IL DOVERE DELLA POLITICA

 

La politica è fondamentale. Da essa, e dalla moralitá perso­nale, dipendono, in modo nodale, i destini quotidiani degli individui, delle comunitá locali, dei popoli. Per questi motivi la politica non può essere lasciata nelle mani di professionisti, peggio se corrotti e demagoghi, che preparano e producono spesso soltanto disordini e sofferenze, a volte tragedie.

Il professionista politico, pur facendo in qualche modo funzionare le istituzioni, ne inquina continuamente lo sviluppo profondo. Trasforma la politica in gestione del potere e degli affari:giuochi di potere e profitti degli affari sostituiscono il servizio a favore della societa e il merito delle capacita. Gli interessi materiali prendono il posto dei principi ideali.

 

Occorre il recupero di un autentico momento politico, da trattare da parte di ognuno, sia responsabile a qualche livello o semplice cittadino, con rispetto, con responsabilita, con la coscienza di operare anche per gli altri, per tutti, con l'impegno contemporaneo e concorde anche nella societa civile, nel pro­prio lavoro e nel mondo del lavoro.

Occorre che ogni persona sappia cogliere i legami profondi esistenti tra il suo destino e l' ambiente sociale e politico nel quale vive. Ma l'impegno di militanza non deve produrre un assorbimento totale delle energie nella sola dimensione politi­ca.

 

Si puo costruire se stessi anche attraverso la politica, ma con la capacita e la forza di carattere per non farsi corrompere dalle ambizioni e dal potere.

Lo stato totalitario e stato tirannico, perche ha voluto introdurre imposizioni e divieti politici in ogni piega della vita pubblica e privata dei cittadini.

Occorre avere l'energia e la calma necessarie per condurre una vita quotidiana a più dimensioni, col momento lavorativo, che dá l'autonomia esistenziale e garantisce la sinceritá di se stessi, col momento della famiglia( quando se ne ha una), che ha soggetti titolari di diritti ed implica nostri doveri nei loro confronti, col momento libero delle amicizie o degli interessi extra-politici.

Occorre sviluppare un impegno politico-civile che, nel rispetto delle intimitá individuali, si inserisca in modo naturale nella loro vita quotidiana e venga avvertito come un arricchi­mento, un completamento, una libera aggiunta.

 

La saldezza delle proprie convinzioni deve congiungersi con la capacitá di accogliere riconoscimenti ed obiezioni e con la consapevolezza che la veritá non è proprieta di nessuno e che gli altri, pure sbagliando, possono essere moralmente anche migliori di noi.

Il valore di una persona non si misura con parametri esclu­sivamente politici. Se cosi fosse( eccettuate le manifestazioni demoniache o dittatoriali, che si condannano chiaramente da sè e che vanno quindi frontalmente combattute), quasi nessuno( e noi forse tra i primi) si salverebbe.

 

Mafia, corruzione, mille malversazioni penetrate nel tessuto profondo della societá e dello stato minacciano di piegare il nostro paese verso un'irrimediabile decadenza. Bisogna avere oggi coscienza che la lotta e la vittoria contro di esse condizio­nano l'avvenire di tutti noi e dei nostri figli.

Il veleno del razzismo, i ritornii della peste nazionalista, la devastazione progressiva dell'ambiente naturale ed umano, la tensione sempre piit esplosiva tra il Nord ed il Sud del pianeta, i fanatismi ed i fondamentalismi religiosi, la caduta di tutti i valori: è qui che piange l'uomo di oggi ed è qui che si impone ad ogni coscienza onesta e virile un impegno alto e severo per fronteggiare la gravitá di una crisi, che minaccia l'avvenire della civiltá.

PROGRAMMA

 

SOCIALISMO LIBERALE ITALIANO è un movimento politica, civile, culturale nuovo e antico nello stesso tempo, che ha tutti i titoli per entrare, anzi per ritomare degnamente, a testa alta, nella lotta per il rinnovamento della coscienza morale, del sistema di potere, del fondamento e del senso dello stato in Italia, dentro una visione europea e mondiale.

