senso riposto delle loro individualità.



E questo giovane filosofo, questo severo studioso dopo l'8 settembre abbandonò la sua casa, i suoi studi, i suoi affetti più cari per combattere in favore di quegli ideali maturati in anni di preparazione e vissuti con sofferenza acuta e silenziosa.



Assunse uno dei compiti più rischiosi, collaborò cioè al Centro Militare del Partito, e ne fu uno dei Capi. Girò per case, magazzini, nascondigli, trasportò armi, esplosivi, organizzò squadre, fu infaticabile ed eroico. E cadde come un soldato. Fu preso dalle squadre Caruso e sottoposto ad inumane torture. Ai suoi carnefici oppose una sola arma; il silenzio. E quando, oramai a Regina Coeli, lentamente il suo corpo martoriato riprendeva a vivere, fu condotto alle Fosse Ardeatine.



ANNARUMI BRUNO



Nutrì sentimenti di libertà e di giustizia sociale, fede in un domani più giusto, più bello; volle essere tra i primi nella lotta contro gli esponenti della rovina della Patria, contro gli oppressori della libertà. Venne arrestato per una vasta attività antifascista. Fu trovato in possesso di armi, da lui nascoste per essere tratte alla luce al momento opportuno. Venne torturato e condotto alla morte gloriosa il 24 marzo.



AVOLIO CARLO



Ufficiale di fanteria nella guerra 1915-18, portava nella viva carne le grandi e vere decorazioni delle battaglie combattute contro 1 tedeschi: le cicatrici dì ben quattordici operazioni chirurgiche, e serbava nell'animo, immutata, l'avversione per i barbari. Iscritto al Partit d'Azione, fu tra i più attivi propagandisti dell'impari, ma gloriosa battaglia. Il suo tempo era diviso febbrilmente tra i lavori del suo ufficio, le cure della famiglia di cui era tenerissimo, e l'opera appassionata che dava al suo partito.

Il 28-1-1944 fu arrestato nel suo ufficio su delazione di spie e portato a via Tasso. Ne usci per andare alla morte.



BAGLIVO UGO



Era un idealista senza essere un sognatore; univa cioè alla fede in ideali di libertà, ad idee di giustizia sociale, ad una avversione profonda contro ogni oppressione, una possibilità di azione, una fattività intelligente, una comprensione viva, ed immediata delle circostanze che lo rendevano, nonostante la sua ancora giovano età, uno degli elementi più preziosi del nostro Partito.



Aveva già una carriera di antifascismo, prima della occupazione tedesca di Roma; nel 1937 era stato condannato per le sue idee, liberamente espresse, e la sua carriera universitaria ne era stata stroncata. Le sue ideologie, dapprima orientate verso il marxismo, ma tendenti ad una conciliazione della libertà o della giustizia,, avevano poi trovato piena rispondenza nel programma del Partito di Azione.



Dall' 8 settembre divenne uno dei centri di riferimento e di i propulsione; il suo studio fu la sede di riunioni diurni e notturne del Comitato Romano, fin quando la polizia non vi pose l'occhio. Divenne Capo politico della I Zona, e la dura, terribile lotta che il Partito condusse a Roma fu da Lui intensamente vissuta fino al marzo 1944. Braccato dai nazi-fascisti che gli avevano perquisito ripetutamente la casa e lo studio, alloggiando ora in un posto, ora in un altro si adoperava ugualmente a tener salde tu file delle formazioni di punta del Partito anche nelle altre zone, dove avvertisse delle deficienze.



Fu ghermito dalle guardie fasciste fiorentino agli ordini di Koch. Interrogato in Via Romagna e trasportato a Regina Coeli, donde il 24 marzo mosse verso la morte gloriosa delle Fosse Ardeatine.



BERNABEI ELIO



Nato a Montepulciano, conseguì la laurea in ingegneria. Colto e valente per quanto modesto cittadino, dopo l'8 settembre entro nel Partito d'Azione e seppe farsi apprezzare per la perizia e lo sprezzo del pericolo in compiti rischiosi e mansioni di fiducia che esplicò come Capo della I Zona. Coordinò il servizio stampa, organizzò squadre di azione, operò sempre con rara consapevolezza. La sua attività fu stroncata il 3 marzo, giorno in cui, a seguito di delazione di una spia, fu arrestato dalla banda Koch. Subì sevizie, torture morali e fisiche, nella Pensione di via Principe Amedeo e fu poi trasportato a Regina Coeli. Fini tragicamente la sua vita il 24 marzo nelle Fosse Ardeatine.





