Ad Aldo Rosselli,
per la sua
Rivista"Inchiostri"
con gratitudine
BRUNO
ZEVI POLITICO
Tanti hanno conosciuto Bruno Zevi solo come
storico e critico dell'architettura, docente universitario, autore di libri
fondamentali, tradotti in tutto il mondo, che gli hanno valso lauree 'honoris
causa' in università al di qua e al di là dell'Oceano. Non molti
sanno che è stato impegnato con altri colleghi anche in imprese
urbanistiche come il piano regolatore di Perugia e Benevento, la stazione
ferroviaria di Napoli, la Biblioteca 'Luigi Einaudi' di Dogliani, il Lingotto
di Torino, il Padiglione Italiano all'Expo
Universale di Montreal, Firenze 2000, la proposta dell'Asse attrezzato e
di nuovi centri direzionali di Roma.
Ma pochi conoscono il segreto, tenace,
fondamentale, tormentato impegno politico quotidiano che si nascondeva dietro
il suo stesso lavoro culturale e che esplodeva ogni tanto anche all'esterno in
vari momenti della storia italiana, dalla fine degli anni Trenta ad oggi.
Questo articolo vuole essere una essenziale
testimonianza di verità ed anche un piccolo, doveroso ricordo, di fronte
alla morte, sempre così misteriosa e imprevedibile, che lo ha colto
all'improvviso, nel pieno della sua energica forza e fede, pronto a combattere
per le regionali del Lazio su posizioni critiche anche verso l'Ulivo,
strappandolo a tutti noi il 9 gennaio 2000. Portava i suoi 82 anni con una forza, una energia, una
disponibilità all'impegno rarissimi, nobilissimi, commoventi, per
incarnare nelle mutate condizioni storiche, e non soltanto testimoniare, gli
ideali giellisti, azionisti, liberalsocialisti.
Gran parte delle presenti notizie sono tratte
dal fondamentale libro 'Zevi su Zevi', Marsilio editore, 1993, pp. 244.,
integrate dalla conoscenza personale di alcuni anni.
Zevi confessa nel paragrafo 'Partito
d'Azione': "le riviste
"Metron" e "L'architettura-cronache e storia",
l'Associazione per l'Architettura Organica (APAO), l'Istituto Nazionale di
Urbanistica e l'In/arch, i lavori professionali e la rubrica de 'L'Espresso',
la stessa università e Teleroma 56 rappresentano i surrogati di un
impulso politico inespresso. Attività condotte nello spirito del Partito
d'Azione, riflessi del pensiero liberalsocialista di Rosselli nello specifico
architettonico. Non sono 'incontrolado': ogni mossa è severamente
ispezionata e vagliata da quelle ombre viventi e palpabili, dai cumuli di
morti."(p.46).
Era nato a Roma nel 1918 in una delle
più antiche famiglie ebree della capitale, da Guido e Ada Bondì.
L'ingegnere Guido Zevi entrò nell'amministrazione
capitolina al tempo del grande sindaco Nathan fino al grado di ingegnere -
capo. Ebbe nel 1920 e 1921 due medaglie d'oro dalla Giunta Municipale per la
sua dedizione e la sua competenza. Con l'avvento del fascismo e di fronte ai
sintomi della corruzione si dimise. La persecuzione degli ebrei negli anni
Trenta rafforzò la sua adesione al sionismo e lo portò alla vice
- presidenza dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane. Nel 1940
i genitori di Bruno raggiunsero le due figlie Adriana Zevi Milano e Marcella
Zevi Sonnino trasferitesi nella Palestina ebraica. L'ingegnere Guido riprese da
zero la nuova vita a Ramatayim, sobborgo di Tel Avviv. Lì morì
nel 1975 e lì riposa insieme alla moglie Ada, scomparsa nel 1946.
Bruno Zevi ha cospirato contro il fascismo
già negli anni del Liceo Tasso, compagno di banco di Mario Alicata,
amico di Paolo Alatri, Carlo Cassola. Della sua azione si parla ampiamente nel
libro di Ruggero Zangrandi "Il lungo viaggio attraverso il fascismo".