Esso si ricollega, ne! nome e nel simbolo, ad una tradizione minoritaria, spesso sconfitta in politica, ma indomita e sempre presente, come monito ed esempio, nelle vicende storiche, espressa da grandi testimoni, protagonista in tutti i campi di decisive battaglie nel corso dell'Ottocento e del Novecento.

 

Quella tradizione ha radici risorgimentali, con feconde inci­denze del vario socialismo europeo; si incama daI secolo scorso nella quotidiana lotta di emancipazione civile e sociale del mondo del lavoro; raggiunge alte vette ideologiche e azioni esemplari con l'opera di Gaetano Salvemini, con l' antifascismo liberale e socialista di Piero Gobetti, col movimento di"Giustizia e Liberta"di Carlo e Nello Rosselli e col liberalsocialismo di Guido Calogero e Aldo Capitini.  E’ protagonista nella Resisten­za con le formazioni di "Giustizia e Liberta" e col Partito d' Azione di Ferruccio Parri, di Emilio Lussu, di Ugo La Malfa, di Luigi Salvatorelli, di Guido De Ruggiero; alza per prima la bandiera del federalismo europeo col Manifesto di Ventotene di Emesto Rossi e di Altiero Spinelli. E’ una tradizione che si consolida col socialismo democratico di Ignazio Silone, di Piero Calamandrei, di Ugo Guido Mondolfo, di Norberto Bobbio, col liberalismo democratico intransigente di Riccardo Bauer, col socialismo religioso attento ai valori della persona e della laicitá dello Stato di Arturo Carlo Jemolo, col federalismo autonomistico e sovranazionale.


Gaetano Salvemini

 

Non dimentica, e lo proclama ad alta voce, le lezioni e gli esempi morali, civili, inteIlettuali di Giuseppe Mazzini, di Carlo Cattaneo, di Filippo Turati, di Giacomo Matteotti, di Giovanni Amendola, di Benedetto Croce, di Antonio Gramsci, di Camillo Berneri, di Sandro Pertini, tutti votati fino al sacrificio, pur nella diversitá dei destini individuali e dei tipi di impegno, a incarnare e ad esaltare i pili alti valori umani.

 

Socialismo Liberale Italiano si trova oggi davanti un paese repubblicano, liberale, democratico, che ha contribuito a far rinascere dalle macerie della dittatura e della guerra, a far progredire in molti campi, ancora ricco di miIle energie, ma drammaticamente minacciato daIl'invadenza partitocratica e inquinato da un diffuso immoralismo politica e civile. Della crisi che lo investe non possono non essere considerati corresponsabili anche i tradizionali partiti liberali, democratici, socialisti, gia compromessi da antiche sudditanze ideologiche e da collaborazioni subalteme a democristiani e a comunisti.

 

La caduta del comunismo non ha risolto i problemi che esso aveva tentata invano di affrontare: che anzi si presentano aggravati. Mentre c'e nel panorama politico un chiaro ritorno delle forze della destra politica ed economica e venti di nazio­nalismo e di razzismo soffiano ormai su tutto il continente, si e aperta in Europa una crisi generale della sinistra, che è ovunque in posizione difensiva.

 

I partiti socialisti e di ispirazione comunista hanno una complessa storia, non superficialmente giudicabile, ma pur sempre lungamente marxista nella teoria, leninista e stalinista nella pratica, che li ha profondamente plasmati nei comporta­menti spesso demagogici, burocratici, polizieschi, rendendo marginali o inesistenti gli aspetti di rigore etico, di progresso popolare e di libertá inteIlettuale. La loro storia, che non è possibile dimenticare, i vasti processi di degrado in atto nel nostro paese e in buona parte imputabili al consociativismo con altre forze corrotte e invadenti, li rendono oggi scarsamente affidabili. Il tentativo di ammodernare la loro veste ideologica con un tardivo, non convincente recupero di frammenti della storia liberalsocialista, non è valso a conciliare ampi e persuasi consensi, nè a far guadagnare nuovo ascolto, specie tra le nuove generazioni.

L'esperienza socialdemocratica europea, pur positiva sotto vari aspetti, mostra oggi chiaramente i suoi limiti di fronte ai nuovi problemi delle societá in formazione e in trasformazione in Oriente e in Occidente.

