PROFILI BIOGRAFICI DI:
- AMELIA PINCHERLE ROSSELLI (Venezia, 1870 - Firenze, 1954)
- CARLO ROSSELLI (Roma, 1899 - Bagnoles de l’Orne -
Normandia, 1937)
- NELLO ROSSELLI (Roma, 1900 - Bagnoles de l’Orne -
Normandia, 1937)
Nacque a Venezia il 16 gennaio 1870 da un uomo d’affari Giacomo e da Emilia Capon, ebrei. Il padre era rimasto orfano in tenera età ed era stato adottato da uno zio Moravia, che gli diede così il secondo cognome. La famiglia aveva tradizioni risorgimentali: un prozio Leone Pincherle era stato ministro nel governo provvisorio di Daniele Manin, al tempo della Repubblica del 1848-1949 e il padre aveva difeso la città contro l’assedio degli austriaci.
Amelia era l’ultima di cinque figli: Elena, Gabriele, nato nel 1851,
che fu giurista ammirato, collaboratore di Giuseppe Zanardelli nella riforma del
codice penale, presidente di sezione del Consiglio di Stato, senatore del Regno
dal 1913, Anna, Carlo, nato nel 1863, ingegnere e architetto a Roma, padre di
Alberto Moravia. Abitavano sul Canal Grande.
Studiò all’Istituto superiore femminile. Dopo la morte del
padre, Amelia e la madre raggiunsero a Roma Gabriele (all’epoca
segretario al Ministero di Grazia e Giustizia) e Carlo, abitando in via
Nazionale.
A diciannove anni incontrò Giuseppe Emanuele Rosselli. Giuseppe,
che nel nome richiamava Mazzini (morto nel 1872 a Pisa in casa Rosselli), era
nato nel 1867 da famiglia livornese ebraica a Firenze, laureato in
giurisprudenza e musicologo, nipote per parte di madre di Ernesto Nathan, il
grande sindaco di Roma.
Si sposarono nel 1892 nella sinagoga di Roma.
Poiché Giuseppe voleva perfezionarsi negli studi di composizione
musicale a Vienna, si trasferirono nella capitale austriaca, restandovi quattro
anni. Lì nacque il 21 luglio 1895 il primogenito Aldo.
Tornati a Roma, Amelia pubblicò il suo primo lavoro teatrale ”Anima”,
rappresentato per la prima volta a Torino il 29 ottobre 1898, che ebbe un
successo in tutta Italia, criticando il perbenismo della società di fine
secolo e i tabù borghesi.
La critica accostò Amelia alle maggiori drammaturghe europee del
tempo, la svedese Anne Charlotte Leffler Edgren
e la tedesca Elsa Bernstein. Nel 1899 e nel 1900 nacquero sempre a Roma
Carlo e Nello.
Pur dopo la nascita dei due figli, Amelia scrisse ancora una seconda
opera ”Illusione”, di impronta ibseniana, rappresentata il 26 gennaio
1901 al teatro ’Carignano’ di Torino.
Separatasi legalmente dal marito (pur mantenendo rapporti di vicinanza e di assistenza quando Giuseppe si ammalò e morì poi nel 1911), si trasferì nel 1903 con i tre figli a Firenze, vicina agli zii Pellegrino Rosselli e Janet Nathan e a parenti per parte di madre come Giulio Zabban e la moglie Ester Giorgina, che furono carissimi ad Amelia ed ai figli.
Nel salotto di casa Rosselli si potevano trovare scrittori e pittori,
Eleonora Duse, Ada Negri o Benedetto Croce, poi Gaetano Salvemini.
Nel 1903 pubblicò una raccolta di novelle ”Gente oscura”,
che ricevette il plauso anche dell’Avanti.
Collaborò al ’Marzocco’, punto di riferimento dell’intellettualità ebraica, scrisse recensioni per la rivista della marchesa Maria Bianca Viviani della Robbia ”Società degli Amici del Libro”, fu vice-presidente del circolo culturale”Lyceum”.
L’editore Le Monnier le affidò la direzione della collana”Biblioteca delle Giovani Italiane”.