Durante la guerra di Spagna, alla quale
partecipava la colonna italiana promossa da Carlo Rosselli, aiutò a
raccogliere fondi per il fronte democratico e maturò profondamente il
suo anticomunismo alla notizia dell'assassinio dell'anarchico Berneri a
Barcellona nel maggio 1937 da parte dei comunisti.
Per le leggi razziali fu esonerato dal
servizio militare che stava compiendo come allievo ufficiale del Genio.
Dato il clima antiebraico, si trasferì
a Londra nel 1939, dove frequentò il terzo anno di Architettura, dopo il
biennio a Roma, e portò avanti l'attività politica antifascista
con Carlo Ludovico Ragghianti.
"Gennaio
1940: a Parigi conosco i dirigenti del Movimento 'Giustizia e Libertà'
Emilio Lussu, Alberto Cianca, Aldo Garosci, e, da poco arrivato, Tullio
Ascarelli. Lista di persone da contattare in Italia. Poi programma per gli
Stati Uniti: Franco Venturi raggiungerà il padre a New York e, insieme,
pubblicheremo una nuova serie di 'Quaderni' di Giustizia e Libertà."(p.34)
Dal febbraio 1940 è a New York per
continuare gli studi universitari e portare avanti la lotta antifascista con
Lionello Venturi, Veniero Spinelli, Franco Modigliani, Aldo Garosci, Gaetano
Salvemini.
Sposa nel dicembre 1940 Tullia Calabi,
milanese, ebrea, che condivideva e condividerà sempre il suo impegno
antifascista, la fede giellista ed azionista.
Nel 1941 si laurea alla Harvard University
con Gropius.
"Franco
Venturi, bloccato in Francia dall'occupazione nazista, non aveva raggiunto gli
Stati Uniti. Il programma concordato a Parigi con i dirigenti del movimento
'Giustizia e Libertà' non potè essere attuato. I "Quaderni'
però dovevano rinascere perché l'idea del socialismo liberale propugnata
da Carlo Rosselli costituiva uno stimolo insostituibile per la cospirazione in
Italia e per gli emigrati in America. Se ne realizzarono due edizioni: la
prima, su carta sottilissima con copertina bianca, da inviare, tramite canali
clandestini, in Italia; la seconda da diffondere negli Stati Uniti, in
Inghilterra e in Africa"(p.40). Con la ripresa dei 'Quaderni', fu ricostituito
il movimento 'Giustizia e Libertà' negli Stati Uniti. Uscirono quattro
fascicoli dal gennaio 1942 al 1944, quando i principali redattori erano
già rientrati in Europa. Il terzo era dedicato tutto alla partecipazione
antifascista alla guerra di Spagna. La redazione era presso l'abitazione di
Bruno Zevi a Boston.
Proseguiva l'azione politica volta a
dimostrare all'opinione pubblica americana che Italia e fascismo erano termini
antitetici; si utilizzarono trasmissioni radio a Boston nel 1942 e la NBC di
New York nel 1943.
Il 30 giugno 1943 Alberto Cianca, Aldo
Garosci, Alberto Tarchiani e Bruno Zevi si imbarcarono per l'Europa sulla nave
"Queen Mary" spogliata del suo arredo per trasportare 15 mila soldati
e il loro armamento, esposti a possibili attacchi di sottomarini tedeschi,
perché senza adeguata scorta. Giunti in Inghilterra si attivò la radio
clandestina "Giustizia e Libertà", che trasmetteva giorno e
notte attaccando il regime e la monarchia e affiancando i primi nuclei
partigiani. Dal Messico arrivarono Leo Valiani e Bruno Pierleoni.
Tutti i compagni partirono per l'Italia, dopo
lo sbarco degli Alleati nella penisola e per la radio clandestina restò
solo Zevi "malgrado le proteste, la
scelta cadde su di me: avevo un timbro di voce così acuto da superare il
sibilo che i fascisti sovrapponevano alle nostre trasmissioni."(p.44).
Dopo qualche settimana il generale Eisenhower dette ordine di sopprimere radio
'Giustizia e Libertà', perché 'dannosa agli obiettivi degli alleati',
che andavano verso un compromesso con la monarchia.