 

Socialismo Liberale Italiano è movimento politica nuovo, ma su integre radici antiche, è altra storia, altro orizzonte, altra tensione ideale e morale.

 

Ripudia ogni ideologismo eclettico e combinatorio, ma vuole misurarsi in un continuo confronto con la odierna realtá politica e sociale e valersi degli strumenti moderni capaci di interpretarli  con fantasia politica e di riformarla con inventiva creatrice.

 

Consapevole della propria originalitá, intende tuttavia ope­rare senza settarismi, nella convinzione che l'unica alternativa seria al sistema attuale è la confluenza di tradizioni che si richiamano al socialismo, aperta a libere adesioni di libere coscienze.

 

Come disse esemplarmente Carlo Rosselli nel 1930: "il so­cialismo non si decreta dall' alto, ma si conquista e si costruisce daI basso, nelle coscienze, nei sindacati, nella cultura". So­cialismo è umanesimo: il socialismo liberale vuole richiamarlo alla sua vocazione pili profonda, oggi decaduta, di innalzare la coscienza civile e morale dell'uomo, di esaltare il progresso sociale e politico della persona, di rialzare la bandiera della fraternitá dei popoli.


Piero Gobetti

 

Socialismo Liberale Italiano si trova di fronte un paese alle prese con mutamenti di tale portata, come l'unione europea, l'interdipendenza planetaria, il riconoscimento dei diritti umani, la minaccia ecologica, la "bomba" demografica, l'immigrazione di intere popolazioni, da contrassegnare un'epoca intera della storia umana. Ad essi si sommano problemi irrisolti, antichi e nuovi, della societá italiana.

La gravitá della crisi è sotto gli occhi di tutti. La stessa unitá nazionale è in pericolo. Il governo è venuto sempre pili signifi­cando non nobile servizio nell'interesse del popolo, ma conqui­sta del potere e dei suoi privilegi. I partiti che se ne spartiscono le spoglie con l' alibi del pluralismo democratico hanno pervasivamente occupato a tutti i livelli una Stato forte con i deboli e debole con i forti, incapace di far valere la sua necessaria autoritá a garanzia dei diritti dei cittadini, fino a dispensare insicurezza invece che tutela, latitanza laddove più dovrebbe essere presente, come nelle regioni del Sud devastate dal domi­nio della malavita. Dietro l'insegna dello Stato di diritto pro­sperano interessi corporativi, quando non mafiosi, minoranze faziose, burocrazie parassitarie e inefficienti. L'amministrazio­ne e i pubblici servizi sono in buona parte allo sfascio, mentre nella societá moderna l'efficienza dell'amministrazione è con­dizione del buon governo e garanzia della qualitá della vita.

 

Non c'e pili chiarezza, ma conflitto ormai tra i poteri dello Stato, nei rapporti tra esecutivo e legislativo e sull'indipendenza e i limiti della magistratura. Il maIessere delle forze dell' ordine, con le interessate adesioni che può riscuotere, è sintomo allar­mante che investe la base stessa della democrazia.

 

Il problema meridionale che si trascina dall'Unitá è avvele­nato oggi dall'aggressivitá e dal dilagare di nuove forme di criminalitá, contro cui la reazione dello Stato è tardiva e insuf­ficiente, col risultato di contagiare altre regioni e di condiziona­re lo sviluppo dell' intera societá.


Carlo Rosselli, Ernesto Rossi e Nello Rosselli

 

     L' eccezionale patrimonio ambientale e artistico del nostro paese ha subita e continua a subire gravi deterioramenti.

     La finanza attuale è in pieno dissesto, con un debito pubblico in continuo, inarrestabile aumento.

 

La fiducia dei cittadini nella giustizia -otto delitti su dieci rimangono impuniti- è profondamente scossa, mentre è gran tempo di avvertire che lassismo e permissivismo nel campo giuridico aprono le porte allo Stato autoritario.

Il mondo della scuola e della formazione civile, mentre aumentano ogni giorno i sintomi di imbarbarimento del tessuto sociale, non possiede sufficienti riferimenti ideali, nè chiari programmi organizzativi.