Nel 1905 diede alle stampe un libro di racconti fantasiosi per ragazzi
”Topinino”, nel 1909 un secondo”Topinino garzone di bottega”.
Padrona della parlata veneziana, scrisse in dialetto tre commedie di
grande successo, recitate dal famoso attore Ferruccio Benini: ”El refolo”,
rappresentata al “Quirino” di Roma il 26 gennaio 1909 (poi tradotto in francese
e rappresentato all’Odeon di Parigi), “El socio del papà”
rappresentata il 7 febbraio 1911 al teatro ’Goldoni’ di Venezia, “San Marco”
del 1913, rappresentata al teatro ’Manzoni di Milano. Una quarta opera teatrale
fu composta nel dopoguerra, ma non fu mai rappresentata ”Emma Liona”.
Aldo, Carlo e Nello erano indicati come i figli dell’autrice di’Anima’,
ricevevano luce di notorietà dalla madre, che aveva un rilievo
letterario italiano ed europeo.
Già a Roma si era battuta per i diritti delle domestiche, onde
garantire loro una forma di previdenza, e per accrescere la formazione
professionale nel mondo femminile.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, con spirito risorgimentale,
di vibrante italianità, tutti i membri della Famiglia Rosselli (“ebrei,
ma prima di tutto italiani”) furono
interventisti allo scoppio della prima guerra mondiale, per liberare il
Trentino, la Venezia Giulia, ancora
sotto il dominio austriaco. Aldo, ufficiale di fanteria, morì in prima
linea nel 1916 a 21 anni, meritando una medaglia d'argento (era stata proposta
quella d'oro), Carlo fu chiamato a 17 anni sotto le armi,uno dei ’ragazzi del
1899’ e, da ufficiale degli alpini, fece il suo dovere per 31 mesi; anche Nello
fece il suo dovere come ufficiale di fanteria.
Nel dopoguerra Amelia scrisse la sua ultima opera, prima degli anni
drammatici del fascismo, dell’assassinio dei figli, dell’esilio, del ritorno: Figli
minori, del 1921.
Fu vicina ai figli, alle nuore, ai nipoti, trepidando in modo intenso,
mai contrastando le scelte politiche di Carlo e Nello, che sentiva provenire
dal fondo della loro coscienza morale e della loro intensa vita intellettuale,
costituendo quasi la loro solida retroguardia nelle lotte che portavano avanti
per quella Italia libera, democratica, socialista, europea, che era stata e
rimarrà la loro stella polare, che spiega l’immediata, istintiva lotta
contro il fascismo, che quell’Italia offendeva e tradiva.
Dopo l’assassinio dei due figli amatissimi, con la nuora Maria
portò via i nipoti prima in Svizzera, vicino anche agli amici
Ferrero, poi in Inghilterra, poi, a fine
agosto 1940, in America, quando per la seconda guerra mondiale era diventato
pericoloso vivere in Europa, specialmente poi per degli ebrei, stabilendosi in
un sobborgo vicino a New York.
Ritornò in Italia a Firenze nel luglio 1946. Si aspettava
un’altra Italia, fu delusa: molto del fascismo era e fu mantenuto anche dopo la
disfatta.
Impegnò tutte le energie per difendere e promuovere la memoria
dei figli.
E’ morta il 24 dicembre 1954 a Firenze ed è sepolta nel cimitero
ebraico di Roma.
CARLO ROSSELLI
Carlo Rosselli è nato a Roma il 16 novembre 1899 in via delle
Convertite 21, palazzo Marignoli, tra via del Corso e Piazza San Silvestro,
quasi di fronte a Palazzo Chigi, dove è stata affissa finalmente una
lapide di memoria il 16 novembre 1999.
Lasciata Roma in tenera età, Carlo coi fratelli visse la
fanciullezza, l'adolescenza, la giovinezza a Firenze, educato alla severa
scuola del dovere, di origine ebraica e mazziniana, e all'amore del sapere,
della cultura, sotto la guida specialmente della madre.
Carlo, vibrante interventista, come si è detto, fu chiamato a 17
anni sotto le armi e, da ufficiale degli alpini, fece il suo dovere per 31
mesi. Frequentò la scuola
allievi-ufficiali a Caserta.