Non potendo muoversi dall'Inghilterra, perché
impedito, Zevi fu capo-progettista dei campi militari per l'invasione della
Normandia. Divenne amico di Arthur Koestler, Renato e Piero Treves, Ruggero
Orlando e degli esponenti della sinistra laburista del movimento "Common
Wealth" di tendenza liberalsocialista.
Il 31 luglio 1944 era a Roma e si iscrisse
subito al Partito d'Azione, che diverrà il suo unico vero partito.
"Nego di essere un 'incontrolado',
appartengo al Partito d'Azione anche oggi, lo impersono, lo rappresento. Tra
l'altro, ridisegnai la testata di "L'Italia libera", il quotidiano
del mio partito, che continuo a leggere ogni mattina con l'immaginazione,
ipotizzando le piattaforme politiche su cui insisterebbe, qualora uscisse. "(p.46)
Restò nel Partito dopo la famigerata,
sciagurata scissione del 1946, malgrado la stima per Parri, La Malfa,
Ragghianti; partecipò alle elezioni romane nella lista 'Blocco del
Popolo'; non votò per lo scioglimento del Partito d'Azione nel 1947
e per la confluenza nel PSI. Per questo
evento Zevi ha scritto la sua pagina più drammatica "Traversai ponte Garibaldi all'alba,
disperato. Lo confesso, anche perché non mi è più capitato:
piangevo. Il mio partito annientato, Carlo Rosselli era stato assassinato una
seconda volta. La prospettiva di un'Italia moderna, post-fascista, crollava.
Tornavamo al pre-fascismo, ai partiti sconfitti. Certo l'ingresso dei compagni
P.d.A. li avrebbe rivitalizzati. Ma a quale prezzo ? E in quanto tempo ?
Nuova
Amputazione. Prima, gli amici, i fratelli della cospirazione, militanti, quasi
tutti nel partito comunista. Adesso, quelli del Partito d'Azione, dispersi tra
repubblicani e socialisti.
Gruppo
'Azione socialista', vicino a Ignazio Silone e ad Aldo Garosci, che poi diresse
'Italia Socialista'; Partito Socialista Unitario, con Giuseppe Romita, nel
1951; Partito Socialista Democratico Italiano, con scisma a Venezia, rottura a
Roma, in occasione delle elezioni comunali, e definitivo ripudio per la
legge-truffa del 1953. Più tardi, nel 1967 PSI-PSDI unificati, ed
ennesima spaccatura. Quando vidi Pietro Nenni abbandonare affranto il comitato
centrale che si teneva a Montesacro, capii che, per dimostrare a me stesso
l'immenso affetto per lui, dovevo dimettermi, tornando all'isolamento. In
realtà, con l'unica eccezione dell'esaltante parentesi di 'Unità
Popolare', dalla fine del Partito d'Azione sono stato sempre solo."(p.46)
Nella stessa pagina Zevi fa una confessione,
che è una delle cifre fondamentali per capire il senso profondo del suo
teso, tormentato impegno politico quotidiano "I morti di 'Giustizia e Libertà', del Partito d'Azione, della
Resistenza fondono con i sei milioni dei campi di sterminio. Sono del Partito
d'Azione solitario, sono ebreo, per loro. Aggiungo: credo nello spazio come
protagonista dell'architettura, come fonte di gioia e matrice di comportamenti
individuali e sociali- per loro. Odio l'accademia, il classicismo, la
simmetria, i rapporti proporzionali, le cadenze armoniche, gli effetti scenografici
e monumentali, la retorica e lo spreco degli 'ordini', i vincoli prospettici,
gli impianti edilizi statici, non temporalizzati e quindi non plasmati in
chiave di fruizione - per loro".(p.47)
Zevi è stato alla Direzione
dell'Ufficio urbanistico del sottosegretariato alle Belle Arti durante il
governo Parri nel 1945, membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici,
sezione Urbanistica, membro della Commissione nazionale per la Programmazione
Economica nel 1963, con Ugo La Malfa al Bilancio e Fiorentino Sullo (uno dei
pochi democristiani stimati da Zevi) ai Lavori Pubblici; membro del Comitato
centrale del Partito Socialista Unificato nel 1966.