BORDONE MANLIO



Era stato condannato a morte dal Tribunale Militare tedesco per atti di sabotaggio compiuti con gruppi di patrioti. Di fronte all'accusa precisa, preferì rinunciare alla difesa, e cercò invece di salvare i compagni addossandosi ogni responsabilità e qualificandosi per appartenente al Partito d'Azione.

Fu contento di affrontare la morte in nome di quella libertà per cui era sempre vissuto. Cosi egli stesso aveva detto sereno e tranquillo ad un suo compagno.



BUCCHI MARCELLO



Sotto Tenente d'artiglieria, faceva parto di squadre di partigiani, ed era in collegamento con Padre Morosini, insieme col quale fu arrestalo il 1 gennaio 1944. Fu condannato a morte data l'accusa grave di « traffico d'armi e intelligenza col nemico. La difesa riuscì a fargli tramutare la condanna a 10 anni di carcere duro in Germania, ma, nonostante ciò, fu poi portato al sacrificio supremo il 24 marzo.



BUCCI UMBERTO e BRUNO



Insieme la morte LI ha colpiti; uniti essi debbono rimanere nel nostro ricordo; padre e figlio, accomunati dal loro grande sacrificio, dalla loro offerta silenziosa. Umberto, il padre, una forte, onesta figura di lavoratore; veniva dal popolo e possedeva tutte le sane qualità del nostro popolo. Era un'anima pura, tesa verso gli ideali del dovere e dell'onore. Bruno, il figlio, ardente giovinezza, educato dal padre a considerare come condizione suprema dell'esistenza il dovere.



Attivissimi collaboratori delle squadre armate del Partito d'Azione durante il periodo clandestino, già prima avevano svolto un'ottima opera di propaganda e di organizzazione specie nella loro terra natìa, Lucera. Furono insieme arrestati, per delazione, insieme rinchiusi nella cella 577 di Regina Coeli, insieme prelevati il fatale 24 marzo a insieme portati alla morte.





BUSSI ARMANDO



Sin dall’età di 16 anni militò nel Partito Repubblicano; tutta la sua vita fu ispirata agli ideali mazziniani e per essi lottò nella guerra 1915-18 come soldato e come ufficiale. A Caporetto perdette l’occhio sinistro e fu condotto prigioniero in Germania. Riuscì a fuggire dal campo di concentramento e riparò in Boemia, dove partecipò alla rivoluzione per la libertà di quel popolo. Rientrato in Italia, riprese il suo posto fra i repubblicani e fu sempre avverso al fascismo; fu salvato dal confino solo per i suoi meriti di combattente e di mutilato.

L’8 settembre fu per lui un richiamo all’attività clandestina nella quale combattè una lotta dura e spietata; militò nel Partito d’Azione, accettando l’incarico più pericoloso, entrando a far parte del Comitato Miliatre.Fu di un’attività sorprendente, organizzò e rifornì bande di partigiani, salvò molti ebrei e molti ufficiali.E quando l’opera sua sarebbe stata più che mai preziosa ed efficace, fu arrestato dalla banda Koch; nella Pensione di via Principe Amedeo subì torture e percosse, sopportò tutti i tormenti senza che una parola venisse a tradire la sua causa e i suoi compagni. Il 24 marzo fu prelevato da Regina Coeli e massacrato alle Fosse Ardeatine.



CANALIS SALVATORIE

Gioviale, affettuoso con gli amici, sincero con tutti. coraggioso in ogni contingenza. Laureato in latino e greco, insegnava al Liceo della Scuola Militare, infondendo nei suoi allievi un profondo amore alla libertà; unico vero scopo e ogni esistenza. Essi lo amavano, lo stimavano, ascoltavano le sue parole, seguivano il suo esempio. Fu arrestato e accusato di avere relazioni coi partigiani, di ricevere armi e fondi per il movimento clandestino, gli si chiesero i nomi dei capi della resistenza. Ma egli tacque, cosciente del proprio sacrificio. E il 24 marzo fu avviato ala morte.



CERRONI ORESTE



Fu arrestato i] 5 febbraio 1944 nella Tipografia Ricci, ove si stampava clandestinamente L’Italia Libera . Svolse coraggiosamente il suo lavoro e diede il suo contributo alla causa che riteneva giusta e santa.

Cadde umilmente, silenziosamente, assieme agli altri Eroi.