 

Incombono i problemi, che investono tutto l' Occidente, dell'integrazione di centinaia di migliaia di immigrati extracomunitari.

 

Appannato il senso laico e liberale dello Stato, la presenza in Italia del Vaticano impone una netta distinzione tra Stato e Chiesa e i loro rispettivi poteri.

La stessa libertá personale dei cittadini è esposta oggi a nuovi insidiosi attacchi da parte dell' onnipresente diffusione dei poteri di condizionamento e di indottrinamento della civilta dell'infor­matica.

 

La crisi economica e sociale, con l'alta tasso di disoccupa­zione, l'inflazione palese o strisciante, la mancanza di una chiara politica dell'industria si intrecciano e si sommano, in circuito perverso, con la crisi delle istituzioni.

Nel panorama dell'Europa occidentale ed orientale post­comunista nessun sistema politico-economico si presenta più soltanto liberale o più soltanto socialista: c'è una complessa mediazione in atto da analizzare e governare, sempre avendo come riferimenti l'elevazione dei ceti più umili e socialmente indifesi, e la promozione dei valori di libertá.


Lorenzo Da Bove, Filippo Turati, Carlo Rosselli, Sandro Pertini, Ferrucio Parri a Calvi (Corsica) il 12 Dicembre 1926 in occasione della fuga di Turati dall'Italia.

 

L' economia a 'due settori' (pubblico e privato), indicazione anticipatrice e caratteristica della tradizione liberalsocialista, non è rigida (da una parte il mercato, dall'altro il dirigismo statale), ma elastica e flessibile, senza pregiudizi e chiusure ideologiche; deve tendere a valorizzare le più varie forme di impresa, dove sia le forze del lavoro che la creativitá imprendi­toriale vengano sempre maggiormente esaltate, producendo occupazione e benessere. Non dunque più mercato o più stato, ma migliore stato e miglior mercato.

L'attuale forma-partito, residuo del dopoguerra e della guerra fredda, degenerata in centro di gestione di potere, è la premessa e la conseguenza della partitocrazia.                                 

 

Non si esce dai progetti futuribili e dal riformismo della chiacchiera senza la consapevolezza che non c'è riforma dello stato se non c'è anche la riforma dei partiti. E’in prima luogo un problema di moralitá privata e pubblica, da affrontare con strumenti tecnici e politici (ma non solo con quelli), di selezione delle rappresentanze e della classe dirigente, attraverso una riforma dei sistemi elettorali a tutti i livelli, che privilegino l'elezione e la circolazione di cittadini onesti e capaci, che meritino il consenso in virtù del servizio; si tratterá quindi di definire le nuove strutture, le diverse competenze, le mutate funzioni del Parlamento(una diversa articolazione dei poteri della Camera e del Senato e dei rapporti con gli altri organi dello Stato), di rafforzare la trasparenza democratica di tutti gli istituti di garanzia dei diritti dei cittadini. Ma i principi fondamentali della Costituzione nata dalla Resistenza non vanno in nessun modo stravolti.

 

La tutela dei diritti pubblici comincia dall' equitá dell' impo­sizione fiscale: non può andare disgiunta da precisi controlli nella distribuzione, nel prelievo tributario e nell'impiego della ricchezza prodotta daI paese. La politica finanziaria deve finire di essere una smentita quotidiana all' asserita trasparenza demo­cratica delle istituzioni, quando agli arbitri e alle illegalita contabili dello Stato si risponde con l' evasione fiscale da parte dei cittadini.


 

 

Senza per altro dimenticare, qui come in ogni altro campo, l'attualita del monito mazziniano che la libertá è garanzia di diritti, ma anche coscienza dei doveri.

Primo e fondamentale compito, quindi, assicurare il funzio­namento, la presenza, l' autoritá, la garanzia di giustizia di una stato da rendere moderno nei suoi istituti, nelle sueleggi e nella prospettiva di una federazione europea.

 

In una libera societa moderna il potere non va concentrato, ma diffuso. La democrazia ha inizio dalla partecipazione alle formazioni sociali di base: alle autonomie locali vanno percio conferiti poteri di governo oltre che di amministrazione, di controllo delle risorse economiche e finanziarie, di trasparenza nella presentazione dei programmi e nella elezione dei rappre­sentanti. Ma l'altra faccia dell'autonomia deve essere la piena responsabilitá degli enti locali nei confronti dei cittadini e del potere centrale.