E' stato sempre vicino all'azione di Danilo
Dolci in Sicilia, al Centro Studi e Iniziative di Trappeto, partecipando alle
marcia contro la mafia nel 1967 nella Sicilia Occidentale.
A Zevi fu affidata la commemorazione di Paolo
Rossi studente - architetto, membro della Federazione Giovanile Socialista,
morto il 27 aprile 1966, in seguito agli scontri coi neofascisti, avvenuti
nella città universitaria. Nell'Aula Magna dell'Università di
Roma il 28 aprile sedevano al suo fianco Ferruccio Parri, Francesco De Martino,
Ugo La Malfa, Arrigo Boldrini, Riccardo Lombardi e altri esponenti della
Resistenza. Disse tra l'altro "La
tensione morale ch'egli assimilava nell'ambiente familiare trovava scarso
riscontro in una società incline a dimenticare gli orrori della guerra,
degli stermini di massa, delle camere a gas, pronta ad evadere e dilazionare,
anzi a dissipare l'eredità della Resistenza, in una dolce vita priva di
autentica felicità. Trasferire quell'antica tensione in termini di
operosità quotidiana: questo era il problema dei giovani e Paolo voleva
aggredirlo diventando architetto."(p.96).
Giulio Carlo Argan, grande storico e critico
dell'arte, sindaco di Roma, da Zevi stimatissimo e ricambiato, affidò a
Zevi la prima commemorazione della deportazione di 2091 ebrei nei campi di
sterminio, tenutasi al Campidoglio nel 1976.
Sul fascismo Zevi ha avuto ed ha, come le
più profonde intelligenze gielliste e azioniste, una concezione
complessa, non schematica e superficiale "In politica, nell'etica, nei comportamenti, nell'arte e, naturalmente
in architettura, sono contro il fascismo. Per esso non intendo soltanto
Mussolini, Hitler e Stalin, ma tutti gli assolutismi e totalitarismi. Da questo
punto di vista le "assolute" verità dell'illuminismo e i dogmi
marxisti sono fascisti. Regole, ordini, precetti, proporzioni, monumentalismo
sono espressioni di potere. Tendono a opprimere l'individuo, a negare il
diverso, a escludere le eccezioni. I "lumi" intellettuali possono
essere fascisti se non ammettono ombre. Dunque, il fascismo è un morbo
piuttosto complesso e insinuante, che si infiltra dovunque e che dobbiamo estirpare
ogni giorno, dentro noi stessi."(p.145)
Ha fondato nel 1976 Teleroma 56, la prima
stazione televisiva indipendente che trasmetteva a Roma.
Nel 1983 si è presentato candidato del
Partito Socialista Italiano alle elezioni nazionali.
Nel 1987 è eletto deputato per il Partito
Radicale nella circoscrizione Venezia-Treviso.
Nel 1988 è eletto presidente del
Partito Radicale
Nel 1991 si è dimesso da presidente
del Partito Radicale e viene nominato presidente d'onore.
Per quanto riguarda il suo complesso, libero
rapporto con i radicali e con Pannella, così egli ampiamente scrive
nella sezione "Partito Radicale" del libro: "Quando Bettino Craxi, Claudio Martelli e
Rino Formica cominciarono a parlare del liberalsocialismo di Carlo Rosselli, mi
precipito alla sezione Salario per iscrivermi al Partito Socialista Italiano.
Dico: se c'è una sola possibilità su mille, bisogna rischiare.
Devo
riconoscere che la possibilità non c'è, almeno non la trovo. Una
politica urbanistica ? Una politica per il piano regolatore di Roma ? Una
politica universitaria ? Una politica per le televisioni provate ? Nulla.
Ottimi discorsi, ottimi ordini del giorno, zero di fatto.
L'incontro
con i radicali avviene sull'università e su Teleroma 56. Ho offerto
Teleroma 56 a Formica e Martelli; l'hanno snobbata. I radicali invece ne
colgono l'importanza, la potenziano, ne fanno uno strumento di grande rilievo.