D'ANDRE A MARIO



Non volle mai aderire al fascismo e perciò fu sempre perseguitato e perfino bastonato. Sopportò soprusi e disoccupazione che lo costrinsero a penose sofferenze insieme alla famiglia.

Occupato finalmente come manovale presso le Ferrovie dello Stato, il 13 marzo fu preso da tedeschi e fascisti per la imputazione di avere con sé bombe a mano e il 24 fu fucilato alle Fosse Ardeatine.



DE GIORGIO CARLO



L'amore per la libertà, l'insofferenza per ogni sopraffazione, la tendenza verso la schiettezza e la sincerità lo portarono giovanissimo a simpatizzare con quanti osteggiavano la tirannide fascista.



Dopo l'occupazione tedesca si diede tutto alle organizzazioni di liberazione. Entrato a far parte del Partito d'Azione, ebbe le mansioni di capo-Quartiere, e svolse una attività intensa, sprezzante di ogni pericolo, entusiasta come era per le cose grandi e belle. Il 3 marzo fu arrestato dalla banda Koch; e nella Pensione di via Principe Amedeo seviziato. Trasferito a Regina Coeli, ne fu prelevato il 24 marzo per essere condotto alla morte. Aveva 34 anni.







DE MARCHI RAOUL



Nacque nel 1915 ad Instanbul, era orfano di guerra; fuggì da un collegio ove era stato messo all'età di due anni e venne clandestinamente in Italia dove apprese il mestiere di ottico. Ebbe una vita dura di lavoro e di solitudine, addolcita negli ultimi anni dal matrimonio.



Antifascista per sentimenti l'8 settembre — era ancora sotto le armi — passò subito alla organizzazione clandestina, e compì atti di sabotaggio. Fu arrestato dalla banda Koch, e fu anche lui compreso nella lista dei destinati alle Fosse Ardeatine.



DIOCIAGUTI PIERDOMENICO



La lotta clandestina l'aveva trovalo pronto; aveva preso il suo posto di combattimento e svolgeva un'attività antifascista ili notevole valore. Ma la sua fede e il suo coraggio dovevano perderlo. La sua attività fu conosciuta. Arrestato, fu tradotto a Regina Coeli e di lì portato poi alle Cave Ardeatine.



BUTTARONI VITTORIO



Nacque a Genzano il 15 ottobre 1905. Discendente da una famiglia di fede repubblicana, fu educato agli alti ideali di libertà mazziniani. Giovanissimo fece parte del Movimento Giovanile Repubblicano (1919). Ebbe contatti col Movimento Giustizia e Libertà di Francia, di cui diffondeva notizie e giornali. Nel '32 fu arrestato, ammonito continuò impavido la sua opera di propaganda che si intensificò durante la guerra e sfociò, dopo l'8 settembre, nel Partilo d'Azione, di cui fu un infaticabile, prezioso, eroico, sereno collaboratore.



Ebbe l'incarico di svolgere la sua attività nel quartiere Aurelio e nei Borghi, rintracciando, in breve tempo, tutti i nostri vecchi compagni di fede e, successivamente, sotto la guida di Romolo Guirdati, estese la sua attività ai Castelli Romani. E’ quasi impossibile fissare sulla carta tutte le attività da lui svolte fino al giorno dell'arresto.



Un ignobile figuro, al soldo della polizia fascista, lo fece prenderà nel marzo, ed il 24 dello stesso mese Vittorio Buttaroni pagò il suo tributo all'ideale mazziniano con la vita.



ELUISI ALDO



Valoroso combattente della guerra 1915-18, aveva, al suo ritorno a Roma, organizzato squadre di’Arditi del popolo’, contro il fascismo allora sorgente; e per questa sua attività fu pugnalato alla schiena da sicari mandati da alti gerarchi.

Di fortissima tempra fu in prima linea anche nella lotta clandestina, esponendosi a missioni rischiosissime ed eludendo più volte le ricerche degli sbirri nazifascismi.Fu arrestato dopo tre mesi di appostamenti, e, condotto a Via Principe Amedeo, sede della banda Kock, vi fu torturato atrocemente senza che una sola parola uscisse dalle sue labbra.

Compagno di cella di Pilo Alberelli, divise con lui le terribili prove del carcere e delle torture, fino al 24 marzo.