Ma già nel 1916 aveva promosso la nascita di un giornale ”Noi
Giovani”, edito da Vallecchi, dove apparvero i suoi primi scritti come ’Libera
Russia’, di adesione entusiasta alla rivoluzione repubblicana
liberaldemocratica degli inizi del 1917.
Si era diplomato all’istituto tecnico, ma prese poi anche la licenza
liceale.
Nel dopoguerra Carlo completò gli studi, laureandosi in scienze
politiche a Firenze e in giurisprudenza a Siena, interessandosi nelle due tesi
del sindacalismo. Per l'occasione
strinse di più l'amicizia con
Gaetano Salvemini, docente di storia all'Università di Firenze.
Animò il Circolo di Cultura di Firenze, incominciò a
pubblicare alcuni scritti su 'Critica sociale' di Turati e Kuliscioff e su
'Rivoluzione liberale' di Gobetti.
Divenne assistente di economia politica con Luigi Einaudi alla Bocconi
di Milano. Ottenne per due anni l'incarico universitario all'Università
di Genova.
Quando il fascismo mostrò in modo irreversibile il suo carattere
liberticida e assassino, ponendosi fuori della civiltà liberale e
risorgimentale, per la quale si era battuta tutta la famiglia Rosselli, Carlo
passò sul piano dell'azione, iscrivendosi dopo il delitto Matteotti del
1924 al Partito Socialista Unitario di Turati, Kuliscioff, Treves, pubblicando
a Firenze con Salvemini ed Ernesto Rossi il periodico 'Non mollare' nel
1925 e a Milano con Nenni 'Quarto stato' nel 1926.
Essendo stati sciolti tutti i partiti, attuò con Parri e Pertini la fuga di Turati dall'Italia, per la quale fu incarcerato a Como e Savona e condannato poi al confino di Lipari.
Nel frattempo si era sposato con l'inglese Marion Cave ed aveva avuto
un figlio, Giovanni, nel ricordo di Giovanni Amendola, altro martire
antifascista.
A Lipari scrisse in segreto la sua più famosa opera teorica 'Socialismo
liberale' (edita poi a Parigi nel 1930) e preparò la fuga leggendaria
in motoscafo con Emilio Lussu e Fausto Nitti dell'agosto 1929.
A Parigi fondò immediatamente con Salvemini, Tarchiani, Lussu ed
altri il movimento rivoluzionario antifascista 'Giustizia e Libertà',
su basi repubblicane, democratiche, liberalsocialiste, fortemente critico e
distinto dai comunisti, per passare nella lotta antifascista sul piano
dell'azione e del volontarismo, senza attesismi, fatalismi, scetticismi,
pessimismi.
Oltre la propaganda pubblica in Francia e clandestina in Italia, Carlo,
con grandi impegni finanziari personali, preparò voli di propaganda,
come quello su Milano del 1930, con un aereo di ‘Giustizia e
Libertà’, guidato dall'aostano
Giovanni Bassanesi e dal romano Gioacchino Dolci.
Avendo una rara esperienza internazionale, che gli veniva dalla
conoscenza profonda, anche personale, che aveva dell'Inghilterra, della
Francia, della Svizzera, della Germania, della Spagna, previde come pochi il
cancro totalitario, che si era annidato ed
esteso in Europa, dall'Italia alla Russia, alla Germania. Intuì
subito il carattere aggressivo e foriero di tragedia del nazismo con l'avvento
di Hitler 'La guerra che torna' ed additò profeticamente
come unica via di salvezza gli Stati Uniti d'Europa.
Quando si ebbe il primo assalto totalitario in Spagna con il
nazifascismo sceso in campo nell'appoggio al colpo di stato militare di Franco,
Carlo Rosselli, di fronte alla colpevole inerzia delle democrazie occidentali,
fu il primo a scendere in campo nell'appoggio alla Repubblica spagnola,
promuovendo una colonna di volontari, che si fece onore sul fronte di Aragona,
tra Huesca e Saragozza, tra il 1936 e il 1937. Sperava e sognava che la
vittoria repubblicana potesse permettere una controffensiva democratica in
tutta Europa e quindi anche in Italia 'Oggi in Spagna domani in Italia'.