Contro lo strapotere partitocratico, bisogna restituire ai cittadini il governo delle istituzioni, espropriato dai partiti: ma libertá e giustizia non possono essere tutelate unicamente dalle istituzioni. Occorre dare voce e ascolto alle tante preziose energie della vita civile, perchè trovino piena valorizzazione, attraverso nuovi canali di partecipazione e nuovi strumenti di incidenza nel tessuto sociale e politica del paese. La vitalitá della societa civile va tradotta in capacitá e efficienza politica:perciò occorre promuovere una rete di libere e autonome associazioni - utilizzando le forze spesso disperse e talvolta dispersive di movimenti nati spontaneamente - che possano divenire anche contropoteri di varia natura, in grado di contrastare e di sostituire istituti burocratici inefficienti e gestioni moralmente riprovevoli dell' amministrazione pubblica.

 

Nella crisi delle ideologie, delle classi, dei partiti emergono bisogni reali della societa, interessi limitati, ma autentici, gruppi che cercano un rapporto diretto e immediato con gli organi di governo, per risolvere, al di lá dei giuochi di potere, problemi

 

 

comuni e quotidiani. E’ compito di una nuova politica interpre­tare questa diffusa protesta, accoglierla nelle sue richieste posi­tive, incanalarla in alvei democratici che ne impediscano la sterilitá o la degenerazione. Il consenso non va cercato nell'oc­cupazione dei mezzi di comunicazione di massa, nell' esaltazione della propria immagine, nella lotta per esercitare maggiore influenza nelle istituzioni, ma nell'efficacia, nella diffusione, nella riforma dei servizi e dei beni reclamati dai cittadini. Si eviterá così la grave divaricazione crescente tra societá civile e societá politica.

La presenza delle donne nella vita politica e sociale va ampiamente valorizzata, per l'apporto specifico e prezioso della loro natura.

 

Un futuro rassicurante che si può intravedere nelle nebbie del presente è il progressivo confluire dell'Italia in un'unione sopranazionale di tipo federativo. Ma è soprattutto per assicura­re all'umanita le condizioni della sua sopravvivenza nella "pace perpetua" giá vaticinata da Kant che la stessa trasformazione del concetto di stato-da nazionale a comunitario-con sempre mag­giore evidenza s' impone; soprattutto oggi, per poter esercitare la necessaria capacitá di attrazione, sul terreno della democrazia, nei confronti delle popolazioni dell'Europa centrale e orientale, profondamente squassata dalla crisi del post-comunismo e quin­di facile preda di pericolose tentazioni frazionistiche e di ritomi autoritari.

 

Usciti dall'equilibrio del terrore e dallo scudo della NATO, siamo ormai entrati nella fase di un totale disordine intemazio­nale, di cui lo sfacelo dell'impero sovietico e i barbari conflitti ai nostri confini orientali sono significativi campanelli di allar­me. Ma ancora non sappiamo dar vita, neanche nel nostro Occidente, a forme permanenti, vincolanti e istituzionalizzate d'intesa, suscettibili di estendersi un giomo all'intero pianeta. .

Sempre più urgenti si fanno quindi le soluzioni che solo a quel livello sono ormai ragionevolmente prospettabili nel senso di una crescente unitá, di cui la riforma dell' ONU rappresentereb­be la prima tappa.


Ferruccio Parri

 

L'Italia di oggi sta invece dimostrando la sua colpevole immaturitá rispetto ai compiti che l'epoca impone. Rimanere fuori dell'Europa significherebbe un ulteriore degrado politico e un'ulteriore caduta di competitivitá del nostro sistema eco­nomico, con gravi conseguenze anche sulla qualitá della vita dei cittadini. Bisogna convincersi - e il richiamo va rivolto anche e soprattutto agli uomini politici - che non ci sará ripresa della nostra politica interna senza una politica estera integrata in un ampio disegno di interdipendenza europea.