ERCOLI ALDO

Ottimo lavoratore, buon patrriota, entrò a far parte delle squadre d’azione dell’VIII Zona. Elemento di un’attività senza limiti, pur non essendo sorretto da una salute troppo forte, seppe farsi molto apprezzare. Cadde nelle mani delle S.S. e fu portato in via Tasso, e vi fu sottoposto a crudeli sevizie, mantenendo sempre un esemplare contegno.

Condotto al martirio il 24 marzo, coronava con la morte per un ideale la sua giovane vita.





FABRI RENATO



La sua attività consisteva principalmente nel trasporto delle armi. Si era perciò addossato uno dei compiti più rischiosi. Ma egli non conosceva timori, e non metteva limiti alla sua attività davvero febbrile, finchè un giorno, il 2 marzo, dietro delazione, venne arrestato.Fu stroncata così la sua opera preziosa, e , dopo alcuni giorni, il 24, veniva stroncata anche la sua vita.



FANTACONE ALBERTO



Tenente del 2° Reggimento Bersaglieri, mutilato di guerra.Arrestato dai tedeschi il 28 gennaio,in seguito a delazione di spie italiane prezzolate dal nemico, fu seviziato in via Tasso e tradotto poi a Regina Coeli.Pochi giorni prima del suo martirio scriveva il suo testamento di fede e di onore e condannava con parole veementi coloro che invece di vivere per un alto ideale di libertà, si vendono al nemico, denunziando il nome dei loro fratelli.





FEROLA ENRICO



La sua storia potrebbe essere chiamata la storia dei chiodi a quattro punte.Compreso da una profonda fede repubblicana aderì al Partito d’Azione e scelse uno tra i più rischiosi compiti, quello del sabotatore.Inoltre contribuiì efficacemente alla loota, costruendo quei famosi chiodi a quattro punte che fecero tanto danno alle gomme degli automezzi tedeschi e che ebbero l’onore di essere citati in un comunicato germanico, minacciante gravi pene per coloro che li spargevano per le strade.

Arrestato il 19 marzo, terminò il 24 la sua intrepida vita nelle Fosse Ardeatine.





FIORINI FIORINO



Aveva militato nelle schiere del Partito Liberale, aveva ricoperto cariche nazionali, ma aveva sempre avvertito ls necessità di una completa comprensione dei bisogni, delle rivendicazioni delle classi lavoratrici.Ciò lo portò nelle file del Partito d’Azione e nel periodo nazifascista egli, cosciente del suo dovere di animatore e di assertore di libertà e giustizia, scriveva e strampava nella tipografia clandestina opuscoli e fogli contro l’invasore.Fu arrestato e, il 24 marzo, fucilato alle Fosse Ardeatine.



FONDI EDMONDO





Volontario della guerra 1915-1818, mutilato, garibaldino delle Argonne, era un elevato spirito di puro patriota.Buono, caritatevole, generoso, affabile, sapeva accattivarsi la simpatia di quanti lo avvicinavano.





Antifascista convinto, aveva aderito al Partito d'Azione ed era organizzatore delle bande partigiane di Velletri. Arrestato, mentre si preparava a partire per por tare armi e munizioni ai patrioti, dopo un mese di duro carcere, fu avvialo al glorioso sacrificio delle Fosso Ardeatine.





GALLARELLO ANTONIO



Partigiano, padre di ben sette figlioli, si può dire che la sua opera migliore sia stata l’educazione ad alto senso di dovere loro data. Tanto che silenziosamente approvò l’operato del figlio Vincenzo, la cui azienda era divenuta un deposito d’armi e luogo di riunioni del Comitato Militare del Partito, e nel momento del pericolo, quando, per delazione, gli sgherri di Caruso irruppero nel laboratorio, fece fuggire il figlio, e, arrestato, sopportò con stoicismo le sevizie di Via Tasso e Regina Coeli, affrontando con serenità il sacrificio supremo.



GIORGI GIORGIO



Iscritto ai Gruppi Garibaldini, fu tra i primi attivi propagandisti del Partito d’Azione.Nel nobile tentativo di far giungere aiuti a un capitano inglese, rifugiato in una boscaglia, facendogli pervenire armi, viveri e munizioni, fu tradito da una spia e arrestato. Dal carcere scriveva”Nella solitudine di queste quattro mura il mio spirito si tempra ogni giorno di più e aumenta la mia forza d’animo.La galera serve a qualcosa.”