Con
Marco Pannella c'è da anni un rapporto di profonda amicizia. Non ci
vediamo mai, scambiamo idee con difficoltà, quasi con pudore, ma per un
lungo periodo marciamo all'unisono. Dopo la morte di Enzo Tortora, mi eleggono
presidente del Partito. Ne sono felice e al congresso di Budapest del 1989
propongo un 'Manifesto appello'. Sorgono però difficoltà…il
dissenso verte su due punti: a)la prospettiva di chiudere il partito…b) la
necessità di una guida di emergenza…Nel 1992 Le Liste Marco Pannella
hanno segnato un'ulteriore distinzione."(p.176).
Nel manifesto citato così scrive Zevi
"L'ansia di Carlo Rosselli,
ereditata poi dal Partito d'Azione, era volta a evitare una restaurazione
prefascista, il risorgere dei velleitarismi nazionalistici, il prevalere della
palude di una burocrazia sterile e immobilista.
Con la
fine del Partito d'Azione si verifica un'atmosfera di appiattimento, di stasi e
poi di arretramento che favorisce uno stato di abulìa rispetto agli
ideali europei, e l'insorgere di una frenetica, esasperata partitocrazia.
In
questa atmosfera amara, depressa, insopportabile, spicca il volo il Partito
Radicale: partito' altro', discorde, anomalo, cacofonico, diverso; partito
rivoluzionario nell'accezione aderente alle situazioni e ai conflitti delle
ultime decadi del XX secolo. Dall'obiezione di coscienza al divorzio, le sue
battaglie coinvolgono enormi masse di cittadini. La presenza radicale, nel paese
e nel parlamento, esprime e organizza politicamente liberi comportamenti e
costumi, incute tensione con le tematiche dei diritti civili, di una giustizia
più giusta, della lotta contro la fame nel mondo e di quella
antiproibizionista della droga.
A
confronto di altri partiti assai più forti, il bilancio del Partito
Radicale è impressionante, quasi sbalorditivo…Il sistema politico
italiano è dominato, bloccato da estenuanti negoziati tra partiti.
L'istituto del referendum infrange questa situazione mediante l'iniziativa
popolare e immette sulla scena questioni che altrimenti sarebbero
emarginate….Spiccano due imprese straordinarie: Radio Radicale e Teleroma 56
(oggi anche Agorà su Internet), che offrono un'alternativa
all'informazione stereotipata e degradante: servizi politico-culturali che
suscitano la stupefatta ammirazione anche degli avversari…Due connotati sono
stati ripresi con inedito slancio: transanazionale e transpartito. Verdetto
rivoluzionario secondo il quale si affrontano compiti a scala europea e
mondiale." (pp.177-178).
FIN QUI ZEVI DICEVA DI FERMARSI. VALUTA TU SE
E' IL CASO DI CONTINUARE ALMENO CON LE SEGUENTI NOTIZIE
Per questi connotati e per queste benemerenze
il Partito Radicale ha il riconoscimento ufficiale dell'Onu. Di questo Partito Radicale è
stato presidente d'onore Bruno Zevi. La Lista Pannella e la Lista Bonino, gli
ambienti radicali sono stati sottoposti con libertà e obiettività
a consensi doverosi e a critiche o contestazioni anche feroci, fino alla recentissima
decisione di una rottura definitiva, quando gli esponenti europei della Lista
Bonino hanno fatto un accordo 'tecnico' con i nazisti di Le Pen.
.
Zevi era membro del Comitato di direzione di
'Lettera ai compagni' della Federazione Italiana Associazioni Partigiane (FIAP).
Ha fatto parte del direttivo del Movimento
d'Azione Giustizia e Libertà, fondato in casa Garosci - Numberg il 29
dicembre 1993.