Ogni tentativo di riforma puramente nazionale, che non tenga realisticamente conto di questo più ampio contesto e della gravitá del momento, appare a priori destinata all'insuccesso e deve quindi lasciare il campo a più nobili e lungimiranti sforzi di risolvere i nuovi problemi col nuovo metro di queste dilatate dimensioni.

 

L'Italia non si salverá da sola, ma-come ci hanno indicato a suo tempo Mazzini e Rosselli-per questa via potrá invece anche aiutare gli altri popoli ad inserirsi costruttivamente in una stesso disegno di progresso democratico per l'intera Europa e per il resto del mondo.

 

1 problemi aperti nel paese sono così numerosi e di tale gravitá che richiedono, per essere affrontati con possibilitá di successo, valori e ideali da ritrovare, da inventare e soprattutto da testimoniare, convinzioni mentali e atteggiamenti pratici di rigore, di chiarezza, di concretezza, e gruppi dirigenti nuovi, animati da altro spirito, di livello moderno e di respiro europeo, spirito che deve necessariamente congiungersi con programmi di alta e preciso profilo, a lungo e medio termine, attenti alle esigenze e alle richieste che salgono dai cittadini e strettamente collegati, per la loro realizzazione, a energie popolari da susci­tare e mobilitare.

 

Socialismo Liberale Italiano intende riprendere, aggiornare, diffondere la sua ricca, originale, misconosciuta tradizione di analisi e di ricerca politica; contro il degrado civile e culturale el' imbarbarimento dei rapporti umani, che minacciano la societa, vuol farsi carico di movimenti e di iniziative percorse da quella carica di passione civile, di impegno morale e di onestá intel­lettuale, orgoglio e privilegio dei suoi più alti esponenti.

Socialismo Liberale Italiano vuole contribuire a far nascere contro la secolare ereditá trasformista uno scenario di chiarezza di posizioni politiche contrapposte, ma senza settarismi, con riferimento a storiche esperienze anche di altri paesi.

 

Socialismo Liberale Italiano opererá con continuitá, con un'azione paziente e discreta, ma decisa di organizzazione, senza cedere alle tentazioni del potere, senza le concessioni agli schemi ideologici che hanno tradito le speranze di altri momenti della sua storia. Si impegnerá a radicarsi nel territorio, esaltan­done le migliori energie civili e morali. Dará il suo appoggio soltanto a quelle forze politiche che, a tutti i livelli, avranno storie, orientamenti, valori etici e stili di comportamento compatibili e trasparenti.

 

ESTRATTO DELLO STATUTO

 

Art. 1- SOCIALISMO LIBERALE ITALIANO è una associazione politica e culturale di uomini liberi, che si propongono di attuare gli ideali di libertá e di giustizia sociale, di federazione europea, di cooperazione e di pace con tutti i popoli della terra.

 

Art. 2- Gli organi di Socialismo Liberale italiano sono il comitato di presidenza, il congresso, il collegio dei probiviri, il segretario, il tesoriere e il collegio dei revisori dei conti.

 

Art. 3- Il simbolo di Socialismo Liberale Italiano è definito nella parte centrale dalla spada fiammeggiante sullo sfondo della penisola italiana, ereditá storica di Giustizia e Liberta e del Partito d' Azione, resa più esplicita dalle due lettere "G. L. ", poste a destra e a sinistra della figura geografica. Il tutto é racchiuso dal cerchio delle dodici stelle, che richiamano il fonda­mentale valore europeista e federalista della tradizione socialista liberale italiana. Il disegno centrale è compreso in due cerchi concentrici, tra i quali figura la scritta "Socialismo Liberale Italiano".

 

Art. 4- La sede di Socialismo Liberale Italiano è a Firenze, in ragione del legame che unisce storicamente la citta con personalita e battaglie della tradizione socialista liberale.

 

Art. 5- I proventi di Socialismo Liberale Italiano sono costituiti dalle quote degli iscritti, dai contributi di associazioni e di simpatizzanti, da altri introiti, di cui si comunichera sempre pubblicamente l'origine.

 

Art. 6- I bilanci di Socialismo Liberale Italiana sono pubblici e vengono presentati sulla base di scritture contabili trasparenti e comprensibili.