GRANI UMBERTO



Volontario della guerra '15-'18, dopo la guerra continuò a servire la Patria nel Ministero dell'Aeronautica ed ebbe da quel Ministero incarichi di fiducia. Il suo spirito, insofferente ad ogni repressione di pensiero, non seppe adattarsi alla ipocrisia fascista e, come elemento poco gradito, fu collocato nel '37 in posizione ausiliaria.



I nefasti dell'8 settembre determinarono in lui la decisione di rompere ogni compromesso con la Monarchia e di entrare nel Partito d'Azione. Per cinque mesi organizzò e guidò un gruppo di patrioti, trasportò anni ai partigiani e preparò un'azione per liberare i detenuti di via Tasso.



Fu arrestato il 5 febbraio e subì dure torture, che però non riuscirono a piegare la sua fibra. E come i suoi compagni di sventura il 24 marzo fu immolato nelle Cave Ardeatine.



INTRECCIALAGHI MARIO



Quando lo arrestarono fu trovato in possesso di armi e munizioni. Erano le armi che venivano raccolte per difendere la città in caso di necessità, e per operare contro i militi e contro 1 tedeschi che opprimevano gli spiriti e i corpi.



Fu portato in via Principe Amedeo, fu torturato a lungo perché parlasse, perché rivelasse nomi e fatti, ma Egli tacque, nonostante sofferenze atroci. I suoi compagni di fede e di lotta furono da lui salvati a costo della sua vita, immolata alle Cave Ardeatine.



KERESTI ALESSANDRO



Era un ungherese. Ma il suo spirito, anelante alla libertà, in senso assoluto, gli fece amare anche la lotta che eroicamente il popolo romano aveva intrapreso contro l'oppressore. La sua opera si volse sopratutto ad aiutare i più bisognosi: in contatto anche col Vaticano, riuscì a salvare da una sorte atroce molti ebrei, ad aiutare e a dar rifugio ai prigionieri alleati, sfuggiti alla prigionia. Ora egli è morto, con i 320 Italiani, simbolo della lotta comune, contro il comune nemico che affratella lutti i popoli abbattendo le frontiere.





LA VECCHIA GAETANO



Si diede con tulio l'entusiasmo del suo spirito ardente di amor patrio, alla lotta per la libertà; si dimostrò efficace collaboratore del Partito d'Azione nella distribuzione delle stampe e nella diffusione di ordini e di notizie. Ma, arrestato dalla banda Koch, non furono a lui risparmiati gli orrori delle torture in via Principe Amedeo, dopo un periodo di sosta a Regina Coeli non gli fu risparmiala la fucilazione nelle macabre Fosse Ardeatine.



LEONELLI CESARE



Cadde anch’egli nella strage delle Fosse Ardeatine il 24 marzo.

Lavoratore coscienzioso e instancabile si dedicò alla sua professione di avvocato, perché in essa vedeva il mezzo per il trionfo della giustizia in difesa degli oppressi contro gli oppressori. Partecipò alla lotta clandestina col Partito d'Azione, divenne capo-zona di Prati e la sua casa in via Tibullo fu un centro dell'attività del Partito; si dedicò all'organizzazione militare e alla distribuzione della stampa, trascurando persino la sua professione.



Fu arrestato la notte del 7 marzo col compagno Saccotelli che egli ospitava. Torturalo per vari giorni non rivelò un nome né un fatto. Credeva di uscire dalla triste prigione per tornare a casa e riprendere la lotta; ne usci per essere portato alle Cave tristemente famose, con gli altri Martiri.



LIBERI EPIMENIO



Dopo l'8 settembre si unì alle bande partigiane e partecipò alla lotta contro il nazismo e il fascismo. Sapeva di essere ricercato e pedinato, ma ciò non gli impedì di compiere il suo dovere pel quale fu sempre instancabile e fattivo.



Preso il 20 dicembre '43 fu portato in via Tasso dalle S.S., vi rimase fino al 14 gennaio e fu trasportato a Regina Coeli insieme a Padre Morosini, che lo ebbe caro e gli dedicò una poesia. Fu fucilato il 24 marzo per rappresaglia dei fatti di via Rasella.



LOTTI GIUSEPPE



Amore per la libertà, insofferenza per le ingiustizie sociali lo fecero subito un antifascista accanito. Non volle mai prendere la tessera fascista, né piegarsi ad imposizioni. Diede invece subito la sua adesione al Partito d'Azione, sin dalle sue origini, e si prodigò nell'opera di propaganda antifascista, distribuendo giornali, opuscoli, dando la sua casa per riunioni di membri del Partito e per depositi di armi. Fu arrestato dalla squadra speciale di Caruso, e da Regina Coeli portato al sacrificio delle Cave Ardeatine.