Ha appoggiato con il Movimento d'Azione Giustizia e Libertà
Unione Democratica-Movimento d'Azione Europa, promossa e costituita il 7 giugno
1997 a Montecatini (nel ricordo di Giovanni Amendola, lì ferito
mortalmente nel 1925 dai fascisti) da Antonio Maccanico, nipote del fondatore
del Partito d'Azione, Adolfo Tino, ministro del Governo Prodi, il più
intimo amico e collaboratore di Azeglio Ciampi, nel periodo più nodale
dell'ingresso dell'Italia in Europa. Zevi si è reso disponibile fino ad
essere il numero due della lista di Unione Democratica per le elezioni di Roma,
ma, osteggiato dal sindaco Rutelli, incapace di accettare le ragionevoli
critiche urbanistiche che Zevi gli aveva pubblicamente fatto e memore
dell'attacco frontale che Zevi aveva portato avanti, quando Rutelli voleva
testardamente intestare una piazza di Roma al gerarca fascista Bottai, che
aveva firmato le leggi antisemite, signorilmente si è fatto da parte,
continuando nell'appoggio costante al centro-sinistra, anche alle stesse
elezioni comunali di novembre 1997. Il manifesto elettorale così
proclamava "L'Unione dei Democratici di cultura laica, liberaldemocratici
e liberalsocialisti, per dare stabilità a Governo, per modernizzare il
Paese e per rilanciare l'economia e il lavoro, ESSERE IN EUROPA. In Comune per
un forte governo con Rutelli sindaco." Ma la gestione non razionale
dell'operazione Giubileo ha prodotto danni politici alle elezioni Provinciali
di Roma con la vittoria del polo di centro-destra e Zevi aveva sollevato
recentemente, con decisione, la necessità di una svolta, affinchè
il centro-sinistra non venisse sconfitto anche alle regionali del Lazio della
primavera del 2000.
Ha aderito al rifondato Partito d'Azione,
promosso dal dott. Salvatore Bellini di Pavia nel luglio 1997, nell'ottica
anche di una doverosa salvaguardia giuridica.
Ha partecipato agli Stati Generali della
Sinistra di Firenze del 1998, sperando invano che nascesse un soggetto politico
nuovo popolare, erede soprattutto della tradizione giellista e azionista, e non
l'anonimo 'Democratici di Sinistra'.
Ha fondato il 28 dicembre 1998 a Roma il
Partito d'Azione Liberalsocialista, con simbolo e programma nuovi, con Aldo
Rosselli, Giorgio Parri e più giovani militanti, le cui posizioni e la
cui attività sono descritte nella 'lettera liberalsocialista' (i cui
numeri sono presenti tutti su internet al sito www.tecniarc.it), nella speranza
di un liberalsocialismo azionista radicale, cioè non soltanto
testimoniato e culturalmente richiamato, ma combattivamente presente e attivo
ogni giorno con lo spirito, le dedizioni, le creatività politiche, di
cui danno esempio i radicali, avendo constatato con amarezza e crudo realismo
come gli ideali azionisti e liberalsocialisti devono essere più
chiaramente ed energicamente rivendicati, non più delegati ad altre
forze, nell'ambito sempre dello spazio storico - ideale del centro-sinistra.
Quest'ultimo va aiutato, anche con critiche decise, a sollevarsi su un piano
più alto dal punto di vista della ricchezza etico-politica,
intellettuale, progettuale, per far fronte alle complesse sfide antiche e nuove
e fronteggiare con successo l'offensiva del Polo di Berlusconi, Fini, Casini e
la prospettiva non serena di un loro governo.
Ha dedicato gran parte del 1999 alle
celebrazioni del centenario della nascita di Carlo Rosselli, fino al memorabile
16 novembre, quando fu scoperta la lapide in Roma, in via delle Convertite, 21,
in ricordo di Carlo e Nello Rosselli. Alla presenza di Rita Levi Montalcini,
che scoprì la lapide, di Elio Toaff, di Vittorio Foa, dei figli di Carlo
e Nello, dell'assessore alla cultura del Comune di Roma Borgna, del ministro
Maccanico, degli onn.li La Malfa e Spini e di centinaia di cittadini, tenne il
suo ultimo solenne intervento, che resta nella memoria e nel cuore di tutti
quelli che furono presenti, quasi una pubblica confessione delle ragioni
profonde del suo impegno etico-politico
e della sua ebraicità, che lo avvicinava ancora più profondamente
a Carlo e Nello Rosselli.
Sono onorato e felice di aver conosciuto
Bruno Zevi, di essere stato compagno nell'impegno politico e culturale e di
aver collaborato, pur con le limitate forze che possiedo, con lui.
25 gennaio 2000
Nicola Terracciano