Per questo carattere deciso, combattente, intransigente contro il fascismo, divenne il nemico principale del regime, che, edotto dei rischi avuti con il delitto Matteotti, affidò l'assassinio all'associazione terroristica francese di destra 'La Cagoule', che ne ebbe in cambio armi.
Carlo e Nello (che si era recato alla stazione termale di Bagnoles de
l'Orne in Normandia, a trovare il fratello che si curava per il riacutizzarsi
della flebite, che si era aggravata in Spagna, dove era stato anche ferito)
furono barbaramente assassinati coi pugnali il 9 giugno 1937.
Carlo e Marion, oltre Giovanni, ebbero altri due figli: Andrea e
Amelia, una delle più grandi, tormentate voci poetiche del nostro secolo
tragico, morta nel 1996 a Roma.
SABATINO (NELLO) ROSSELLI
Sabatino (Nello) Rosselli è nato a Roma il 29 novembre 1900
sempre in via delle Convertite 21, e non a Firenze, come si è sempre
pensato e scritto.
A differenza del fratello, più portato all'impegno politico e
all'azione, Nello aveva una natura più di studioso, divenendo uno dei
più grandi storici del Risorgimento, il periodo storico che più
lo attraeva e sentiva vicino alla sua sensibilità etico-politica.
Ma fu sempre capace di affrontare con dignità e forza le prove
che dovettero attraversare i membri della Famiglia Rosselli per il loro
patriottismo e il loro antifascismo.
Si laureò a Firenze in storia su un argomento che divenne poi la
prima sua grande opera storica 'Mazzini e Bakunin'(1927), sotto la guida
di Gaetano Salvemini.
Proseguì i suoi studi sulla figura di 'Carlo Pisacane'
(1932), su Montanelli, sulla Destra
storica.
Di sensibilità più liberaldemocratica che liberalsocialista, aderì, dopo il delitto Matteotti all'Unione Democratica Nazionale di Giovanni Amendola, ma collaborò strettamente con il fratello sia nel lavoro al Circolo di Cultura di Firenze che per il 'Non mollare', il cui nome fu da lui proposto. Per questo i Rosselli dovettero subire l'assalto e il saccheggio da parte dei fascisti della loro casa a Firenze.
Quando il fratello Carlo fu arrestato per l'espatrio di Turati nel
1926, il fascismo si vendicò ingiustamente e ciecamente su Nello,
mandandolo al confino a Ustica. Così si comportò anche dopo la fuga
da Lipari di Carlo, condannando Nello al confino di Ponza.
Nel frattempo si era sposato con Maria Todesco, ebrea padovana, che fu
la indimenticabile compagna fedele e tenace al marito, ai suoi ideali, alla sua
memoria, fino alla morte nel 1998, incarnando in modo commovente e
indimenticabile il lato femminile della famiglia Rosselli (che è
incomprensibile senza le figure femminili di Amelia, Marion e Maria).
Nello ebbe quattro figli: Aldo (scrittore ed editore che vive a Roma),
Silvia (nata a Roma), Paola, Alberto. Pur facendo vita ritirata di studioso,
consultando archivi in varie parti d'Italia, in Inghilterra, in Germania,
preparando una rivista storica di respiro europeo, che non potè vedere
la luce per i timori della collaborazione di tanti, seguiva e confortava
l'azione aperta e frontale antitotalitaria a Parigi del fratello Carlo. Amico
di Carlo Levi, divenne anche pittore, lasciando una significativa testimonianza
in questo settore.
Non fu un tragico caso il coinvolgimento di Nello nell'assassinio del fratello, giacchè Nello fu sempre intransigentemente antifascista.
Il misterioso destino storico li ha congiunti nel martirio,
stringendoli eternamente ancora di più in quella fraternità che
seppero vivere con commovente, quotidiano scambio di affetti, di idee, di
riflessioni, come emerge dallo straordinario, indimenticabile epistolario
familiare.
5-6 dicembre 2002
a cura di Nicola
Terracciano