LUCARELLI ARMANDO



Aveva 24 anni e lavorava nella tipografia dove si stampa attualmente il nostro giornale. Giovane sposo si era dato alla macchia al momento dell'occupazione tedesca, ma dopo quattro mesi aveva voluto rientrare nella lotta clandestina del Partito.



Sorpreso dalle S.S. in una piccola tipografia dove si stampavano opuscoli clandestini, veniva condotto nel carcere di via Tasso per essere trasferito dopo un mese di torture fisiche e morali a Regina Coeli. Il 24 marzo Armando era massacrato con gli altri alle Fosse Ardeatine.



LUNGARO PIETRO



Vice brigadiere di Pubblica Sicurezza. Dopo la caduta del fascismo lottò contro tutte le forze che avevano portato alla rovina il nostro paese. Cercò gli incarichi più pericolosi, procurando armi che consegnava al Colonnello Grani, per i parti-giani. Fu denunziato da una spia che aveva scoperto la sua attività; fu portato nella triste prigione di via Tasso, dove subì le note sevizie, e il 24 marzo rimase vittima della barbarie nazi-fascista.



LUZZI EVERARDO



Meccanico, di 24 anni, lavoratore e patriota, contribuì alla lotta contro il nemico facendo parte di una banda armata. Arrestato e seviziato, seppe tacere e la sua forza d'animo salvò il fratello, an-ch'egli ricercato.



Morì nobilmente il 24 marzo per il trionfo delle sue idee e per la grandezza della Patria oppressa.



MARIMPIERI VITTORIO



Giovanissimo si distinse in guerra per il suo ardimento e fu proposto per la medaglia d'argento al Valor Militare. Tornò ferito, ma il suo dolore fisico era sopraffatto da quello morale nel constatare che i sacrifici di milioni di uomini non avevano dato all'Italia alcun bene, perché costretta in una guerra assurda.



Il 10 dicembre 1943 fu arrestato dalle S.S. tedesche sotto l'imputazione di essere iscritto alla Legione Garibaldina. Portato a via Tasso subì lunghi, estenuanti interrogatori, preceduti da giorni di completo digiuno. Pure seppe mantenere sereno il suo spirito, e le sue parole furono sempre di fede.



Fu portato al massacro delle Fosse Ardeatine pur non essendosi potuto appurare nulla sul suo conto.



MANCINI ENRICO



Uomo dedito al lavoro e alla famiglia, era noto a Roma per i suoi sentimenti antifascisti. Dopo l’8 settembre intensificò a favore del Partito d'Azione la sua opera di attività clandestina fino al giorno del suo arresto per opera della banda Koch. L'ultima sua lettera dal carcere, espressione di grande amore per la famiglia che adorava, è la rivelazione del suo carattere e della sua fede in un migliore avvenire della Patria.



Sanguinante ancora per le torture subite, lo attendeva alle Fosse Ardeatine il sacrificio supremo.



MEDAS GIUSEPPE



Fu uno dei primi ad aderire al movimento « Giustizia e Libertà », dedicando tutte le sue energie con la parola, con la diffusione di giornali clandestini, con tutti i mezzi utili e necessari.

Laureato in giurisprudenza, era un appassionato cultore di letteratura italiana e straniera e di filosofia., Seppe però rinunciare a personali ambizioni per dedicarsi alla lotta, rischiando la vita ora per ora.



Il 3 marzo fu tratto in arresto, seviziato e sottoposto a sfibranti interrogatori e tradotto poi a Regina Coeli. Alla moglie e ai figli che colà lo visitarono nascose il suo martirio e rivolse parole di fede.



NORMA FERNANDO



Ebanista, agitatore popolarissimo nei quartieri Trionfale e Prati, pieno di entusiasmo e di virtù organizzative, fece della sua persona un centro d'azione, e della sua bottega la sede per la diffusione della stampa clandestina e per l'organizzazione militare. Fu denunciato da una spia, arrestato dalla banda Caruso, torturato nella sede di via Principe Amedeo, consegnato ai tedeschi, il 24 marzo cadde con gli altri alle Cave Ardeatine.



POSTI ORLANDI ORLANDO



Si adoperò più di tutti nella lotta contro l'oppressore sino alla sua morte nelle Fosse Ardeatine.

