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Gaetano Salvemini, I 13 punti di un programma popolare, 1945

5 luglio 2007.
Dalla prima pagina del quotidiano del Partito d’Azione ‘L’Italia Libera’ di Milano del 2 maggio 1945.

CHE COSA VOGLIAMO

Il popolo italiano ha visto distrutto secoli di immenso lavoro in questi cinque anni.

Gli occorreranno immense dure fatiche per rifare quanto è stato distrutto.

Grazie alla sua vitalità e allo spirito di sacrificio dei suoi uomini e delle sue donne, la ‘vecchia Italia dalle molte vite’ supererà la prova.

Ma una condizione è indispensabile.

Le classi intellettuali che danno in Italia alla vita economica e politica la quasi totalità dei ceti dirigenti, non debbono venir meno ancora una volta ai loro doveri per ignoranza, megalomania e per deficiente senso morale.

Se un rinnovamento morale e intellettuale dei ceti dirigenti viene a mancare in Italia, ogni lavoro del popolo, per quanto ostinato, ogni sacrificio, per quanto eroico, ogni ricostruzione materiale, per quanto rapida, saranno sperperati da mani inetti e riusciranno vani.

E’ da sperare che un numero sufficiente di uomini e donne si trovi oggi in Italia capace di compiere virilmente i propri doveri.

Il programma di questa coalizione governativa dovrebbe consistere in pochi punti che possano essere compresi ed accettati da tutte le persone di buon senso e di buona volontà.

1) Necessità assoluta pregiudiziale al nuovo Risorgimento italiano è la rinunzia esplicita e incondizionata ad ogni fisima di Primato Italiano, di Terza Roma, di Impero, di Mare Nostro e altre frenesie. Non esiste in Europa un problema locale italiano, francese, tedesco, jugoslavo, ecc.

Esiste un problema europeo, le cui manifestazioni locali debbono essere trattate nel quadro di una Federazione Europea. L’Europa deve essere uno Stato composto di un certo numero di province.

Purtroppo questa idea ha perduto terreno in Europa in questi ultimi tempi. Nè gli italiani sono in grado di assumere una funzione efficace nell’affermarla. Ma essi possono e debbono contribuire del loro meglio a tener vivo il senso di quella necessità e non debbono far nulla che possa aggravare le difficoltà.

Perciò debbono cominciare col rispettare scrupolosamente i diritti nazionali altrui, pur rivendicando con sobria dignità i diritti propri.

2) Giustizia contro i responsabili del disastro che ha colpito il popolo italiano.

Quindi eliminazione della monarchia sabauda. Quindi repubblica.

Quindi confisca totale dei beni e privazione dei diritti politici per tutti coloro che ebbero parte direttiva nel regime fascista, senza pregiudizio delle responsabilità penale per i delitti comuni.

3) Rispetto scrupoloso per i diritti personali e politici dei cittadini senza distinzione di classe o di professione politica o religiosa.

4) Dissoluzione totale del vecchio esercito, della vecchia marina, della vecchia aviazione; tutti gli alti gallonati da colonnello in su, senza eccezioni, licenziati o messi sotto sorveglianza speciale, perché non possano riorganizzare un nuovo movimento fascista come fecero dal 1920 al 1922.

5) Gli alti magistrati della Corte di Cassazione, della Corte dei Conti e del Consiglio di Stato e i Procuratori Generali nelle province, destituiti senza eccezione.

Dopo che siano stati ricostituiti i gradi superiori con personale degno, la epurazione delle magistratura deve discendere ai gradi inferiori; compiuta la epurazione, la magistratura deve essere garantita nella sua indipendenza da ogni influenza politica.

6) Federalismo amministrativo, cioè autonomia comunale e provinciale (“la repubblica comincia dal municipio”); restituzione agli enti locali delle funzioni usurpate dal governo centrale e delle sorgenti finanziarie necessarie ad una vita intensa; niente più prefetti; niente Alti Commissari regionali, nuovi ingranaggi dell’accentramento burocratico; intervento del governo centrale negli affari locali per mezzo di funzionari straordinari solamente quando gravi insufficienze e disordini, accertati dal Consiglio di Stato, ne rendano necessario l’intervento nell’interesse nazionale.

7) Riduzione degli interessi del debito pubblico all’uno per cento.

8) Trasferimento immediato, a titolo individuale o sotto forma cooperativa secondo le necessità tecniche caso per caso, delle terre a coloro che le coltivano personalmente, con ragionevoli indennità ai proprietari espropriati.

9) Socializzazione immediata senza indennità delle aziende industriali, commerciali e bancarie che hanno assunto il carattere di aziende monopolistiche o che hanno sfruttato sotto il regime fascista senza scrupoli il popolo italiano.

10) Riorganizzazione dei servizi di assistenza sociale, eliminando per mezzo del metodo federativo e democratico le macchine burocratiche create dal regime prefascista e moltiplicate e spinte all’assurdo dal regime fascista.

12) Riorganizzazione della istruzione pubblica, in tutti i suoi gradi e forma, dedicandole oltre ai soliti fondi, quelli che nel 1940 erano destinati ai servizi civili nelle colonie, e anche maggiori fondi se saranno necessari.

Questa deve essere trattata come la massima e più urgente di tutte le riforme sociali.

13) Rispetto del trattato di conciliazione del 1929 fra il Vaticano e il Governo italiano, salvo modificazioni secondarie da essere negoziate senza interferenze di governi esteri; annullamento immediato del Concordato senza trattative di nessun genere col Vaticano, data l’assoluta incompatibilità di qualunque concordato con la costituzione politica democratica; separazione assoluta dello Stato dalla Chiesa.”

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