 

Art. 7- Socialismo Liberale Italiana non ammette funzionarl retribuiti, ma prevede militanti che, secondo un criterio di rotazione, possono ricevere una temporanea indennitá, alla luce dei mezzi disponibili.

 

PROMOTORI

 

1 fondatori del movimento culturale e politico SOCIALISMO LIBERA­LE ITALIANO sono stati, alla fine del 1990, pochi amici, decisi a scendere sul piano dell'impegno e che per questo hanno cercato di collegarsi con persone, che potessero rappresentare, con la loro opera, gli ideali del socialismo liberale, in un raccordo tra passato e presente, tra generazioni successive e diverse, aperto all'adesione e al contributo di chi intende ispirarsi a tali principi.

 

Alla stesura del programma hanno contribuito in particolare Luciano Bolis, Leone Bortone e Nicola Terracciano segretario provvisorio.

 

Tra i primi partecipi dell'iniziativa fino alla morte improvvisa nel 1991 è stato il prof. Arrigo Paladini.

 

Prime espressioni di augurio per il successo dell'iniziativa di Socialismo Liberale Italiano sono pervenute da Norberto Bobbio, Paola Forti Rosselli, Franco Venturi, Gaetano Artè, Vittorio Foa, Giuseppe Righetti.

 

Luciano Bolis - Condannato dal Tribunale Speciale per attivitá antifasciste. Responsabi1e per il Partito d' Azione in Liguria durante la Resistenza. Mutilato e invalido di guerra. Vice-segretario del Partito d'Azione con Schiavetti ne1 1946. Fondatore e direttore delI'Istituto Storico della Resistenza in Liguria. Pioniere de1 federalismo. Alto funzionario de! Consiglio d'Europa. Docente al Centro di alti studi europei delI'Universitá di Strasburgo. Pubblicista e saggista.

 

Leone Bortone - Arrestato a Roma per attivitá antifasciste. Partigiano nella zona del senese. E stato redattore capo de1 quotidiano milanese del Partito d'Azione "L'Italia Libera". Ha curato nel 1945, con Aldo Garosci, la prima edizione in italiano di "Socialismo Liberale" di Carlo Rosselli, uscito in francese ne1 1930. Gia segretario delI'Istituto per la Storia d'Italia dal fascismo alla Resistenza di Roma. Saggista politico e storico.

 

Nicola Terracciano- Nato nel l944, appartiene alla generazione del dopoguerra, che ha cercato sempre e spera ancora di costruire una casa comune della sinistra su basi di veritá e di integritá. Preside di scuola secondaria. Saggista.

 

Arrigo Paladini - Catturato dai tedeschi nel l944, subì lunghi mesi di tortura nella sede romana delle SS. in via Tasso, dove piu tardi, come direttore del Museo Storico della Liberazione di Roma, ha svolto, specie tra i giovani, opera quotidiana di illustrazione, di diffusione, di esaltazione dei valori di libertá.


Luciano Bolis e Nicola Terracciano

Carini, Berti, Bortone, Giorgio Parri e Terracciano a Firenze

 

PUBBLICAZIONI

 

Curata da Leone Bortone e Nicola Terracciano, e stata avviata una collana di 'studi e testi' daI titolo "Socialismo Liberale".

 

Le pubblicazioni possono essere richieste a: Galzerano Editore, 84040 Casalvelino Scalo (SA).

 

Primo volume uscito:

 

CARLO ROSSELLI, Liberalismo Socialista e Socialismo Liberale, pp. 96, 1992.


Seconda edizione del 1996

 

I proventi sono devoluti alle attivita di Socialismo Liberale italiano.

 

E’ in cantiere una rivista omonima del movimento, di carattere storico e politico, col proposito di approfondire i valori della tradizione liberale socialista e l'analisi dei problemi della politica attuale, nonchè di informare sull'at­tivitá dell' Associazione.

 

RECAPlTO DELLA SEGRETERIA PROVVISORIA DI 'SOCIALlSMO LllBERALE ITAllANO:

 

Via Appia Lato Napoli, 245/B - 04023 – FORMIA (LT)