Il 3 febbraio, in seguito a delazione del solito rinnegalo fascista, egli pensò solo alla salvezza dei compagni; corse subito ad avvertirli, mentre i tedeschi bloccavano le vie e i ponti di Monte Sacro. Quasi tutti si salvarono, ma mentre Egli, dopo il dovere compiuto, si dirigeva a casa a salutare la madre, prima della fuga stabilita, fu preso dagli sgherri e portato via.



Tutti sanno che cosa vuol dire essere portati a via Tasso, ma. Egli che era a conoscenza di tutti gli elementi della lotta, soffrì il martirio e tacque; disse soltanto: «Ho delle armi a casa». Fu fucilato coi 320; aveva 18 anni.



PENSUTI REMO



Non differì dai suoi compagni di fede e di azione. La sua vita egli dedicò alla lotta antinazista e culminò col solito calvario. Preso in rastrellamento, portato a subire gli orrori di via Tasso, innocente veniva portato alle Fosse Adeatine.



PIERANTONI LUIGI



Medico valente, tenente della Croce Rossa Italiana, per la sua azione svolta nel Partito d'Azione fu arrestato il 7 febbraio.

Diceva sovente: «Bisogna morire per questa Italia, giacché non c'è altro da fare ».

Ed è morto, barbaramente assassinato nell'oscurità delle Cave Ardeatino, lontano dai suoi, dalla moglie, dai figli che erano tutta la sua vita.





PISTONESI ANTONIO



Esempio di amor proprio e spirito anelante alla libertà esplicò la sua attività alla Garbatella e a Monte Sacro. Si tenne a contatto col Partito d'Azione e lavorò con entusiasmo in azioni importanti e arditi colpi di mano.



In via Tasso sopportò torture senza nome, temeva solo che altri compagni, venendo arrestati, potessero rilevare fatti riguardanti l'attività di comuni amici.



La sua salma riposa oggi nelle Cave Ardeatine, coi suoi compagni di fede e di azione.



PULA ITALO



«Un uomo che non ha paura di niente e di nessuno», cosi lo definì Pilo Albertelli. Di nulla aveva paura Italo quando si recava d notte nel campo di aviazione di Centocelle, presidiato da truppe ger-maniche, per danneggiare impianti, o per asportarne armi e materiali. E sempre fu il primo a fare fuoco contro pattuglie con cui ebbe a scontrarsi, e sempre riuscì a riparare nelle sue grotte. Fu preso solo quando dopo aver fatto disperdere i suoi uomini, fu costretto ad uscire dalla sua roccaforte. Fu sottoposto a brutali sevizie, ma negò sempre; per questo, nonostante fosse stata richiesta la pena di morte, fu condannato a 7 anni. Ma la condanna a morte gli era stata ugualmente decretata e venne eseguita nella tragica giornata del 24 marzo.



PULA SPARTACO



Caposquadra valoroso del IV settore dell'VIII Zona, partecipò a molte azioni, comportandosi sempre con grande coraggio. Attivo, dedito al dovere, audace collaboratore del fratello Italo, dedicò la sua gioventù ardente perché potessero un giorno venire attuate le idee di libertà e giustizia che egli profondamente sentiva e per liberare la Patria dall'oppressore.



Venne arrestato col fratello e anche lui sottoposto a sfibranti interrogatori e immolato alle Fosse Ardeatine.



RENZI EGIDIO



Mai iscritto al Partito fascista, ebbe sempre a subire le conseguenze del suo atteggiamento; fu licenziato dalle Ferrovie dove era impiegato, fu messo in carcere ogni qualvolta vi era una manifestazione e fu più volte minacciato di confino.



Dopo l’8 settembre era diventato parte fattiva, intelligente ed eroicamente operante del Partito d'Azione, di cui era organizzatore di squadre militari, nella zona di Monte Mario. Venne arrestato e condotto in via Principe Amedeo e poi a Regina Coeli; di lì fu portato alle Cave Ardeatine. ,



RICCI DOMENICO



Faceva parte della squadra militare comandata da Italo Pula. Umile lavoratore, aveva offerto la sua giovane esistenza alla lotta contro il nemico, affrontando serenamente rischi e sacrifici. Fu arrestato nella piazza di Centocelle dalla S.S. e fu portato a via Tasso. Anche lui dovette sopportare interrogatori sfibranti a brutali. Fu fucilato il 24 mano alle Fosse Ardeatine.



