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La Francia antisemita, autoritaria, collaborazionista col nazifascismo. Il Governo Vichy 1940-1944

13 luglio 2007.
Per capire la storia d’Europa, nostra nuova, cara Patria, che si aggiunge a quella nazionale, occorre tener presenti lucidamente anche gli eventi che ne possono minare in profondità lo sviluppo, al quale tutti dobbiamo tendere.

La Francia, che commuove nel fondo i cuori di ogni credente negli ideali di Libertà ed Eguaglianza, di Repubblica, che è stata la più possente forza di rinnovamento europeo, mondiale, dall’Illuminismo al Novecento in tutti i campi, da quello politico a quello artistico, con Parigi che è stata per decenni la capitale del mondo, che ha accolto le personalità più avanzate e gli esuli perseguitati dagli assolutismi e dai totalitarismi di ogni paese, ha sofferto e combattuto contro i totalitarismi del Novecento quali il fascismo e il nazismo, che l’hanno anche aggredita e occupata, ha conosciuto anche smarrimenti collettivi, che vanno con coraggio evidenziati.

Uno di questi, che spiega la presenza tenace ancora oggi di un nazionalismo diffuso e di un antisemitismo permanente(vedi il consenso del Fronte Nazionale di Le Pen e la profanazione di cimiteri ebraici) è l’esperienza del governo collaborazionista nazifascista di Vichy dal luglio 1940 all’agosto 1944.

Dopo la grave disfatta militare, coi nazisti che entrarono a Parigi , il paese venne diviso in due; la parte settentrionale fu direttamente occupata dalle truppe tedesche, mentre in quella meridionale il maresciallo Pétain creò, sotto la tutela nazista, uno stato collaborazionista e reazionario che aveva nella città termale di Vichy la sua capitale.

Per decenni, si è creduto, e molti francesi si sono illusi in tal senso, che quello di Pétain fosse un regime fantoccio dei tedeschi, e quindi non direttamente responsabile delle atrocità commesse.

Il libro ‘Vichy’(Saggiatore, Milano, 1999, pp.416) del maggiore studioso di quella esperienza, Robert Paxton, mostra invece che aveva considerevoli margini di autonomia, di cui fece il peggior uso possibile.
Il governo capeggiato da Pierre Laval si dedicò fin da subito all'individuazione dei nemici interni, sui quali scaricare la colpa della sconfitta militare.

I primi a farne le spese furono gli ebrei, privati della cittadinanza, senza alcuna pressione da parte del Terzo Reich, e in seguito consegnati direttamente ai nazisti per lo sterminio.

Si rintracciano le radici ideologiche della destra francese al potere, con il suo progetto di rinnovamento nazionale su base clericale e antisocialista, e si delineano le figure di spicco del governo di Vichy, le loro lotte intestine, le contorte relazioni diplomatiche con i nazisti e con gli Alleati.

Paxton muove una grave accusa contro questi uomini politici, che utilizzarono la sconfitta del 1940 per fini di parte: vendicarsi contro il Fronte popolare e ricostruire il paese su principi fortemente autoritari. Si mostra come Pétain godette anche di consenso di buona parte della popolazione, influenzata dal clericalismo, da sentimenti antisemiti e antisocialisti, tradendo gli ideali repubblicani.
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