RODELLA BRUNO



Mantovano di nascita, era divenuto romano, per affezione. Laureando in legge, l’8 settembre si trovò ufficiale della Divisione Piave e con la Banda Piave egli svolse la sua attività partigiana. Fu assorbito poi dalla Banda politica nella quale portò il prezioso contributo organizzativo di carattere militare: ricerca, trasporto di armi, munizioni, esplosivi, di informazioni, distribuzione di materiale propagandistico, tutto fece con precisione e serietà.



Fu arrestato il 1 gennaio 1944, perquisito gli rinvennero addosso documenti rilevanti, e dopo tre mesi circa di reclusione, il 22 marzo fu condannato a 15 anni di reclusione.



Ma l'attesa fu breve — solo 24 ore —Il 24 mattina le porte di Regina Coeli si aprivano per lui e per tanti suoi compagni di fede e di martirio.





SALEMME FELICE

Di carattere mite e buono era intran-sigente verso coloro che nuocevano ali* Patria. Propagandista e organizzatore instancabile il 12 gennaio fu arrestato in seguito a delazione di Franco Sobelli. Condannato alla pena di morte, la condanna gli fu commutata in 10 anni di reclusione, ma nella rappresaglia del 24 marzo i suoi 23 anni furono stroncati alle Fosse Ardeatine.



SAVELLI FRANCESCO



SACCOTELLI VINCENZO




Valoroso soldato nella guerra del 15-18, fu ferito e reso malato cronico per aspirazione di gas tossici. Tornato in famiglia cospirò sempre per l'idea repubblicana. Arrestato nel '26 per avere espresso liberamente le sue opinioni, fu in seguito rimesso in liberti, ma, incurante del pericolo, dopo l'8 settembre collaborò nel Partito d'Azione con tutto il suo fervore lavorando accanto ai tuoi amici. Ricercato dalla banda Caruso, riuscì a nascondersi in casa dell’avv. Lionelli insieme al quale veniva poi arrestato. E fini la sua vita per la mano infame dei vili che nella sua prima gioventù lo avevano reso invalido. Il 24 marzo cadeva barbaramente trucidato nelle Cave Ardeatine.



SALEMME FELICE



Di carattere mite e buono era intransigente verso coloro che nuocevano alla Patria. Propagandista e organizzatore instancabile, il 12 gennaio fu arrestato in seguito a delazione di Franco Sobelli.



Condannato alla pena di morte, la condanna gli fu commutata in 10 anni di reclusione, ma nella rappresaglia del 24 marzo i suoi 23 anni furono stroncati alle Fosse Ardeatine.



SAVELLI FRANCESCO



Ingegnere minerario. Uomo d'intelligenza non comune, dedicò la sua arte alle ricerche minerarie e

agli studi geologici.



Raccolse nel suo cammino molte soddisfazioni tecniche e industriali, e molte inimicizie provocate da uomini e sistemi del passalo regime. Più volte accennava all'amaro calice che gli era presentato, ma forse non immaginava di doverlo berE fino a morirne !

TAPPARELLI MARIO



Era dirigente dell'Unione Sindacale del Lavoro nel periodo clandestino e la sua attività politica era molto nota negli ambienti antifascisti. E' stato confinato politico per sei anni e continuamente perseguitato dalla polizia fascista che vedeva in lui il fomentatore delle masse oppresse.



Arrestato dalle S.S. tedesche il 22 gennaio, fu condotto in via Tasso e lì torturato e trattenuto per quaranta giorni.



Successivamente, in condizioni pietosissime, fu condotto all'infermeria del terzo braccio di Regina Coeli e da lì, in seguito al fatto di via Rasella, portato alla Fosse Ardeatine.



Il suo programma politico e sindacale era alfine nell'idea e nell'azione a quello del nostro Partito, tanto che fece, a suo tempo, quanto potè per esservi affiancato col suo movimento.



ZICCONI RAFFAELE



Educato dal padre antifascista, non volle mai piegarsi ad accettare l’iscrizione al Partito Nazionale Fascista. Insofferente di ogni costrizione, buono e generoso, si affiancò al giovane Partito d’Azione, dando la sua opera fattiva di propaganda. Si preparava a compiere un atto di sabotaggio, quando fu arrestato dietro delazione di una spia il 7 febbraio 1944.



Tradotto a via Tasso, dopo 17 giorni, fu portato a Regina Coeli, da dove veniva avviato, il fatale, 24 marzo al sacrificio supremo.
Questo articolo è stato letto 1281 volte.